Lunedì, 21 Giugno 2021
Immigrazione / Marocco

Marocco, stesi sulla spiaggia "per non dimenticare" il piccolo Aylan

Decine di persone hanno partecipato, ieri, a un simbolico flash mob sulla spiaggia di Rabat: riversi sul bagnasciuga, visto contro la sabbia, hanno denunciato il ruolo "delle dittature" nell'aver trasformato "il Mediterraneo in una barriera mortale"

RABAT (MAROCCO) - Corpi riversi sulla spiaggia, per ricordare il piccolo Aylan: ieri a Rabat una trentina di persone si sono stese sul bagnasciuga, il viso contro la sabbia, in omaggio alla memoria del bimbo curdo di tre anni morto la settimana scorsa al largo di Bodrum, Turchia, e diventato simbolo del dramma dei migranti.

LA T-SHIRT ROSSA - Indossando una t-shirt rossa, molti in bermuda blu, proprio come Aylan nel suo tragico viaggio, i partecipanti all'azione organizzata da alcuni artisti e giornalisti locali hanno imitato la posizione in cui è stato ritrovato il corpo del bambino senza vita. L'idea, ha spiegato uno dei promotori, Rashid el-Belghiti, è di venire qui a dire che "il Mediterraneo deve restare uno spazio di condivisione e di scambi, non una barriera per le vittime delle dittature".

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EMERGENZA A LESBO - Trentamila migranti si trovano al momento sulle isole greche, di questi 20.000 solo a Lesbo, punto di approdo prioritario per la sua vicinanza alla Turchia. I nuovi dati sull'emergenza greca arrivano dall'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati (Unhcr). Tra quattro e cinquemila migranti sono sull'isola di Kos, ha precisato la portavoce Melissa Fleming, registrando "un netto aumento di queste cifre" con "alcune migliaia di arrivi ogni giorno".

BILD SENZA FOTO - La Bild è uscita in edicola senza foto di copertina. E questo per dimostrare l'importanza delle immagini, dopo il dibattito sulla opportunità di pubblicare lo scatto che ha raccontato al mondo intero la morte del piccolo Aylan sulla spiaggia turca.

Le foto svegliano delle emozioni dentro di noi. Ci mostrano momenti belli ma anche crudeli. Ci fanno partecipare ai sentimenti degli altri. Oggi, per dimostrare tutto questo, rinunciamo alle foto.

LE GERMANIA APRE LE PORTE - Il ministro delle Finanze della Germania Wolfgang Schaeuble non ha voluto fare cifre sui costi supplementari che derivano dall'ondata di profughi e immigrati, ma ha chiarito che in ogni caso verranno coperti senza accumulare altro debito pubblico. "Non dobbiamo lasciare il conto da pagare alle prossime generazioni", ha affermato durante un dibattito al Bundestag sul piano di Bilancio 2016. In generale "non ha senso ora fare speculazioni su quale sarà il costo finale". Ma "data la nostra forte economia, abbiamo forti entrare fiscali, i tassi di interesse restano bassi e questo vale per le autorità federali e locali. Abbiamo un certo margine con cui possiamo gestire i principali compiti che fronteggiamo". Una convinzione di forza ed autonomia condivisa anche dal vice-cancelliere e ministro dell'Economia Sigmar Gabriel: "Penso che certamente noi possiamo gestire una cifra nell'ordine di mezzo milione (di profughi l'anno, ndr.) nel corso di diversi anni, forse anche più", ha dichiarato l'esponente social-democratico in un'intervista al canale pubblico ZDF. Quest'anno la Germania prevede di ricevere 800mila domande di asilo, quattro volte in più rispetto al 2014. Gabriel ha stimato impossibile reggere un tale ritmo, ma ha sostenuto che Berlino può permettersi uno sforzo in più rispetto ad altri stati membri dell'Ue, "perchè siamo economicamente un Paese forte".

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