Sabato, 23 Ottobre 2021
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Rajoy contro i 'ribelli' catalani: “Destituirò Puigdemont e il suo governo”

Il primo ministro spagnolo ha chiesto al Senato l'autorizzazione a destituire la  Generalitat catalana, mentre la procura è pronta a procedere con l'incriminazione per 'ribellione', che prevede pene fino a 30 anni

La crisi spagnola non accenna ad affievolirsi, anzi, la giornata odierna vede in scena una vera e propria guerra tra due Parlamenti, quello catalano e quello di Madrid. Uno scontro tra titani che mette di fronte soprattutto le due personalità più rappresentative, il primo ministro Mariano Rajoy e il presidente catalano Carles Puigdemont

Rajoy, sul piede di guerra dal giorno del referendum, ha chiesto al Senato l’autorizzazione per destituire il presidente della Generalitat catalana: “Vi chiedo di autorizzare il governo ad adottare le seguenti decisioni. La prima: procedere alla destituzione del presidente della Generalitat di Catalogna, del vice presidente e dei membri del governo regionale”.  Oltre a  Puigdemont verrebbero destituiti anche il vicepresidente Oriol Junqueras e tutti i membri del Govern con i poteri straordinari che verranno concessi dalla camera alta. 

Tra le misure spiccano la destituzione in blocco del governo regionale e l’indizione di nuove elezioni regionali “il più presto possibile”, misure sulla cui costituzionalità peraltro esistono dubbi – così come non vi è alcuna certezza che il provvedimento, inedito nella storia della monarchia costituzionale, possa essere applicato facilmente sul terreno di fronte ad una possibile resistenza civile.

Dopo il premier sarà il turno dei rappresentanti degli altri partiti parlare pro e contro l’applicazione del provvedimento, che verrà poi sottoposto al voto dei senatori: dal momento che nella Camera alta il Pp ha la maggioranza assoluta, il risultato non è di fatto in discussione e l’unica incertezza riguarda l’adozione di possibili emendamenti.

Il principale, rimasto però fino ad ora uan semplice ipotesi, era quello difeso dai socialisti del Psoe che prevedeva la sospensione del 155 in cambio di elezioni regionali: la destra non ha però offerto alcuna garanzia in tal senso e ciò ha probabilmente convinto ieri la Generalitat – che in un primo momento aveva annunciato l’intenzione di andare alle urne il 20 dicembre prossimo – a tornare sui suoi passi.

Accusa di 'ribellione'

Secondo quanto riporta la stampa spagnola, la procura generale dello stato spagnolo è pronta a chiedere l'incriminazione per "ribellione" del presidente catalano se oggi sarà dichiarata la indipendenza della Catalogna. Tale incriminazione prevede pene fino a 30 anni di reclusione e potrebbe riguardare non soltanto  Puigdemont, ma anche il vicepresidente Oriol Junqueras.

Il 'temuto' articolo 155: cos'è e come funziona

Catalogna, Parlamento presenta dichiarazione di indipendenza

Junts pel Sì, la coalizione che rappresenta i partiti indipendentisti catalani, ha presentato per il voto del Parlamento regionale la risoluzione in cui si dichiara l’indipendenza e si attivano le leggi transitorie in vista di un processo costituente. La misura costituisce la risposta alla probabile approvazione – se non vi saranno novità dell’ultimo minuto – da parte del senato spagnolo dell’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione, che commissarierà di fatto il governo catalano.

Indipendentisti spaccati

Oltre alle ire di Rajoy, Puigdemont deve anche fare i conti con una spaccatura interna al fronte indipendentista: secondo un sondaggio il 74% dei suoi elettori è contrario ad andare alle urne, preferendo piuttosto la proclamazione della Repubblica con tutte le conseguenze che dovessero derivarne, fidando in una disobbedioenza ivile tale da rendere di fatto impraticabile l’applicazione del 155 e la revoca dell’autogoverno.

Di fronte a questa situazione Puigdemont – il cui partito Pdecat, elettoralmente, avrebbe peraltro tutto da perdere da delle nuove elezioni a favore dei soci di Erc – ha preferito delegare il Parlamento guadagnando in tal modo qualche ora in più per cercare un’ultima via di intesa con la mediazione di socialisti e nazionalisti baschi; salvo sorprese, lo scenario più probabile appare però al momento quello della DUI seguita a stretto giro di posta dal 155.

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