Lunedì, 21 Giugno 2021
Immigrazione / Canada

"Tornerò a Kobane per seppellire Aylan e Galip"

Il padre del bambino diventato simbolo del dramma dell'immigrazione ha comunicato la sua decisione alla sorella, che lo aspettava in Canada: "Volevo aiutarli, ma non ce l'ho fatta"

VANCOUVER (CANADA) - Si chiamava Aylan Kurdi, aveva tre anni e veniva da Kobane il bambino che ieri ha perso la vita in un naufragio al largo di Bodrum, Sud della Turchia, e la cui immagine fra le braccia di un soccorritore ha fatto il giro del mondo, emblema della tragedia dei migranti. Nel naufragio è morto anche il fratello di 5 anni, Galip, e la mamma Rehan. 

VERSO IL CANADA - La famiglia del bambino aveva fatto richiesta di asilo in Canada ma era stata respinta e per questa ragione avrebbe poi tentato il viaggio della speranza affidandosi alle mani dei trafficanti. Questo è quanto si legge in un'intervista rilasciata al Canadas National Post - citata dalla Bbc - dalla sorella, residente a Vancouver e che stava cercando di aiutarli a lasciare la città, allora assediata dai jihadisti dello Stato islamico. 

IL RACCONTO - Il padre del piccolo Aylan ha raccontato all'agenzia di stampa turca Dogan i drammatici momenti in cui Aylan, il fratellino di 5 anni e la mamma, sono annegati.

Tenevo la mano di mia moglie. Ma i miei figli mi sono scivolati dalle mani. Ho cercato di risalire sul gommone, ma era sgonfio. Era buio e tutti urlavano

"TORNERA' A KOBANE" - Il padre, Abdullah, voleva portare la famiglia in salvo, e dopo aver visto fallire a giugno la richiesta di asilo in Canada, aveva tentato la traversata per la via turca verso l'Europa. Adesso, riporta il giornale canadese Nation Post, il padre ha un unico desiderio: quello di tornare a Kobane con le salme della moglie e dei suoi due figli, seppellirli ed essere sepolto al loro fianco. "Mi ha chiamato questa mattina" (ieri mattina, ndr), ha raccontato al giornale canadese la sorella di Abdullah, Teema Kurdi, emigrata a Vancouver venti anni fa, "tutto quello che ha detto era che la moglie e i due figli erano morti". 

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"VOLEVO AIUTARLI" - "Stavo cercando di aiutarli, sponsorizzarli, avevo amici e vicini che hanno contribuito con la cauzione in banca, ma non siamo riusciti a farli uscire, per questo hanno deciso di salire su quella barca", ha raccontato la sorella. Tra Canada e Turchia c'è una sorta di disputa aperta sui rifugiati, che non di rado incontrano difficoltà nell'ottenere il visto di uscita o la registrazione presso l'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati. Difficoltà che riguardano soprattutto i curdi di Siria, come la famiglia di Aylan.

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