Martedì, 23 Luglio 2024
dentro la notizia

Cos'è questa storia della base cinese a Cuba per spiare gli Stati Uniti

Dopo le rivelazioni giornalistiche, Pechino e L'Avana hanno negato la notizia e la Repubblica popolare ha sfruttato il caso per puntare il dito contro Washington

Cuba potrebbe ospitare una base militare cinese, che permetterebbe all’intelligence di Pechino di intercettare le comunicazioni statunitensi. La notizia, rilevata qualche giorno fa dal Wall Street Journal citando fonti anonime dell'intelligence statunitense, arriva in un momento in cui Washington e Pechino stanno tentando un avvicinamento diplomatico, dopo il gelo caduto sulla diplomazia dei due paesi a seguito del caso del presunto pallone spia cinese, che sorvolava lo spazio aereo degli Stati Uniti, abbattuto dalle forze militari statunitensi. Le rivelazioni della testata statunitense rischiano di mettere in discussione nuovamente il viaggio del Segretario di stato Antony Blinken, atteso a Pechino nei prossimi giorni, dopo la visita "congelata" lo scorso febbraio per evitare che l'incidente del pallone spia dominasse i suoi previsti incontri con i vertici cinesi. 

Il pallone-spia cinese ha raccolto immagini di siti militari americani

Tra accuse incrociate e smentite, il caso della presunta presenza di una base militare della Repubblica popolare sull'isola, che fu protagonista di uno degli episodi più preoccupanti della Guerra Fredda (quando nel 1962 Mosca installò missili atomici di lunga gittata, che minacciavano gran parte del territorio degli Stati Uniti), potrebbe innescare nuove tensioni tra Washington e Pechino. 

L'apertura di una base spia in cambio di miliardi di dollari

Per capire cosa sta accadendo tra Pechino, Washington e L'Avana è necessario riavvolgere il nastro a qualche giorno fa. Secondo le fonti anonime consultate dal Wall Street Journal, l'isola guidata da Miguel Díaz-Canel avrebbe siglato un accordo segreto con la Repubblica popolare per la costruzione sul suo territorio di un stazione spia cinese a circa 160 chilometri dalla Florida. La base permetterebbe all’intelligence cinese di intercettare le comunicazioni elettroniche (come e-mail, telefonate, trasmissioni satellitari) sulla costa sudorientale degli Stati Uniti, dove si trovano molte strutture militari americane, e di monitorare il traffico navale statunitense.

Ma non si tratta di un assegno in bianco. La Cina avrebbe accettato di versare a Cuba diversi miliardi di dollari in cambio dell'apertura della base. Entrambi i paesi hanno però negato la notizia e Pechino ha sfruttato il caso per puntare il dito contro Washington, tanto che l'ambasciatore cinese a Cuba ha scritto su Twitter che gli Stati Uniti spiano nel mondo più della Cina e quindi non dovrebbe dar lezioni. "Gli Stati Uniti dovrebbero riflettere su se stessi e smettere di interferire negli affari interni di Cuba sotto la bandiera della libertà, della democrazia e dei diritti umani", ha replicato invece il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Wang Wenbin, a una domanda posta da un giornalista.

Un caso che divide (di nuovo) il Congresso americano

Accuse riprese dalla stampa cinese, che fagocita una polemica utile a rafforzare l'opposizione dei repubblicani americani all'amministrazione di Joe Biden. Il presidente della commissione intelligence del Senato Mark Warner, un democratico, e il vicepresidente Marco Rubio, un repubblicano, hanno rilasciato una dichiarazione in cui esprimono preoccupazione per le indiscrezioni sulla presunta base cinese a Cuba.

"Siamo profondamente turbati dalle notizie secondo cui L'Avana e Pechino stanno lavorando insieme per prendere di mira gli Stati Uniti e il nostro popolo. Gli Stati Uniti devono rispondere ai continui e sfacciati attacchi della Cina alla sicurezza della nostra nazione. Esortiamo l'amministrazione Biden ad adottare misure per prevenire questa grave minaccia alla nostra sicurezza e sovranità nazionale", hanno scritto in una nota Rubio e Warner.

I falchi presenti al Congresso statunitense sembrano voler minare le intenzioni dell'amministrazione Biden di evitare un'ulteriore frattura tra Washington e Pechino. Ogni volta che gli Stati Uniti tentano di avvicinarsi alla Cina, infatti, arriva sempre qualche rivelazione di "fonte anonime" che annulla tutti i tentativi di dialogo: era accaduto con la presunta vendita di armi cinesi alla Russia da impiegare nella guerra in Ucraina e con il caso dei palloni aerostatici; ora, invece, riguarda la base militare a Cuba.

Il caso dei palloni spia è nato da un errore?

Il caso era già noto dal 2019?

Non che le rivelazioni però non abbiano fondamento. Una prima risposta è arrivata dal portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale John Kirby, che ha cercato di minimizzare le analisi dei media: "Ho letto i resoconti della stampa. Non sono accurati", ha detto alla Msnbc, aggiungendo però che l'amministrazione Biden è preoccupata sin dal primo giorno del suo insediamento dalle attività di spionaggio cinesi "nel nostro emisfero e in tutto il mondo".

Quindi, la Casa Bianca era già a conoscenza dei tentativi della Cina di ampliare il suo raggio di monitoraggio. Perché già dal 2019, quando allo studio ovale della Casa Bianca sedeva Donald Trump, la Cina avrebbe aperto una base di spionaggio sull'isola caraibica. "Un fatto ben documentato nei registri dell'intelligence statunitense", avrebbe detto un'altra fonte dell'amministrazione Biden al Wall Street Journal. È una faccenda ereditata dall'ex presidenza Trump, avrebbe invece affermato il portavoce del Consiglio di sicurezza nazionale allontanando così ogni responsabilità dall'attuale amministrazione. A conferma di quanto la politica estera statunitense sia strettamente legata a quella interna.

Perché la Cina usa i palloni aerostatici (e non i satelliti) per spiare gli Usa

Washington osserva attentamente le mosse di spionaggio del governo di Pechino, con il caso della base cinese nell'isola che alimenta le preoccupazioni circa i tentativi della Cina di aumentare significativamente la quantità e la qualità delle comunicazioni statunitensi a cui avrebbe accesso. L'amministrazione Biden ha una strategia per contrastare lo spionaggio cinese da una base a Cuba e in altri paesi, avrebbe dichiarato il Segretario di Stato Blinken, aggiungendo che la tattica sta dando buoni risultati. Un commento che rafforza la tesi di quanto le due superpotenze, il cui rapporto è ai minimi storici, si stiano spiando a vicenda.

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