Sabato, 27 Febbraio 2021
Elezioni Usa 2020 / Stati Uniti d'America

Come Trump può ancora prendersi la vittoria

Quali sono le reali possibilità che il Tycoon ha di rimanere alla Casa Bianca? Dal ricorso in Pennsylvania allo spauracchio della Corte Suprema Federale. Tutte le possibilità legali dei repubblicani

Esistono dei modi con i quali Donald Trump può ancora vincere le elezioni degli Stati Uniti o le sue sono solo elucubrazioni di chi non accetta la sconfitta? Dietro al suo diniego di riconoscere la vittoria di Joe Biden esiste una reale strategia oppure si tratta solo di un modo per cavalcare un'uscita di scena da “guerriero” che non perde mai? Le “speranze” di Trump sono in realtà legate allo stato della Pennsylvania e a un ricorso presentato lì dai rappresentanti dei repubblicani secondo i quali non sono state seguite le procedure esatte per scrutinio dei voti per corrispondenza. In realtà sono state intentate delle azioni legali in vari stati come Georgia, Arizona, Nevada, Michigan, Texas e Pennsylvania appunto.

La possibilità in Pennsylvania

Proprio quest'ultima però sembra essere quella più fondata o che ha almeno trovato dei riscontri dalla Corte suprema dello Stato. I legali del partito repubblicano avevano fatto ricorso alla Corte dello Stato per chiedere lo stop del conteggio dei voti arrivati per posta nel giorno dell'Election Day. In realtà la Corte ha accolto parzialmente la loro richiesta. Il giudice Samuel A. Alito ha imposto solo che vengano separati i voti arrivati per posta riguardanti il 3 novembre. Una decisione che in realtà è coerente con le linee guida imposte agli stati. Una circolare dello scorso 28 ottobre, infatti, imponeva alle commissioni elettorali dello Stato di separare i voti arrivati per posta. La contestazione mossa dai legali dei repubblicani hanno costretto il segretario di Stato della Pennsylvania, Kathy Boockvar di sigillare le schede ricevuto dopo le 20 del giorno dell'Election Day ed entro sabato prossimo dovrà fare “rapporto” alla Corte Suprema dello Stato. Questa questione procedurale è l'unica finora fondata posta sul tavolo dagli sconfitti che a partire da oggi hanno annunciato di perseguire tutte le opzioni legali possibili per verificare se siano state attuate le leggi elettorali vigenti in ogni singolo Stato. Si tratta di una questione procedurale, quindi, e non di brogli come dichiara dalle prime ore Trump.

L'ipotesi brogli 

La strada dei brogli, invece, dovrebbe seguire un iter molto più tortuoso e difficilissimo da seguire. L'asso nella manica dei repubblicani, come ampiamente previsto prima delle elezioni, è dato dal ricorso alla Corte Suprema Federale. Il massimo organo giurisdizionale americano è composto da sei membri conservatori e tre progressisti. Un vantaggio che i repubblicani sono intenzionati a sfruttare. Il problema è che però la strada per arrivare alla Corte Suprema Federale è tutt'altro che semplice. Per riuscire ad arrivare a essa infatti, la prova di un broglio dovrebbe essere dimostrata prima in un tribunale dello Stato. A quel punto poi bisognerebbe ricorrere alla Corte Suprema dello Stato e infine a quella Federale. Va specificato che, a differenza per esempio del sistema italiano, i ricorsi ai gradi successivi di giudizio negli Stati Uniti vengono difficilmente accolti.

Il ricorso alla Corte Suprema Federale

È quindi improbabile che si arrivi alla Corte Suprema Federale come successe durante la corsa elettorale tra George W. Bush e Al Gore nel 2000. Bisogna poi valutare un altro aspetto: la Corte Suprema non ha alcun interesse a entrare in una disputa politica che sta dividendo il Paese. Non ha alcun interesse a intervenire d'imperio e non riconoscere il risultato visto che la maggioranza dei giudici sono di estrazione repubblicana. Si trovano infatti nella doppia posizione di poter essere definiti di parte in caso di un verdetto favorevole ai repubblicani così come di essere additati come “traditori” nel caso di un verdetto sfavorevole. In entrambi i casi, un intervento della Corte Suprema minerebbe fortemente una delle istituzioni democratiche più importanti degli Stati Uniti.

Intanto Donald Trump nel weekend è andato per due volte a giocare a golf nel suo club in Virginia, per lui "un luogo di rifugio" ammettono dalla sua amministrazione. Un modo forse per sottrarsi alle pressioni che, secondo i media americani, alcuni membri della sua famiglia starebbero facendo sul presidente affinché accetti la sconfitta e riconosca l'elezione di Joe Biden, che continua intanto a ricevere auguri e congratulazioni da tutto il mondo. Anche quelle di alleati di ferro come Boris Johnson, Benjamin Netanyahu e persino la famiglia reale saudita. Dopo la Cnn, anche il sito Politico, nonostante le smentite arrivate nella giornata di ieri da fonti della Casa Bianca, insiste nel parlare di divisioni in seno al cerchio magico del presidente, con alcuni che lo stanno incoraggiando ad andare avanti con la battaglia legale, mentre altri lo esortano a rinunciare proprio per proteggere la sua consistente eredità politica. Una divisione che attraversa anche la famiglia Trump, con la moglie Melania ed il genero, e consigliere, Jared Kushner che starebbero chiedendogli di prendere in considerazione una exit strategy. Mentre i figli Donald jr ed Eric che continuano a combattere in prima linea, tweet dopo tweet di denuncia di presunti brogli.

Pesa poi come una pietra il silenzio delle ultime ore del vice presidente Mike Pence. "Dove diavolo è Pence?", ha scritto in una chat ieri pomeriggio un funzionario della campagna di Trump, notando che il vice presidente è sparito dopo l'unico tweet del 5 novembre in cui affermava che bisognava contare "ogni voto legale". Intanto, però nella campagna Trump ci si prepara alla battaglia e soprattutto si motivano le truppe se, come è stato rivelato, ieri all'arrivo al quartier generale lo staff ha trovato attaccate alle pareti le copie dei tweet di Trump e false prime pagine dei giornali per incoraggiarli a combattere. 

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