La Francia dice no ai certificati di verginità, ma i medici sono divisi: "Sbagliato vietarli"

Scoppia il caso dopo che il governo ha annunciato sanzioni ai sanitari che li rilasciano. Un appello su Liberation: "pratica barbara" ma in alcuni casi può proteggere i soggetti più fragili

In Francia la decisione di abolire il "certificato di verginità" e punire i medici che li rilasciano è diventato un caso. Il governo ha deciso di intervenire in tal senso per difendere la dignità e i diritti delle donne e per garantire la parità di genere, ma sul quotidiano Liberation è comparso l'appello firmato da un gruppo di medici che, pur dicendosi fortemente contrari alla pratica dei certificati di verginità, ritengono che in alcuni casi questi possano "proteggere" le ragazze da violenze e molestie.

"Siamo decisamente contrari ai test di verginità. È una pratica barbara, arretrata e totalmente sessista – scrivono i firmatari dell'appello – ma i medici nei loro studi non possono risolvere la questione della laicità, del separatismo o altri grandi temi sociali".

Certificato di verginità, l'appello dei medici su Liberation

Il certificato di verginità, ricordano, è "un documento che attesta la verginità di una donna, condizione essenziale da provare prima del matrimonio in alcune famiglie tradizionali di varie religioni monoteiste". Si trattata di una pratica "fortunatamente molto rara" e che riguarda un numero esiguo di pazienti.

"In un mondo ideale ci si dovrebbe ovviamente rifiutare di rilasciare tali certificati. Rifiutarli significa difendere la libertà delle donne e il loro diritto fondamentale di disporre del proprio corpo". Ma "nel mondo reale", spiegano i medici, "potremmo dover fornire un certificato a una giovane donna se ha bisogno di un documento in cui si afferma che è vergine in modo che smettano di molestarla, per salvarle la vita, per proteggerla perché indebolita, vulnerabile o minacciata nella sua integrità o dignità", affermano i medici, che si rifanno al giuramento di Ippocrate che li vincola a rispettare l'autonomia delle persone e proteggere chi si trova in una condizione di debolezza.

"Il più delle volte ci rifiutiamo di scrivere tali certificati e acconsentiamo ad essi solo se la situazione sembra presentare un pericolo reale. Quando la vittima è minorenne, a volte ci rivolgiamo al pubblico ministero per proteggerla", spiegano.

La Francia vieta i certificati di verginità, medici divisi

Dallo scorso autunno la Francia di Macron sta portando avanti una politica contro il separatismo religioso e la decisione di vietare i certificati di verginità rientra in questo disegno. Già nel 2018 l'Organizzazione mondiale della sanità ne aveva chiesto il bando, sostenendo – tra le altre cose – che le tecniche con cui viene condotto l'esame non possono provare che ci sia stato o meno un rapporto sessuale perché "l'imene (la membrana che si estende da un lato all'altro della vagina e comunque varia da donna a donna, ndr) non è un indicatore attendibile per stabilire lo status sessuale di una donna". L'esame prevede che chi lo effettua inserisca due dita nella vagina di una ragazza per verificare che l'imene sia intatto e non lacerato.

La posizione del governo si scontra con quella di alcuni medici, come si è visto, mentre altri sono d'accordo. Il quotidiano Le Monde ha riportato le opposte visioni di alcuni operatori sanitari sulla vicenda. "Sono casi estremamente rari ma esistono, con più o meno richieste secondo il luogo di esercizio, e si tratta essenzialmente di richieste di origine religiosa. Non c'è alcuna ragione di esigere che la donna arrivi vergine al matrimonio, sono pratiche di altri tempi, una violenza contro le donne che non deve più esistere", ha detto Joelle Belaisch-Allart, presidente del Collegio nazionale ginecologi e ostetrici. Per l'Associazione nazionale centri per l'interruzione di gravidanza e la contraccezione il governo "sbaglia obiettivo prendendosela con i professionisti della Sanità", perché "in ogni caso la richiesta di questo certificato è l'occasione di accogliere, valutare la situazione e discutere di queste pratiche con la donna. Questo spazio di parola è utile e deve rimanere possibile. Il divieto non farebbe che negare queste pratiche comunitarie senza farle scomparire".

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"Quando vedo che la donna che me lo chiede ha dei mezzi, che può cavarsela senza, rifiuto di emettere un certificato del genere. Le spiego, le parlo dei diritti delle donne, delle battaglie delle generazioni che l'hanno preceduta affinché le donne possano disporre del loro corpo. Ma in certi casi per le giovanissime soprattutto, la mia priorità è innanzitutto di proteggerle. E se la consegna di un certificato di verginità è l'unico modo, lo faccio e me ne prendo la responsabilità", ha spiegato Ghada Hatem, tra i firmatari dell'appello di Liberation, che ha creato la Casa delle donne di Saint-Denis, una delle banllieue più difficile di Parigi, per accogliere donne "vulnerabili o vittime di violenza.

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