Mercoledì, 17 Luglio 2024
Mondo Afghanistan

Biden vuole dare i soldi del popolo Afgano alle vittime dell'11 settembre

Gli Stati Uniti hanno congelato le riserve valutarie dell'Afghanistan ed il presidente Biden si accinge a destinarne una metà per le vittime dell'11 Settembre. Ma il popolo Afgano ha responsabilità nell'attacco alle torri gemelle?

Il Presidente americano è riuscito nel miracolo di riunire Talebani, Diaspora, ex membri del governo deposto e gente comune in un unico coro di indignazione.

L’indignazione è scaturita dalla proposta di dividere i fondi del deposto governo Afgano attualmente sequestrati negli USA, indirizzando 3.5 miliardi in un fondo fiduciario per l’assistenza umanitaria in Afghanistan, e tenendo gli altri 3.5 miliardi a disposizione per un potenziale risarcimento ai gruppi di vittime e famigliari degli attentati dell’11 settembre che hanno cause pendenti.

Fonti ufficiali della Casa Bianca hanno spiegato che il Presidente ha avviato il processo giudiziario per dividere il denaro allo scopo di consentire che parte di esso venga reso disponibile per alleviare i bisogni economici e umanitari dell’Afghanistan. Senza questo atto il fondo sarebbe rimasto “vincolato in tribunale per anni” a causa dei rinnovati tentativi da parte dei gruppi dei familiari delle persone decedute l’11 settembre di farsi risarcire dai Talebani.

Le azioni legali dopo l’11 settembre

La decisione di Biden è basata su fatti giudiziari che risalgono pochi giorni dopo l’attentato alle Torri Gemelle, quando un gruppo di famiglie ha intentato una causa contro una varietà di parti ritenute responsabili della morte dei loro cari, tra cui Osama Bin Laden, Al Qaeda, Arabia Saudita, Iran e i Talebani. Quando nessuno degli imputati si è presentato in tribunale per contestare le accuse, il giudice li ha giudicati colpevoli per default e nel 2012 ha assegnato ai querelanti l’importo -simbolico poiché non c’era modo di riscuoterlo all’epoca- di esattamente 7.045.632.402 $.

Vi sono state migliaia di cause intentante, ma solo quella nota con il nome di Havlish ha ottenuto una sentenza contro i Talebani, basata essenzialmente su prove come l’Ordine esecutivo di luglio 1999 in cui il Presidente Bill Clinton congelò i beni dei talebani a seguito di informazioni secondo le quali il gruppo concesse a Osama bin Laden e Al Qaeda di usare l’Afghanistan come un paradiso sicuro. L’ordine esecutivo ha avuto continuità sotto la presidenza Bush, che in seguito agli attacchi terroristici ha accusato i Talebani di aver sostenuto i terroristi in piena Sessione Congiunta del Congresso. Inoltre la stessa leadership Talebana ha ammesso di aver ospitato, sostenuto e lavorato di concerto con Osama bin Laden, leader di Al Qaeda

Al momento della sentenza del 2012 che li vede colpevoli, i Talebani non erano al potere, ma dopo aver preso ad agosto 2020 sia il controllo del Paese che della Banca Centrale Afghana (Da Afghanistan Bank), i querelanti hanno convinto un giudice di colpire il 13 settembre la Federal Reserve con un’ordinanza di esecuzione della sentenza sulla base che i Talebani -Alias l’Emirato islamico dell’Afghanistan”- ora “rivendicano la proprietà e il controllo di tutte le proprietà” appartenenti al precedente governo. E quindi la sentenza “può ora essere esecutiva contro tutti i beni appartenenti al governo dell’Afghanistan”. Ciò include i beni detenuti dalla Federal Reserve “in nome, a beneficio o per conto della Da Afghanistan Bank”.

Di chi sono i soldi congelati?

Dal punto di vista del Diritto Internazionale, i 7 miliardi appartengono all’Afganistan ed al suo popolo e non ai Talebani. Essendo uno Stato sovrano ne ha il diritto ma l’impedimento legale sta nel mancato riconoscimento Internazionale del governo talebano, ed in mancanza di questo requisito non è chiaro chi sia legalmente autorizzato ad accedervi. L’atto di dividere i soldi e di vincolarli costituisce un pericoloso precedente, poiché seppure nel contesto il congelamento dei beni è comune nella storia recente, il disporre della ricchezza sovrana di un altro Stato non è cosa da poco. Con il congelamento dei beni della banca centrale Afghana, una parte dei risparmi dei privati che avevano un conto corrente nella loro banca locale è stata resa loro indisponibile, in un momento storico in cui l’inflazione è dilagante ed è vietato l’uso di valute estere.

In quanto paese la cui economia dipendeva al 75% dagli aiuti esteri per pagare gli stipendi degli impiegati pubblici, ministeriali, dei medici e degli insegnanti, le sanzioni hanno reso virtualmente impossibile per i governi esteri, le associazioni umanitarie e altri enti di beneficenza di continuare a sostenere il paese senza correre il rischio di violarle e/o rischiare danni reputazionali (è illegale avere scambi economici con associazioni terroristiche o individui soggetti a sanzioni personali), peggiorando o annientando quel poco che era stato realizzato negli ultimi 20 anni.

Le reazioni alla decisione di Biden

Mentre l’opinione pubblica afghana è compatta nella condanna, i vari gruppi di vittime dell’11 settembre sembrano lontani da un accordo su chi tra loro abbia un legittimo diritto a quei fondi. L’associazione 11 September Families for Peaceful Tomorrows, nata quando un piccolo gruppo di familiari delle vittime si sono accorte di avere in comune il fatto di non incolpare la popolazione afghana della loro tragedia, ha rilasciato una dichiarazione dove afferma che tutti i soldi dovrebbero andare a beneficio degli afghani e che non possono pensare a un tradimento peggiore del popolo Afghano che congelare i loro beni e dargli alle famiglie dell’11 settembre. Phyllis Rodriguez, che ha perso suo figlio 20 anni fa, ha riassunto il sentimento dell’associazione verso il fondo dicendo “oltre al danno la beffa”.

Molti esponenti della diaspora afghana si oppongono anche alla possibilità di far gestire il fondo degli aiuti umanitari alle organizzazioni umanitarie straniere, in quanto avendo queste enormi spese di gestione, pochi di quei soldi andranno dove servono. Thomas West, il Rappresentante Speciale degli Stati Uniti per l’Afghanistan in una conferenza tenutasi il 16 febbraio presso l’Istituto per la Pace degli Stati Uniti si è complimentato con i talebani per essere stati in grado di distribuire aiuti umanitari in luoghi che non erano mai stati raggiunti nei precedenti 20 anni.

Il movimento con leadership tutta femminile UNFREEZEAFGHANISTAN, nato dall’iniziativa di alcune attiviste afghane ed americane per chiedere la revoca delle sanzioni contro l’Afghanistan per via delle conseguenze sulla vita della popolazione, ha posto in luce implicazioni e prospettive allarmanti se il tribunale assegnerà quei soldi ai querelanti. Masuda Sultan, una delle fondatrici che nel 2001 ha perso ben 19 membri della sua famiglia in seguito ad un raid aereo americano, dopo aver ricordato che nessuno dei 19 dirottatori fosse di cittadinanza afghana, ha spiegato che una sentenza favorevole alla appropriazione dei fondi afghani dalle famiglie delle vittime potrebbe alimentare un forte sentimento anti americano e provocare una nuova ondata di terrorismo. I ragazzi, molti dei quali nati dopo l’11 settembre, per sfuggire alla povertà potrebbero essere facilmente reclutati dall’ISIS o provare ad emigrare in Europa, aggiungendosi all’ondata di rifugiati e migranti economici contro cui ormai l’Unione Europea ha sviluppato una lotta cronica.

All’inizio di questa settimana L’Emirato Islamico ha avvertito che se il Presidente Biden non abbandona la strada della rapina del denaro afgano, riconsidererà la sua politica nei confronti degli Stati Uniti, aggiungendo che molti afghani hanno perso la vita in seguito ai bombardamenti americani avvenuti anche durante cerimonie religiose, e che qualcuno dovrebbe pagare i danni anche a loro.

Ed in questo caso, come dargli torto?

Contributo a cura di  Laura Prisacariu - esperta in relazioni internazionali e tematiche Afgane

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