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Sabato, 15 Giugno 2024
La battaglia legale / Regno Unito

Bloccato il piano britannico per la deportazione dei migranti in Ruanda

Il Tribunale d'appello ha ribaltato la sentenza della Corte suprema, sostenendo che nel Paese c'è rischio di violazione dei diritti umani. Il governo annuncia un nuovo ricorso

Il piano britannico per inviare i migranti in centri di accoglienza in Ruanda è illegittimo. La Corte d'Appello di Londra ha ribaltato una sentenza favorevole dello scorso dicembre della Corte Suprema, dando un duro colpo al governo di Rishi Sunak che puntava sul provvedimento per ridurre il numero degli sbarchi sulle coste inglesi che sono in continuo aumento. "Anche se rispetto la Corte, sono fondamentalmente in disaccordo con le sue conclusioni", è stata la prima reazione di Sunak.

Il disegno di legge sull'immigrazione illegale, ora in fase di approvazione in Parlamento, prevede che tutti i richiedenti asilo che arrivano con "mezzi irregolari" possano essere trasferiti con la forza in Ruanda. In base a un accordo iniziale di 140 milioni di sterline (162 milioni di euro) stipulato lo scorso anno, il Regno Unito ha previsto di inviare decine di migliaia di richiedenti asilo che arrivano sulle sue coste a una distanza di 6.400 chilometri verso il Paese dell'Africa orientale, in attesa di una decisione sulla loro pratica.

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Il primo volo di deportazione verso il Ruanda era stato bloccato però un anno fa da una sentenza dell'ultimo minuto della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu), che ha imposto un'ingiunzione che impedisce qualsiasi deportazione fino alla conclusione dell'azione legale in Gran Bretagna. A dicembre, l'Alta Corte aveva stabilito che la politica era legittima, ma la decisione è stata impugnata da richiedenti asilo provenienti da diversi Paesi come Siria, Iraq e Iran, oltre che da organizzazioni per i diritti umani. La Corte d'appello ha stabilito ora che, a causa delle carenze del sistema di asilo ruandese, vi siano fondati motivi per ritenere che i richiedenti asilo sarebbero stati rimpatriati nei loro Paesi d'origine, dove avrebbero dovuto affrontare "persecuzioni o altri trattamenti inumani".

Ma il governo conservatore rigetta questa tesi. "Il Ruanda è un Paese sicuro. L'Alta Corte è d'accordo. L'Unhcr ha il proprio programma per i rifugiati libici in Ruanda. Ora chiederemo il permesso di appellarci contro questa decisione presso la Corte Suprema", ha annunciato Sunak. La Segretaria di Stato all'Interno, Suella Braverman, si è detta "delusa" dalla sentenza, aggiungendo che "il popolo britannico vuole fermare i barconi, e lo vuole anche questo governo. È quello che sono determinata a fare e non farò un passo indietro". La Corte ha ascoltato l'Unhcr, secondo cui il Ruanda ha un record di violazioni dei diritti umani nei confronti dei rifugiati all'interno dei suoi confini, tra cui il respingimento (l'allontanamento forzato verso Paesi in cui sono a rischio), le espulsioni e la detenzione arbitraria. L'agenzia per i rifugiati ha dichiarato che il ministero dell'Interno britannico non sarebbe in grado di garantire la sicurezza dei richiedenti asilo deportati nel Paese dell'Africa orientale.

Gli oppositori del piano hanno detto che il governo dovrebbe ora eliminarlo, con i liberaldemocratici che l'hanno definito "immorale, inefficace e incredibilmente costoso per i contribuenti" e un "progetto di vanità" per Braverman. Inviare i richiedenti asilo in Ruanda costerebbe in media 169mila sterline (196mila euro) a persona, ha spiegato il governo questa settimana. Gli oppositori affermano che si tratta solo di propaganda per ottenere sostegno politico e non di un'azione che risolverà i problemi di fondo.

I critici lamentano che attualmente non esistono vie legali per la maggior parte dei richiedenti asilo che fuggono da guerre o persecuzioni per richiedere lo status di rifugiato per entrare in Gran Bretagna, e sostengono che quindi molti vedono le pericolose traversate in barca della Manica come unica opzione. L'anno scorso, un numero record di 45.755 persone è arrivato in Inghilterra su piccole imbarcazioni, principalmente dalla Francia. Quest'anno ne sono arrivate più di 11mila, un tasso simile a quello della prima metà del 2022.

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