Domenica, 28 Febbraio 2021
Migranti

Migranti, la strage silenziosa dei bambini: "700 morti in mare nel 2015"

Dall’inizio del 2015 sono morti oltre 700 bambini nel Mediterraneo, dice la Fondazione Migrantes. L’accusa contro “l'Europa che trova risorse per bombardare” ma non “per salvare vittime innocenti”

Ancora una tragedia nel Mediterraneo e ancora una volta tra le vittime ci sono bambini, annegati a largo dell’isola egea di Farmakonissi. Nel giorno del nuovo, drammatico naufragio, arriva la denuncia della Fondazione Migrantes: dall’inizio dell’anno sono stati oltre 700 i bambini morti nel Mediterraneo. Una “strage silenziosa”, che in un anno ha visto raddoppiare il numero dei morti: da 1600 nel 2014 a 3200 nel 2015. 

"L'Europa che trova sempre risorse per bombardare, non trova risorse per salvare vittime innocenti. L'operazione europea Triton non ha saputo rafforzare il salvataggio in mare delle vite umane rispetto all'operazione italiana Mare Nostrum, una vergogna che pesa sulla coscienza europea”, accusa monsignor Gian Carlo Perego, direttore generale della Fondazione Migrantes. “L’Europa sembra ora - a fronte della minaccia terroristica - giustificare i muri e la chiusura delle frontiere, oltre che il disimpegno nel creare canali umanitari che avrebbero potuto oltre che salvare vite umane, combattere il traffico degli esseri umani, una delle risorse del terrorismo”.

Monsignor Perego denuncia anche il sistema dell’accoglienza nel nostro Paese, che “sembra affidarsi ancora una volta a centri chiusi, gli 'hotspots', come dimostra il Centro di accoglienza di Lampedusa: più di 20mila persone arrivate al porto e trasferite nel Centro, chiuso ad ogni ingresso e uscite”. Il direttore della Migrantes punta il dito: “La paura insieme alla convenienza sembra far ritornare indietro di anni il cammino di protezione internazionale costruito in Europa”.

Dall’altro lato, però, “continua invece l'accoglienza dei richiedenti asilo e protezione internazionale che, dopo l'appello di Papa Francesco del 6 settembre scorso, è cresciuta nelle strutture ecclesiali, nelle parrocchie e nelle famiglie”, aggiunge Perego, che parla di “un'accoglienza diffusa, costruita insieme, senza conflittualità”, una “accoglienza intelligente che aiuta anche a conoscere volti e storie di sofferenza e a costruire, in questo tempo di Avvento, percorsi e progetti di cooperazione internazionale”, grazie a una Chiesa che “costruisce un gesto concreto, che supera pregiudizi e contrapposizioni ideologiche, che accompagna le persone, nella prospettiva di una 'cultura dell'incontro' che sola rigenera le nostre città”.

Anche Unicef Italia fa eco alla denuncia della Migrantes.Il mar Egeo oggi, come le nostre coste fino a ieri, sta diventando la tomba di troppi bambini. Non possiamo più permetterlo”, tuona il portavoce del Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia, Andrea Iacomini, commentando la strage di Farmakonissi. Da Unicef Italia arriva poi l’appello “a tutti i vertici politici e istituzionali d'Europa e del nostro Paese in nome del Giubileo della Misericordia iniziato ieri” affinché si ponga fine “a questa ecatombe”, a questo “scempio senza precedenti”. L’unica speranza per i 232 milioni di bambini costretti a vivere in zone e regioni coinvolti nei conflitti armati, con circa 250mila bambini-soldati, è arrivare in Europa. “Gli stiamo togliendo anche questa”, chiosa Iacomini.

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