Domenica, 29 Novembre 2020
Canada

Trump chiude i confini, il premier canadese: "I rifugiati sono i benvenuti da noi"

Trudeau su Twitter si rivolge "a chi fugge dalle persecuzioni, dal terrore e dalla guerra". E intanto l'Onu ha chiesto agli Stati Uniti di portare avanti la lunga tradizione di accoglienza senza fare distinzioni di razza, nazionalità o religione

Il premier canadese Justin Trudeau | Ansa

"A chi fugge dalle persecuzioni, dal terrore e dalla guerra, sappiate che i canadesi vi daranno il benvenuto, non importa quale sia la vostra fede. La diversità è la nostra forza #WelcomeToCanada". Così il primo ministro canadese Justin Trudeau risponde a Donald Trump, dopo l'ultimo ordine esecutivo firmato dal presidente americano per inasprire i criteri per entrare negli Stati Uniti per i rifugiati o i cittadini di sette Paesi a maggioranza islamica.

Il premier canadese ha anche postato una foto del 2015 in cui saluta una bambina siriano all'aeroporto di Toronto. Una portavoce del primo ministro, Kate Purchase, ha spiegato che Trudeau ha un messaggio per Trump: "Il premier non vede l'ora di esaminare con il presidente nel loro prossimo incontro i successi delle politiche del Canada sull'immigrazione e sui rifugiati". Quella di Trudeau non è però l'unica reazione internazionale alla decisione di Trump: dall'Onu all'Ue, dal premio Nobel Malala al presidente francese Hollande, in molti hanno contestato la decisione del neo presidente Usa.

L'Onu ha chiesto agli Stati Uniti di portare avanti la lunga tradizione di accoglienza senza fare distinzioni di razza, nazionalità o religione. L'appello è arrivato in una dichiarazione congiunta dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni e dell'Alto commissariato Onu per i rifugiati. Secondo Unhcr e Oim "i rifugiati dovrebbero ricevere uguale trattamento di protezione e assistenza, e opportunità di reinsediamento, a prescindere dalla loro religione, nazionalità o razza". Da Bruxelles, la Commissione Ue non commenta le ultime decisioni di Trump, ma una portavoce ricorda che il presidente Juncker ha più volte ripetuto che "l'Europa è e rimane aperta a chi scappa dai conflitti o dal terrorismo, indipendentemente dalla loro religione".


 

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