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Sabato, 22 Gennaio 2022
dal bahrain all'oman / Bahrain

La dura vita dei blogger del Golfo Persico

In Kuwait si sta addirittura discutendo una nuova legge che prevede la pena di morte per chi offende Allah e il suo profeta Maometto su blog o social network

Negli ultimi dodici mesi blogger e attivisti per i diritti umani che vivono nei paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (Ccg) hanno dovuto affrontare ostacoli sempre più alti per esercitare il loro diritto di raccontare quello che sta succedendo in quella parte di mondo così ricca (grazie al petrolio) e lanciata verso la modernità ma, allo stesso tempo, così ricca di contraddizioni.

In Kuwait pochi giorni fa Rashid Al Hajiri è stato condannato a due anni di carcere per aver offeso l'emiro e per aver inneggiato a manifestazioni di piazza. In Kuwait la situazione può tranquillamente essere definita drammatica; basti pensare che si sta discutendo una nuova legge che prevede la pena di morte per chi offende Allah e il suo profeta Maometto su blog o social network. La legge deve ancora essere ratificata.

Negli Emirati Arabi alcuni mesi fa è stato arrestato l'attivista piu giovane della storia del Paese, un blogger di soli 18 anni. Un mese prima, un decreto presidenziale stabiliva pene detentive fino a tre anni per chi crea, gestisce o commenta su applicazioni elettroniche che deridono o danneggiano la reputazione del Paese, delle sue istituzioni e dei suoi simboli.

Il paese più politicizzato dell'area del Golfo è però il Bahrein, scrive AnsaMed. Sunniti e sciiti sono entrati in rotta di collisione. Gli sciiti sfruttano il web per dare voce alla frustrazione dovuta al fatto di essere maggioranza nel paese senza avere adeguata rappresentazione né istituzionale né politica. Qui Abdel Hadi al Khawaja, attivista politico e blogger, uno dei promotori della sollevazione del febbraio-marzo 2011, è stato condannato all'ergastolo.

La figlia Zainab, attivista e blogger, in carcere come il padre, ha incominciato uno sciopero della fame e della sete dopo che gli è stata negata la possibilità di vedere i familiari. La ragazza è in gravi condizioni, rischierebbe il coma e l'arresto cardiaco: "La crudeltà è un marchio di fabbrica del regime di al-Khalifa, ma il coraggio di mio padre è incrollabile. La visita della famiglia è l'unica cosa che si aspetta quando si è in prigione. Io e mio padre non ci vedremo tra di noi né vedremo la nostra famiglia, ma la lotta per i nostri diritti continua", ha scritto Zainab in una lettera dalla prigione pubblicata sul New York Times.

Oasi di libertà nella regione sembra essere l'Oman. Nell'ultimo anno sono state decine gli attivisti arrestati per i loro interventi su siti e blog, ma il governo ha deciso di graziare tutti i blogger in carcere.

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