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Giovedì, 9 Febbraio 2023
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Catalogna, il giorno più lungo: si va verso la dichiarazione unilaterale di indipendenza

Puigdemont e i suoi sono davvero pronti a giocarsi il tutto per tutto dichiarando - unilateralmente - l'indipendenza della regione? La sindaca di Barcellona, Ada Colau, è contraria. Alle 18 si riunisce il parlamento autonomo

È il giorno più lungo, il giorno della verità per la Catalogna e per la Spagna.

"Dichiarazione unilaterale d'indipendenza"

Nel pomeriggio si riunisce il parlamento autonomo catalano e l'ordine del giorno - vago al punto da consentire ogni possibile sviluppo - fa riferimento soltanto alla "situazione politica attuale". C'è attesa quindi per il discorso del presidente separatista Carles Puigdemont e la questione naturalmente è se Puigdemont e i suoi siano davvero pronti a giocarsi il tutto per tutto dichiarando - unilateralmente - l'indipendenza della regione.

L'avvertimento di Puigdemont: "Dialogo o indipendenza"

La mossa innescherebbe la reazione di Madrid - con la probabile attivazione dell'articolo 155 della costituzione, o addirittura con la dichiarazione dello stato di emergenza - ma potrebbe anche dividere e in modo molto profondo gli stessi catalani. Proprio nella serata di ieri la sindaca di Barcellona, Ada Colau ha rotto gli indugi e preso apertamente posizione contro una dichiarazione unilaterale di indipendenza della Catalogna dalla Spagna. 

Voci critiche in Catalogna

Le parole della Colau, espressione della coalizione di sinistra che guida la città, potrebbe avere un peso notevolissimo. "I risultati del referendum del primo ottobre - ha osservato ieri - non possono servire come fondamento per una proclamazione di indipendenza". E per quanto abbia poi invitato Madrid al dialogo (e al ritiro delle forze di polizia) è evidente che la sua presa di posizione non lascia grandi margini di incertezza.

Si spinge per una mediazione

Da qui alle 18 - orario previsto per la seduta del parlamento catalano - può ancora succedere di tutto. Appelli da forze politiche nazionali e internazionali, decisioni a livello economico e aziendale (ieri sera Abertis ad esempio ha annunciato il trasferimento della sua sede legale da Barcellona a Madrid) polemiche interne al fronte catalano e diktat o decisioni dal governo centrale. Carles Puigdemont, ieri, in mattinata, sembrava convinto: "Noi abbiamo aperto la porta alla mediazione, noi abbiamo detto di "sì" a tutte le possibilità di mediazione che ci sono state presentate. I giorni passano e se lo stato spagnolo non rispondesse in modo positivo, noi faremo quello per cui siamo qui".

La posizione del partito socialista

Una cosa è sicura, Puigdemont non può contare su grandi appoggi nel parlamento di Madrid. Ieri lo stesso capo dell'opposizione, il leader socialista spagnolo Pedro Sanchez si è rivolto al leader catalano invitandolo a "fermare le macchine". Se i catalani "Non dichiareranno unilateralmente l'indipendenza" ha detto Sanchez, "il Psoe sosterrà le giuste domande della Catalogna al parlamento nazionale di Madrid". Ma se i catalani proclameranno unlateralmente l'indipendenza, ha avvertito Sanchez, il partito socialista "sosterrà pienamente il governo". "Tendiamo la mano al dialogo - ha detto Sacnhez rivolto ai catalani - però appoggeremo la risposta dello stato di diritto a qualsiasi tentativo di alterare la convivenza tra gli spagnoli".

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