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Domenica, 29 Maggio 2022
Il caso / Cina

Il blogger cinese che sfida la censura per raccontare la guerra in Ucraina

Ogni giorno il 36enne racconta l'assedio delle truppe russe a Odessa

Un blogger cinese, residente da quattro anni nella città ucraina di Odessa dilaniata dalle bombe russe, è stato etichettato in Cina come “traditore”. Wang Jixian, 36enne programmatore informatico originario di Pechino, ha usato i social network cinesi per raccontare l’assedio russo. Il giovane ha postato i primi video il 24 febbraio (giorno dell’invasione russa in Ucraina) su Douyin, la versione di cinese di TikTok, per mostrare ai genitori che andava tutto bene, racconta la CNN.

Qualcosa è poi cambiato e Wang ha voluto utilizzare il potente mezzo per raccontare come vivono e resistono gli ucraini, dopo aver visto sul social media cinese video elogiativi delle truppe russe e dell’offensiva lanciata dal Cremlino.

Utilizzando anche YouTube e Weixin (la versione cinese di WeChat), il giovane cinese ha pubblicato video che offrono agli utenti cinesi una prospettiva sulla guerra in Ucraina diversa da quella proposta dai media ufficiali cinesi. I canali gestiti da Pechino, infatti, promuovono la disinformazione e la propaganda russa della presenza di nazisti in Ucraina.

“Sono Wang Jixian, questa è Odessa e io sono ancora vivo”: si aprono sempre così i suoi brevi video. Nei filmati girati di notte, con il suono di esplosioni e sirene in sottofondo, oppure per le strade della città, Wang mostra le atrocità commesse dalle truppe russe.

L'odio sui social

Ma con un video divenuto virale, la risposta degli utenti cinesi è cambiata. Il giovane davanti alla telecamera brandisce il suo passaporto cinese e dice: “Queste guardie ucraine non sono naziste, ma è gente comune, come noi”. La sua affermazione ha però generato una dura condanna degli utenti cinesi. "Non hai più bisogno del passaporto cinese, hai già dimenticato da quale paese vieni", commenta un utente su Douyin. “La posizione ufficiale del Paese dovrebbe essere la posizione di tutto il popolo cinese", si legge in un altro commento sul social cinese.  
Wang non comprende però le accuse di tradimento mosse dai suoi connazionali. Alcuni, pure, si spingono ad augurargli la morte. "Perché avete tanta paura che io possa parlare?"- dice in uno degli ultimi video -“Tutto quello che faccio è un appello affinché la gente rispetti la vita e ponga fine a questa guerra”.

Il blogger è stato contattato sui social da un conoscente, un membro dello staff dell’ambasciata cinese, che gli ha chiesto se la sua attività online fosse frutto di un accordo commerciale con qualche paese straniero. Wang, che ha negato di ricevere soldi per la realizzazione e pubblicazione delle sue clip, è stato accusato dal suo follower di promuovere una “linea contraria agli interessi nazionali”.

La censura cinese si mobilita

Il giovane cinese è finito anche nel mirino della censura cinese. I suoi video sono ancora presenti su Youtube – che è bloccato in Cina – ma la gran parte dei suoi filmati sui social network cinesi è stata oscurata: solo l'80% dei suoi video è su WeChat e meno del 20% su Douyin.
Dopo l’intervista rilasciata alla CNN, i suoi account sui social media cinesi sono stati bloccati, limitando così qualsiasi comunicazione con i suoi parenti e amici in Cina.

Wang non sa quali regole abbia infranto tanto da ricevere l’attenzione della macchina censoria cinese. In segno di protesta, lo scorso 7 marzo ha pubblicato un video su Youtube in cui compare con del nastro nero che forma una X sulla bocca.

Il giovane, nonostante la Cina abbia silenziato i suoi canali, continuerà a raccontare le atrocità commesse dalle truppe del Cremlino in Ucraina, paese da cui non vuole scappare. Nel video pubblicato oggi 25 marzo sul suo canale Youtube, che ha oltre 91mila iscritti, chiede in cinese ai suoi follower: “Noi cinesi cosa stiamo facendo in questo conflitto?”. La Cina, infatti, non ha mai condannato ufficialmente l'offensiva lanciata da Vladimir Putin e mantiene un'apparente posizione di neutralità.

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