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Mercoledì, 17 Aprile 2024
il gelo / Cina

Il silenzio tra Bruxelles e Pechino si riflette sul commercio

Nel summit Ue-Cina di qualche mese fa le due parti si erano impegnate a mantenere aperto il canale del dialogo

Le speranze di una ripresa del dialogo tra Cina e Unione Europea sono sempre più lontane. Dopo diversi tentativi, i funzionari di Bruxelles sono ormai di fronte alla consapevolezza che Pechino sia poco collaborativa. 

Il silenzio tra Bruxelles e Cina

Stando a quanto scrive la testata di Hong Kong South China Morning Post che riporta fonti di Bruxelles, il gigante cinese sembra non rispondere alle richieste europee di fissare una data per i colloqui commerciali ed economici di alto livello, dopo il "disastroso" vertice bilaterale dello scorso 1° aprile. Nel summit Ue-Cina di qualche mese fa, infatti, le due parti si erano impegnate a mantenere aperto il canale del dialogo. 

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Lo scetticismo è quindi alto. Le fonti consultate dal SCMP si muovono a tentoni e hanno difficoltà a comprendere se la reticenza di Pechino sia il risultato del vertice fallimentare dello scorso 1° aprile o se il governo cinese è troppo occupato per la gestione interna dell’epidemia di coronavirus o per la preparazione del XX Congresso del Partito comunista cinese in programma il prossimo autunno (la data non è stata ancora ufficializzata). 

L’assenza di un dialogo bilaterale si riflette su un altro fattore che incrina ulteriormente le relazioni diplomatiche Ue-Cina. La Repubblica popolare cinese non ha un ambasciatore a Bruxelles da più di sei mesi, da quando Zhang Ming, è diventato lo scorso dicembre capo dell'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai. La missione cinese presso l'UE non ha risposto a una richiesta di informazioni su quando sarebbe stato nominato un nuovo ambasciatore e, fanno sapere fonti al SCMP, “fondamentalmente, a loro non importa".

Un freno alle pratiche commerciali scorrette

Bruxelles si trova con le mani legate. L’assenza di un dialogo bilaterale pone l’Unione europea a muoversi con incertezza e difficoltà nel procedimento presentato all'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) contro la Repubblica popolare cinese per le sue pratiche commerciali discriminatorie nei confronti della Lituania. La controversia è incentrata sulla decisione del piccolo paese baltico di aprire una sede diplomatica di Taiwan a Vilnius.

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Bruxelles nel frattempo corre ai ripari. L’Unione europea ha raggiunto un accordo per introdurre nuovi strumenti legislativi finalizzati a limitare le azioni delle aziende straniere sostenute dallo stato che acquisiscono società del blocco dei 27 (con un fatturato annuo di 500 milioni di euro) o che partecipano a gare d’appalto pubblico (superiori a 250 milioni di euro).

L’Unione Europea sta quindi muovendo i passi per serrare le pratiche commerciali scorrette di diversi paesi stranieri, in particolar modo della Cina. L'acquisizione o le offerte di appalto presentate da società straniere sovvenzionate dallo stato al di sopra di tali soglie attiverebbe quindi un'indagine dell’Ue.

Non una buona notizia per Pechino che, a questo punto, farebbe meglio a riprendere il dialogo con Bruxelles.

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