Giovedì, 21 Ottobre 2021
Coronavirus / Stati Uniti d'America

Covid, il cardinale scettico sui vaccini è positivo: "Pregate per me"

Il religioso ultraconservatore Raymond Leo Burke nel 2020 diceva: "Deve essere chiaro che la stessa vaccinazione non può essere imposta, in modo totalitario, ai cittadini"

Il cardinale statunitense Raymond Leo Burke, che in passato si era detto scettico nei confronti dei vaccini anti Covid, è risultato positivo al coronavirus ed è sotto cure mediche. "Sia lodato Gesù Cristo", scrive il porporato su Twitter. "Desidero informarvi che sono recentemente risultato positivo al cirus Covid-19. Grazie a Dio sto riposando comodamente e sto ricevendo cure mediche eccellenti. Pregate per me per favore mentre inizio la mia guarigione. Crediamo nella Divina provvidenza. Dio vi benedica".

Ieri si era diffusa sui social network la notizia che il porporato era positivo al Covid, ma la sorella del cardinale l'aveva smentita. Oggi la conferma. Burke è stato prefetto della Segnatura apostolica e risiede tuttora a Roma. Ultraconservatore, è tra i capofila dell'opposizione curiale a papa Francesco, oltre ad essere stato un entusiasta sostenitore dell'ex presidente statunitense Donald Trump.

In un incontro a Roma del maggio 2020, riportato dal sito tradizionalista Lifesitenews, esprimeva tutti i suoi dubbi nei confronti del vaccino anti-Covid: "Deve essere chiaro che la stessa vaccinazione non può essere imposta, in modo totalitario, ai cittadini", affermava Burke, che aveva anche citato la bizzarra opinione di alcuni presunti esperti secondo cui "una sorta di microchip che deve essere posto sotto la pelle di ogni persona, in modo che in qualsiasi momento possa essere controllata dallo Stato in merito alla salute e ad altre questioni che possiamo solo immaginare". Ad ogni modo, "deve essere chiaro che non è mai moralmente giustificato sviluppare vaccini tramite l'uso di linee cellulare di feti abortiti", una posizione smentita l'anno scorso dalla congregazione per la Dottrina della fede.

Dietro la produzione dei vaccini non esiste infatti alcun business dei feti abortiti e in nessun modo questi vengono richiesti dalla società per la fabbricazione dei vaccini anti-Covid19. Tutto infatti nasce dall'esistenza di linee cellulari umane derivate dalla donazione di un feto: è il caso della linea cellulare denominata MRC-5, un gruppo di cellule coltivate in laboratorio da un unico feto abortito nel 1966. Ma anche delle linee cellulari HEK 293 TREX derivate dalle cellule renali di un feto del 1973, ottenuto da un aborto terapeutico nei Paesi Bassi. Queste cellule possono moltiplicarsi ed essere distribuite nei laboratori, senza che vi sia necessità di provocare aborti. E le colture cellulari servono in fase pre-clinica per isolare il virus in modo da studiarlo, per ottenere vaccini e farmaci efficaci.

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