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Sabato, 2 Marzo 2024
La storia / Regno Unito

L'italiano espulso dal Regno Unito (nonostante un permesso): "Ho perso il lavoro, non merito questo trattamento"

Massimiliano Melargo, di rientro da una vacanza, è stato fermato a Gatwik e spedito a Venezia. Ha un documento temporaneo che gli consente di entrare e uscire dal Paese

Arrestato nella notte in aeroporto, separato dalla compagna ucraina e spedito dal Regno Unito sul primo aereo diretto a Venezia. Questa la vicenda denunciata da un uomo italiano, Massimiliano Melargo di 27 anni, allontanato dal Paese nonostante fosse in possesso di un certificato  del ministero degli Interni. Il documento stabiliva esplicitamente il suo diritto di viaggiare dentro e fuori dal Paese, mentre i funzionari britannici esaminavano la sua domanda. Il caso non sarebbe isolato. Avvocati del lavoro britannici denunciano il susseguirsi di queste decisioni arbitrarie da parte degli agenti di frontiera.

Trattato come un delinquente

Massimiliano Melargo aveva lasciato il Regno Unito per una vacanza in Finlandia. Nel momento in cui è stato fermato all'aeroporto di Gatwick a Londra, le autorità inizialmente gli avevano detto che sarebbe stato trasferito ad Helsinki. In un secondo momento è stato messo su un aereo diretto in Italia. Le forze di frontiera avrebbero agito, secondo gli avvocati di Melargo, in maniera contraria all'accordo tra l'Unione europea e il Regno Unito relativo ai cittadini dell'Ue che abitavano nel Paese prima della Brexit. "Non mi sento bene perché sono lontano dalla mia ragazza, ho perso il lavoro e perderò la cauzione del mio appartamento", ha detto al Guardian Melargo. "Sono un buon cittadino rispettoso della legge, onesto, certamente non meritevole del trattamento che mi è stato riservato essendo stato detenuto, trattato come un delinquente e allontanato.  Sto contribuendo pienamente all'economia e alla società del Paese", ha precisato il giovane. 

Partenza pre-Brexit

Melargo aveva vissuto nel Regno Unito già prima della Brexit e aveva presentato una domanda tardiva per rimanere nel Paese utilizzando il programma di risoluzione della Brexit istituito per milioni di cittadini dell'Unione europea che vivevano in Uk prima che si ritirasse dal blocco nel 2021. Melargo, che lavora come bartender nel settore alberghiero, aveva lasciato il Regno Unito sul finire del 2020 con l'intenzione di tornarci, al fine di garantire i suoi diritti, prima che il processo di separazione dall'Ue diventasse effettivo. A causa delle limitazioni ai viaggi connesse alla pandemia da Covid, non era stato però in grado di rientrare se non una volta che la Brexit si era ormai compiuta. A quel punto ha presentato una domanda tardiva nel gennaio 2023, che era stata respinta ma Melargo ha presentato immediatamente ricorso.

Il certificato che consente di viaggiare

A quel punto ha ricevuto un "certificato di richiesta" (Certificate of application - CoA) dal parte del ministero degli Interni britannico, che notifica a un futuro datore di lavoro o proprietario di casa il diritto di una persona di lavorare e affittare una proprietà in attesa di una decisione. Il documento afferma che la persona in attesa di una risposta dal ministero può viaggiare, uscendo e rientrando dal Paese. Sulla base di questo elemento il giovane denuncia di essere stato "rimosso illegalmente". "Il tuo certificato di domanda ti consente di viaggiare dentro e fuori dal Regno Unito in attesa di una decisione definitiva sulla tua domanda, anche durante qualsiasi appello", ha sostenuto Melargo. A riprova di ciò ha ricordato come in una precedente occasione in cui era tornato dalle vacanze non era stato fermato.

La risposta del ministero degli Interni

I funzionari di frontiera britannici sostengono di essersi basati su un paragrafo del documento in cui si afferma che a qualcuno "potrebbero anche essere richieste prove per dimostrare che eri residente nel Regno Unito entro il 31 dicembre 2020", come ad esempio un documento di assicurazione nazionale. In risposta al caso, il ministero degli Interni ha suggerito a coloro che viaggiano con un "certificato di richiesta" di portare con sé anche la prova di aver vissuto nel Paese prima della Brexit. Non tutti concordano però con questa interpretazione.

La denuncia di abusi

"Sembra che il ministero degli Interni stia oltrepassando i suoi poteri e consentendo alle forze di frontiera di giudicare anticipatamente il caso prima che l'appello sia concluso", ha affermato Luke Piper, avvocato del Work Rights Center e specialista delle cause che riguardano cittadini dell'Ue. "Questi ricorsi dovrebbero essere esaminati, elaborati e conclusi prima che possa essere presa una decisione sull'ingresso nel paese da parte delle forze di frontiera", ha aggiunto il legale. "Ciò che accade al confine sembra dipendere dall'ufficiale che ti vede quel giorno. Lo scopo principale del certificato è dimostrare che ci si trova in un processo di richiesta non concluso. In modo confuso dice ai destinatari che possono viaggiare, ma dice anche che non dovrebbero. È kafkiano", ha concluso Piper. 

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