Giovedì, 23 Settembre 2021
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Mille soldati italiani in Iraq nella morsa dell'attacco Usa all'Iran

C'è preoccupazione per l'escalation di tensioni tra Stati Uniti e Iran dopo l'uccisione del generale Soleimani. In Iraq vi sono 926 soldati italiani impegnati nell'operazione 'Prima Parthica' ma anche tanti civili che operano nel paese mediorientale

Membri delle milizie sciite mobilitati a Baghdad. FOTO EPA/MURTAJA LATEEF

Dopo il raid Usa e l'uccisione del generale iraniano Qassem Soleimani, cresce la preoccupazione per gli italiani - militari e civili - impegnati in Iraq. Sono circa mille gli uomini dell'esercito che si trovano nel paese Mediorientale nell'ambito della missione internazionale 'Inherent Resolve' per il contrasto ai miliziani dello Stato Islamico.

A quanto si apprende da fonti dello Stato Maggiore della Difesa, non è cambiato nulla nella missione che vede 926 i militari italiani impegnati nell'operazione 'Prima Parthica': tutto procede come definito dal mandato.

I compiti del contingente italiano nell'operazione 'Prima Parthica', iniziata il 14 ottobre 2014, sono:

  • contribuire con personale qualificato agli staff dei comandi della coalizione;
  • attività air-to air refueling a favore degli assetti aerei della coalizione;
  • ricognizione e sorveglianza con velivoli e aerei a pilotaggio remoto;
  • addestramento delle forze di sicurezza curde ed irachene.

Iraq in fiamme per lo scontro tra Iran e Usa

Mentre decine di migliaia di persone sono scese in piazza a Teheran per denunciare i "crimini" statunitensi e scandendo slogan come "Morte all'America", in Iraq la tensione è palpabile. Nel discorso di condanna dell'uccisione del generale Qassem Soleimani, l'ayatollah Seyyed Ali Khamenei dichiarando tre giorni di lutto nazionale, ha promesso ''vendetta''.

Come è iniziato il "conflitto" per il controllo dell'Iraq

Se l'intento di Trump era quello di suscitare una reazione anti-iraniana da parte della popolazione sunnita irachena, il rischio è quello di alimentare nuove tensioni tra le fazioni che si sono spartiti il potere nel Dopo-Saddam.

Subito dopo l'uccisione del generale Soleimani il leader sciita Al Amiri ha chiesto alle truppe straniere di lasciare il paese mentre lo stesso presidente Salih ha definito l'aggressione statunitense una "minaccia la pace".

raid usa in iran-2

Dopo il raid contro i leader delle milizie sciite (nell'attentato statunitense oltre al capo delle forze speciali dei Pasdaran sono rimasti infatti anche uccisi esponenti delle milizie Hezbollah e irachene) il ministero degli esteri italiano ha espresso la propria forte preoccupazione per i possibili sviluppi. Se gli Stati Uniti hanno chiesto ai proprio concittadini di lasciare il Paese, l'Italia per ora tiene un atteggiamento prudente. 

"L'Italia lancia un forte appello perché si agisca con moderazione e responsabilità, mantenendo aperti canali di dialogo, evitando atti che possono avere gravi conseguenze sull'intera regione - si legge in una nota della Farnesina - Nessuno sforzo deve essere risparmiato per assicurare la de-escalation e la stabilità. Nuovi focolai di tensione non sono nell'interesse di nessuno e rischiano di essere terreno fertile per il terrorismo e l'estremismo violento".

Tensioni che, oltre ad avere ripercussioni sul prezzo del petrolio per i timori legati ad un possibile blocco della produzione in caso di conflitto, toccano anche molti civili italiani che si trovano nel paese mediorientale avviato da anni in un lungo processo di stabilizzazione.

Iraq, paura per gli italiani in Medioriente

L'agenzia di stampa Adnkronos è riuscita a mettersi in contatto con Sicim spa, una società italiana di costruzioni di strutture e tubazioni per l'industria petrolifera che lavora per le multinazionali dell'olein-gas ed è presente in Iraq da circa 8 anni. "Pur nella situazione di incertezza non abbiamo dato nessun ordine di evacuazione, né al momento pensiamo di darlo" spiegano all'Adn. 

"Siamo presenti su tre aree, abbastanza vicine tra loro, intorno a Bassora, quindi al sud, una zona prevalentemente sciita e relativamente tranquilla. E' una zona petrolifera ed è molto protetta."

Dall'azienda fanno sapere che ''a parte alcune manifestazioni, che ci sono state nell'ultimo periodo e che hanno bloccato le strade di accesso per arrivare ai nostri posti di lavoro, non abbiamo riscontrato problematiche. Abbiamo anche un servizio di Security nostro e certamente teniamo alta l'attenzione. In ogni caso la nostra gente evita di andare in giro in questo periodo"

"Qualche tempo fa - raccontano dalla Sicim - c'erano delle grosse dimostrazioni a Bassora, erano stati assaltati degli uffici governativi la cosa si stava facendo più seria ed eravamo pronti ad attivare la procedura di evacuazione per spostare i dipendenti espatriati ma poi non è stato necessario. Ora speriamo che anche adesso non sia necessario".

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