Sabato, 24 Luglio 2021
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Ghouta, l'assedio "dimenticato" in Siria: 200mila bambini intrappolati e malnutriti

Almeno 400mila persone, la metà delle quali bambini, sono intrappolate nell'area rurale a est di Damasco, sotto assedio da metà del 2013. Quasi nessun convoglio di aiuti umanitari è riuscito a entrare nella zona. Allarme dell'Unicef: è crisi umanitaria

Un bambino vicino a un veicolo del World Food Program ad Al-Nishabieh, in Siria (ANSA - EPA/Mohammed Badra)

La violenza, lo scarso accesso umanitario e i prezzi del cibo alle stelle stanno aggravando la malnutrizione tra i bambini nella parte orientale di Ghouta (Siria), sotto assedio. Circa 400.000 persone – la metà delle quali è stato stimato sono bambini – sono intrappolate nell’area, sotto assedio da metà del 2013. Il Ghouta, area rurale a est della capitale, è una delle ultime roccaforti di alcuni gruppi ribelli.

L'assedio "dimenticato" del Ghouta

E' inoltre una delle numerose zone dette di ‘de-escalation’ (distensione della situazione bellica) della Siria occidentale, dove la Russia ha negoziato accordi per attenuare i combattimenti tra i ribelli e il governo del presidente Bashar al-Assad. Le forze di Assad assediano la regione da più di quattro anni e la zona, che risente della protratta situazione bellica, sta soffrendo una crisi umanitaria. 

Secondo una recente indagine condotta ad inizio novembre su 27 località nell’area orientale di Ghouta, l’11,9% dei bambini sotto i 5 anni soffrono di malnutrizione acuta – il più alto tasso registrato in Siria dall’inizio del conflitto, iniziato circa sette anni fa. Uno studio simile, realizzato a gennaio di quest’anno, ha mostrato che il 2,1% dei bambini sopravvissuti a Ghouta orientale soffriva di malnutrizione acuta.

Bambini malnutriti e prezzi del cibo alle stelle

Oltre un terzo dei bambini dell’indagine soffre di rallentamenti della crescita, che aumenta i rischi di ritardi nello sviluppo, di contrarre malattie e di morire. I tassi di malnutrizione acuta tra i bambini molto piccoli sono tra i più alti. Madri di bambini con meno di due anni, secondo quanto riportato, hanno ridotto o interrotto l’allattamento a causa della loro scarsa nutrizione e della costante violenza.

La rapida crescita dei prezzi del cibo di base e degli utensili per cucinare hanno reso per la maggior parte delle persone molto difficile preparare un pasto. Il prezzo di una porzione minima di pane costa 85 volte di più a Ghouta orientale che a Damasco - che si trova a soli 15 chilometri di distanza. Ad agosto, il pane costava 24 volte di più a Ghouta orientale che a Damasco. Oggi, una bombola di gas a Ghouta orientale costa 300 dollari rispetto ai 44 nella capitale.

"Interrompere l'assedio"

“I bambini a Ghouta orientale vivono in condizioni estremamente difficili. L’assedio deve essere interrotto per garantire subito l’assistenza salva vita di cui hanno bisogno,” ha dichiarato Geert Cappelaere, Direttore regionale UNICEF per il Medio Oriente e il Nord Africa. “Questo sensibile incremento della malnutrizione – se fossero necessarie ulteriori prove – conferma che l’acuirsi delle violenze e l’assedio hanno rovinato la salute dei bambini.”

L’accesso dei bambini ai servizi per la salute e la nutrizione è gravemente ristretto a causa degli intensi combattimenti a Ghouta orientale. L’assedio ha permesso a pochi, se non a nessun convoglio di aiuti di entrare nella zona limitando la distribuzione di supplementi nutrizionali essenziali per i bambini e le madri che allattano. “I bambini sono i primi a soffrire per le terribili conseguenze dell’assedio. L’UNICEF chiede un accesso umanitario senza impedimenti, incondizionato e sostenuto ai bambini in Siria, non importa dove essi trovino,” ha continuato Cappelaere.

La lettera aperta dei civili di Ghouta

Un mese fa i civili di Ghouta con una lettera aperta indirizzata al segretario generale delle Nazioni Unite, ai capi di Stato e di governo in tutto il mondo, ai responsabili delle organizzazioni umanitarie di tutto il mondo, raccontavano l'orrore in cui vivono da anni.

"Siamo i civili della Ghouta Orientale, periferia di Damasco, Siria. Stiamo soffrendo. Siamo parallazzati dall’assedio che da quattro anni è stato inflitto a tutte le nostre città, villaggi e quartieri, dal regime di Assad e dalle milizie settarie, che ha reclutato dall’Iran, dall’Iraq, dal Libano e dall’Afghanistan. Queste forze ci hanno negato l’accesso a tutti i mezzi per vivere. L’assedio è stato diretto e consentito da Assad e dalla Russia, che hanno utilizzato e stanno tutt'ora utilizzando tutti i tipi di armi" si legge nella lettera.

"Assad non ha esitato a scatenare persino le armi chimiche contro di noi, sotto gli occhi della comunità internazionale. Adesso siamo – civili – soggetti alla fame, alla malattia e alla scarsità dei servizi di base. Ciò si aggiunge al fatto che tutti stiamo affrontando la morte imminente a causa degli aerei, delle bombe e dei bombardieri di Assad. Basta dire che dodici persone sono morte nel mese scorso, otto di loro bambini, a causa della scarsità di cibo e di farmaci. Ci sono anche cinquecento pazienti malati di cancro che non hanno prospettiva di recupero a causa dell’assedio disumano e ingiusto".

"L’intero mondo - scrivono i civili dell'area rurale a est di Dmasco - sa che il popolo siriano non ha commesso alcun reato, eccetto quello di aver chiesto la libertà dalla tirannia. Noi – come tutti gli altri popoli di tutto il mondo – abbiamo il diritto di sognare la dignità e il rispetto dei diritti umani e respingere l’ingiustizia e la brutalità. La risposta di Assad alle nostre richieste è stata quella di metterci a confronto costante con la morte e la distruzione, di rendere la Siria un terreno di allevamento per gruppi terroristici in tutto il mondo. Oggi questo regime ci infligge un brutale assedio con l’obbiettivo di costringerci ad accettare una delle due opzioni: o di quella di arrenderci, e questo significherebbe che saremmo costretti a lasciare le nostre città e villaggi e saremmo così sradicati dalle nostre case, o quella di accettare l’assedio continuo, il che significa che ci troveremo di fronte a una morte lenta".

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