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Venerdì, 21 Giugno 2024
CASO ASSANGE

Assange, l'appello a Obama: "Basta caccia alle streghe"

Julian Assange, il fondatore di Wikileaks, ha parlato dal balcone della rappresentanza diplomatica dell'Ecuador a Londra, dove si è rifugiato

 

LONDRA - Continua la "telenovela diplomatica" che coinvolge il fondatore di Wikileaks, la Gran Bretagna, l'Ecuador e la Svezia. Nessun blitz, nessun colpo di scena, nessun annuncio clamoroso: atteso lungamente e con trepidazione da centinaia di sostenitori riuniti davanti all'ambasciata dell'Ecuador a Londra, Julian Assange si è affacciato al balcone delle sede diplomatica attorno alle 15 di domenica pomeriggio, accolto da un boato di applausi e grida. Ma il suo intervento non ha spostato di una virgola l'impasse in cui si è avvitata la vicenda del fondatore di Wikileaks.

PARLA ASSANGE: GUARDA IL VIDEO 

Nel suo primo discorso pubblico da quando si è rifugiato nell'ambasciata il 19 giugno scorso, Assange, che ha ottenuto asilo diplomatico dal governo di Quito, si è limitato a poche parole, prima di ringraziamento verso tutti coloro che lo hanno aiutato, poi di accusa nei confronti di quelli che lo perseguono. Pochi minuti prima, il suo avvocato, l'ex giudice spagnolo Baltasar Garzon, aveva annunciato un'azione legale a tutela dei diritti di Wikileaks, senza confermare le voci su una disponibilità di Assange a consegnarsi alla Svezia, dietro garanzia assoluta di non essere mai trasferito negli Stati Uniti.
 
LE PAROLE DI ASSANGE - "Sono qui, oggi, perché non posso essere laggiù, assieme a voi", ha esordito il fondatore di Wikileaks. "Ringrazio il presidente dell'Ecuador Rafael Correa, il governo e il ministro degli Esteri che hanno difeso il diritto internazionale. Ringrazio il popolo ecuadoriano e anche la famiglia dell'ambasciatrice che hanno subito minacce per avermi accolto qui". Assange ha poi ringraziato "il popolo degli Stati Uniti, del Regno Unito, della Svezia e britannico" e "tutti coloro che mi hanno sostenuto anche se i loro governi non mi hanno sostenuto. La giustizia un giorno vincerà". Poi si è rivolto alla sua famiglia e ai suoi figli "perdonatemi" e ha assicurato loro che "presto saremo di nuovo insieme".
 
L'APPELLO AGLI USA - Ripreso in diretta dalle televisioni di mezzo mondo, Julian Assange ha invitato gli Stati Uniti a "mettere fine alla caccia alle streghe" nei suoi confronti, nei confronti di Wikileaks e di tutti i giornalisti, citando anche il New York Times. Si è rivolto al presidente Barack Obama, esortandolo a "fare ciò che è giusto fare: mettere fine alla caccia alle streghe". Infine ha lanciato un accorato appello affinché il soldato americano Bradley Manning, "un esempio per tutti noi", accusato dagli Usa di essere la talpa che ha trafugato e passato a Wikileaks le informazioni segrete militari e diplomatiche americane, venga liberato al più presto.

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