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Giovedì, 22 Febbraio 2024
Terremoto / Siria

La bimba nata sotto le macerie: "Si chiama Aya, vuol dire miracolo"

Era ancora attaccata al cordone ombelicale. In tanti si stanno facendo avanti per adottarla. La piccola ha perso tutto, non solo sua madre, ma anche suo padre e i quattro fratelli. Più di 20mila morti nel terremoto in Siria e Turchia

La sua storia sta facendo il giro del mondo: un raggio di sole in un oceano di disperazione. "Non volevamo più che venisse chiamata la neonata nelle macerie, così abbiamo deciso di darle un nome. Si chiama Aya, che in arabo significa 'miracolo, segno di Dio'": lo dice uno zio del padre, unico parente rimasto in vita della famiglia della piccola.

Il miracolo di Aya

Aya è stata salvata miracolosamente a Jandairis, in Siria, dopo il terremoto di magnitudo 7.8 che lunedì scorso ha colpito la Turchia e la Siria. Più di 20.000 persone sono rimaste uccise, ma le Nazioni Unite avvertono che l'entità del disastro non è ancora chiara. Il numero delle vittime del sisma ha superato i 18.400 morti causati dal terremoto che nel 2011, al largo di Fukushima, in Giappone, innescò uno tsunami e le circa 18.000 persone che morirono in un terremoto vicino alla capitale turca, Istanbul, nel 1999.

I soccorritori stanno ancora cercando tra le macerie i sopravvissuti, ma le speranze stanno svanendo a quasi 100 ore da quando si sono verificate le scosse. Le condizioni meteo, freddo e gelo, minacciano la vita di migliaia di sopravvissuti che ora sono senza riparo, acqua e cibo. Il presidente turco Erdogan ha definito il sisma "il disastro del secolo". 

La storia di Aya, neonata trovata viva sotto le macerie ancora attaccata al cordone ombelicale della madre, nel nord-ovest della Siria, ha commosso milioni di persone. In tanti si stanno facendo avanti per adottarla: la piccola ha perso tutto, non solo sua madre, ma anche suo padre e tutti e quattro i fratelli.  Il direttore dell'ospedale di Afrin Khalid Attiah, dove è stata ricoverata subito dopo il ritrovamento, ha ricevuto decine di chiamate da tutto il mondo con offerte per prendersi cura di lei. Per ora il dottore, che ha una figlia di quattro mesi più grande di Aya, ha detto: "Non permetterò a nessuno di adottarla ora. Fino al ritorno dei suoi parenti, la tratterò come una della mia famiglia". Sua moglie la sta allattando insieme al proprio figlio.

"È arrivata lunedì in pessime condizioni, aveva protuberanze, lividi, aveva freddo e respirava a malapena", ha detto Hani Marouf, il pediatra che si occupa di lei. Ora è in condizioni stabili. Aya ce la farà, migliora giorno dopo giorno. Un piccolo miracolo, ma non una situazione unica, ora. Saranno migliaia, infatti, gli orfani del terremoto.

C'è ancora vita sotto le macerie

Una bambina di 10 anni è stata trovata viva nelle scorse sotto le macerie di un palazzo nella provincia turca di Hatay dopo 90 ore. Lo hanno annunciato i vigili del fuoco di Antalya giovedì spiegando di essere riusciti ad estrarre la bambina "grazie a un meticoloso lavoro di 7 ore tra le macerie". 

In serata un bambino di 10 anni è stato estratto vivo dalle macerie a 90 ore dal crollo, ma per soccorrerlo è stato necessario amputargli un braccio. 

Un ragazzo di 17 anni è stato estratto vivo, e in gran parte illeso, da sotto le macerie di un edificio crollato dopo il terremoto nella città turca di Gaziantep.
Prima dell'alba i soccorritori hanno estratto Adnan Muhammed Korkut dal seminterrato dove era rimasto intrappolato da quando il terremoto ha distrutto tutto. Il ragazzo ha sorriso alla folla di amici e parenti che hanno cantato "Adnan", "Adnan", applaudendo e piangendo lacrime di gioia mentre veniva portato via.

Salvare i bambini: corsa contro il tempo

Con negli occhi le immagini strazianti di bambini estratti dalle macerie in Turchia e Siria dopo le devastanti scosse di terremoto dei giorni scorsi, Save the Children ha dichiarato che si sta rapidamente chiudendo la finestra temporale per portare rifugi, forniture mediche, acqua e cibo nelle aree più colpite per salvare vite umane. Il bilancio delle vittime dei due terremoti di lunedì continua drammaticamente a salire in entrambi i Paesi, con migliaia di feriti. I primi giorni dopo un disastro naturale sono fondamentali e il tempo per salvare i sopravvissuti, in particolare i bambini che sono i più vulnerabili alle gelide temperature, in queste ore sta scadendo.

Si stima che i terremoti abbiano colpito in tutto circa 23 milioni di persone, molte delle quali sono proprio bambini. I sopravvissuti in Turchia e in Siria hanno urgente bisogno di aiuti umanitari come cibo, ripari, coperte e acqua pulita. Anche la necessità di servizi igienico-sanitari nei rifugi temporanei è sempre più prioritaria, poiché senza acqua corrente e latrine si diffonderanno rapidamente malattie particolarmente letali per i bambini, sottolinea l`Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine e garantire loro un futuro. I bambini corrono anche il rischio di essere separati dalle loro famiglie, il che li espone al pericolo di sfruttamento e abusi. Tenere unite le famiglie, in crisi di questa portata, è fondamentale per la sicurezza, la protezione e il benessere di bambine e bambini.

La situazione nel Nord-Ovest della Siria è incredibilmente sconfortante. I terremoti hanno colpito aree in cui i bambini e le loro famiglie stavano già affrontando enormi sofferenze, molti di loro erano sfollati a causa di 12 anni di conflitto, vivevano nei campi ed erano già dipendenti dagli aiuti umanitari per soddisfare i loro bisogni essenziali. "Anche prima del terremoto, la vita nei campi era difficile e le persone dipendevano dall'assistenza umanitaria per sopravvivere. Quest'inverno è stato molto freddo e le tende offrono poco conforto contro il cattivo tempo. I nostri partner locali ci dicono che il terremoto ha trasformato una situazione terribile, in una ancora più insopportabile: senza sostegno le persone non possono sfamare i propri figli. Hanno urgente bisogno di aiuto" ha sottolineato Kathryn Achilles, Direttrice Advocacy, Media e Comunicazione di Save the Children in Siria.

Come possiamo aiutare le vittime del terremoto in Turchia e Siria

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