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Mercoledì, 24 Aprile 2024
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Avere le mestruazioni a Gaza è un incubo

Gli assorbenti sono difficilissimi da trovare, spesso prodotti nella Striscia e di qualità scadente, e le donne devono condividere il bagno con centinaia di persone. E gli antidolorifici sono impossibili da avere

Dopo quasi cinque mesi dall'inizio della guerra a Gaza la situazione umanitaria è sempre più tremenda. La maggior parte della popolazione che ancora è intrappolata nella Striscia soffre la fame, ha scarso accesso all'acqua potabile ma anche ai servizi igienici di base o all'energia elettrica. E per le donne il conflitto ha portato un ulteriore orrore: anche avere il ciclo è diventato un problema di non poco conto. "I bombardamenti israeliani e lo sfollamento hanno creato un'immensa quantità di stress, ma vivere le mestruazioni in queste circostanze sembra un tipo di guerra completamente diverso", ha raccontato la 17enne Mona al giornale britannico The Guardian.

"Nel luogo in cui ci siamo rifugiati, c'è un solo bagno condiviso da uomini, donne e bambini. Quando ho il ciclo mestruale mi sento in imbarazzo ad aspettare in fila e questo mi provoca disagio fisico e mentale", ha spiegato la ragazza che non può più procurarsi assorbenti, né ha alcun modo per alleviare i dolori che spesso le causano il ciclo, non avendo a disposizione medicine, ma non potendo nemmeno prepararsi un tè caldo. Come riporta il quotidiano britannico, che ha dedicato al fenomeno un reportage, le Nazioni Unite stimano che quasi 700mila donne e ragazze a Gaza abbiano cicli mestruali, che cercano di gestire in una situazione in cui hanno pochissima privacy, una quasi totale mancanza di assorbenti ma anche di servizi igienici e acqua pulita.

Nei sovraffollati rifugi gestiti dall'Unrwa, l'agenzia per i palestinesi dell'Onu, in media c'è solo un bagno ogni 486 persone. Gli assorbenti sono così difficili da trovare che una ragazza rifugiata in una scuola dell'agenzia ha raccontato alla testata di essersi ridotta a lavare quelli usati per poterli riutilizzare, anche se il loro utilizzo poi le causava irritazioni, ma non aveva altre opzioni. Tra i pochi aiuti che arrivano nella Striscia ci sono prodotti sanitari per donne, alcuni vengono prodotti anche in loco, ma spesso sono di qualità talmente scadente che alcune donne preferiscono fare ricorso a pezzi di stoffa strappati.

La 27enne Sarah, viveva in Egitto ma stava visitando le zie nel nord di Gaza quando è iniziata la guerra ed è rimasta intrappolata. "Ho lottato per ottenere degli assorbenti igienici e mi sono sentita profondamente umiliata per non essere riuscita a procurarmeli", ha raccontato. Ora si trova a Rafah, dove è fuggita insieme a oltre un milione di persone, vive in una tenda e non ha neanche i servizi igienici di base. "L'arrivo delle mestruazioni è diventato un incubo per me. Devo condividere il bagno con più di 100 donne e bambini. Non ci sono assorbenti o antidolorifici disponibili nelle farmacie e tutti i supermercati qui sono chiusi perché hanno esaurito la merce".

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