Domenica, 1 Agosto 2021
Immigrazione / Francia

Il tunnel della Manica preso d'assalto dagli immigrati

Solo nella notte tra domenica e lunedì sono stati 1.700 i tentativi di incursione nell'Eurotunnel. A Calais un poliziotto è rimasto ferito al volto durante un fitto lancio di pietre. Francia e Regno Unito chiedono aiuto all'Ue

CALAIS (FRANCIA) - Se Lampedusa è la terra d'attracco per il sogno europeo, Calais è oggi la porta verso la salvezza. Salvezza che, per molti migranti arrivati in Europa dall'Africa del nord, ha le sembianze del Big Ben di Londra. E' la capitale britannica, infatti, l'obiettivo finale di migliaia di immigrati che vivono rinchiusi negli "slum" di Calais

LA SITUAZIONE -  Sono stati circa 1.700 i tentativi di incursione fatti dai migranti la scorsa notte per entrare nel tunnel della Manica, a Calais, nel Nord della Francia, e un poliziotto è rimasto ferito al volto durante un lancio di pietre. Stando a quanto riferito oggi dalla polizia, mille di questi tentativi sono stati "respinti" dalle forze di sicurezza nei pressi del sito dell'Eurotunnel, mentre altri 700 sono stati "intercettati" all'interno del tunnel . 

"AIUTATECI " - Ieri, i ministri dell'Interno di Francia e Regno Unito hanno sollecitato i Paesi europei a collaborare per risolvere alla radice la crisi in atto a Calais, definita "una priorità sia a livello europeo che internazionale". A parlare sono francesi e britannici, ma le parole usate sembrano quelle pronunciate ormai da mesi dalle autorità italiane che chiedevano una maggior partecipazione europea alle operazioni di salvataggio e accoglienza sulle coste siciliane

CALAIS COME LAMPEDUSA - Solo quattro giorni fa, infatti Antoine Osbert, responsabile di una delle Ong francesi che cercano di dare un primo aiuto alle migliaia di migranti che vivono in un campo profughi che tutti chiamano "la giungla" in attesa del momento giusto per tentare di arrivare in qualche modo nel Regno Unito, definì l'imbocco del tunnel della Manica come "la nuova Lampedusa". Non solo per il problema immigrazione, ma per le (non) risposte fornite dalle autorità all'emergenza.

QUELL'INTERVISTA PROFETICA - Intervistato da El Mundo, il volontario denunciò, insieme agli altri responsabili delle quattro ong che lavorano a Calais, la mancanza di una risposta ed un intervento da parte del governo. Tra queste Solidarité Internacional: "Anche se non ha un riconoscimento ufficiale, noi lo consideriamo un campo profughi perché ci vive tanta gente senza diritti e senza accesso a servizi di base", afferma Celine Morin, responsabile della distribuzione degli aiuti. E così, dopo l'Italia, la Spagna e la Grecia, anche la Francia e l'Inghilterra si trovano a dover fare i conti con l'arrivo di migliaia di migranti in fuga dall'Africa e dal Medio Oriente.

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