Martedì, 3 Agosto 2021
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Charlie Hebdo, vignettista lascia la rivista: "Troppi morti"

Luz è stato l'autore delle controverse vignette su Maometto che hanno scatenato le ire degli islamisti radicali contro la rivista. Adesso ammette: "Lavorare a ogni numero è diventata una tortura perché gli altri non ci sono più"

Il suo vero nome è Renald Luzier ma tutti lo conoscono come Luz, o meglio come l'autore delle vignette sul profeta Maometto che scatenarono le ire degli estremisti islamici contro la rivista francese Charlie Hebdo. Lui ha dichiarato che a settembre lascerà quella rivista perché il suo lavoro è diventato “troppo pesante da sostenere” dopo la morte dei suoi colleghi, uccisi nell’attentato del 7 gennaio 2015 nella redazione del giornale a Parigi. Nell’attacco sono morte dodici persone, tra le quali i disegnatori Charb, Cabu, Wolinski, Tignous e Honoré.

"Non sarò più Charlie Hebdo ma sarò per sempre Charlie - ha dichiarato il vignettista in un'intervista a Libération - È una scelta molto difficile, ci è voluto del tempo. Ma riprendere il controllo di me stesso, ricostruirmi, è diventata una delle mie ossessioni". 

UNA STORIA "UMANA" - L’addio dell’autore della storica copertina dei "sopravvissuti", quella con la caricatura di Maometto e la scritta "Je suis Charlie", uscito appena una settimana dopo la strage dei fratelli Kouachi, coinciderà con il trasloco della redazione verso la sua nuova sede, dopo il lungo periodo di transizione passato in un ufficio di Libération.  

Quella di Luz è una storia umana, troppo umana. Aveva cominciato a lavorare per il settimanale satirico nel 1992: "Lavorare a ogni numero è diventata una tortura perché gli altri non ci sono più". Già qualche tempo fa la voce che Luz volesse lasciare il giornale girava nelle redazioni francesi ma adesso è stata confermata: "È tanto tempo che rifletto sulla mia partenza, dopo gli attentati abbiamo dovuto ricominciare presto, fare il numero verde. Poi, c’è stata la volontà collettiva di andare veloci. Anche se io avevo bisogno di tempo, ho seguito per solidarietà, per non lasciare gli altri da soli. Solo che a un certo punto, è stato un carico troppo pesante da portare". Lui stesso racconta a Libération che non dorme più, passa le notti a "convocare" i morti e a chiedersi che avrebbero fatto al suo posto i suoi colleghi: Charb, Cabu, Wolinski, Tignous, Honoré. O come sarebbe stato se ci fosse stato lui al loro posto. 

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