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Martedì, 5 Marzo 2024
Il personaggio / Turchia

Chi è il "Gandhi turco" che vuole spodestare Erdogan

L'opposizione ha trovato l'intesa su Kemal Kilicdaroglu, 72enne leader del centrosinistra che correrà per la presidenza del Paese

Lo chiamano il "Gandhi turco" per il suo fisico esile e lo stile umile che ne ha contraddistinto la lunga carriera politica. Niente a che vedere con l'atteggiamento da uomo forte del suo storico rivale, il presidente Recep Tayyip Erdogan. Eppure, dopo il fallito golpe che ha portato il leader turco a rafforzare la concentrazione di poteri nelle sue mani e a inasprire la stretta giudiziaria nei confronti dell'opposizione, Kemal Kilicdaroglu è stato uno dei pochi esponenti politici capaci di sfidare apertamente il "Sultano" e di sconfiggerlo sul campo, come successo a Instanbul e Ankara. Anche per questo, un variegato fronte di partiti ha deciso di coalizzarsi intorno a lui per scalzare Erdogan dai vertici del Paese, dopo un ventennio di dominio incontrastato.

Le umili origini 

Nato 74 anni fa in un villaggio isolato dell'Anatolia da una famiglia povera che afferma di discendere dal profeta Maometto, Kilicdaroglu ha raccontato spesso della sua infanzia di sacrifici, di quando andava a scuola a piedi nudi e con vestiti rattoppati. Proprio la scuola è stata lo strumento del suo riscatto sociale: diplomato con il massimo dei voti, ha studiato finanza all'università e una volta laureto è entrato nella pubblica amministrazione come ispettore fiscale, scaldando a poco a poco i ranghi fino a diventare uno dei più alti funzionari dello Stato. 

La carriera professionale è andata di pari passo con quella politica: nel 2002 viene eletto deputato nel collegio di Instanbul tra le fila del Chp, il Partito popolare repubblicano, principale forza di centronistra del Paese. Nel 2010, ne diventa il leader e da quel momento comincia la sua personale sfida a Erdogan, che lo ricambia chiamandolo "Bay Kemal" (signor Kemal), usando il termine "bay" tradizionalmente riservato agli stranieri. Un modo per sottolineare l'appartenza di Kilicdaroglu agli aleviti, minoranza di fede islamica che è stata vittima in passato di discriminazioni e massacri in Turchia e che viene considerata eretica dai sunniti ortodossi, il grande bacino elettorale di Erdogan. Gli aleviti osservano una forma di islam moderato, che professa la tolleranza verso tutte le religione e le etnie, e la parità tra uomini e donne. Il contrario della svolta ortodossa imposta da Erdogan negli ultimi anni per consolidare il suo potere.

La Tavola dei sei

Se eletto, Kilicdaroglu sarebbe il primo alevita a diventare presidente turco. Inoltre, provenendo da una regione a forte presenza curda, il leader del Chp viene visto come un potenziale pacificatore delle tensioni sempre più aspre tra il governo di Ankara e la minoranza curda in Turchia. Non a caso, l'Alleanza del lavoro e della libertà, coalizione di sei partiti filocurdi guidata dal Partito democratico del popolo (Hdp), di sinistra, ha fatto intendere che potrebbe appoggiare un fronte di opposizione a Erdogan solo con Kilicdaroglu al comando. La coalizione curda è accreditata tra il 10% e il 12% dei voti, un bottino che potrebbe risultare determinante per scalzare il Sultano dal trono.

Al netto dei curdi, Kilicdaroglu ha alle sue spalle una variegata coalizione di sei partiti, che vanno dal centrosinistra alla destra nazionalista. Secondo gli ultimi sondaggi, questa "Tavola dei sei", come è stata ribattezzata, potrebbe raggiungere il 40% dei consensi, in un testa a testa con l'Akp di Erdogan e il suo alleato di estrema destra, l'Mhp. Entrambi i partiti dell'attuale maggioranza sono dati in netto calo rispetto alle elezioni del 2018: le cause vanno cercate soprattutto nella grave inflazione che sta erodendo i redditi delle famiglie turche e che il governo non è riuscito finora a contrastare. “Questa è la mia battaglia per i tuoi diritti. I ricchi sono diventati più ricchi e i poveri più poveri", aveva detto Kilicdaroglu nell'aprile del 2022 dopo essersi rifiutato di pagare le bollette dell'elettricità per protesta contro il forte aumento dei prezzi.

Per Erdogan c'è poi lo scoglio del grave terremoto che ha colpito il Paese a inizio febbraio: il presidente è stato accusato da più parti non solo di non aver saputo gestire un'adeguata risposta all'emergenza, ma anche di aver favorito la speculazione edilizia a fronte del programma antisismico lanciato anni fa. Sullo sfondo, le accuse di corruzione al suo partito, a cui fa da contraltare l'immagine di onestà che Kilicdaroglu ha saputo costruirsi nel tempo. 

Convincere gli indecisi

Ma basterà tutto questo a porre fine al dominio del Sultano, che tra incarichi da premier e da presidente guida la Turchia dal 2003? Per diversi osservatori, il "Gandhi turco" pecca di eccessiva morbidezza, e le sue posizioni laiche rischiano di fare scarsa breccia nella maggioranza sunnita. Kilicdaroglu è consapevole dei suoi limiti, e negli ultimi anni ha cercato di farvi fronte. I suoi discorsi sono diventati più duri e forti, nel 2017, nel pieno della repressione post golpe che ha portato agli arresti (spesso controversi) di tantissimi leader politici dell'opposizione, l'ex funzionario statale ha mostrato i muscoli ponendosi alla testa di una marcia di 420 km tra Ankara e Istanbul per protestare contro il regime autoritario di Erdogan e i processi sommari. Per strizzare l'occhio agli alleati più conservatori, Kilicdaroglu ha anche ammorbidito le sue posizioni alavite, portando per esempio donne velate nel Chp. 

“La nostra tavola è quella della pace e della fraternità. Il nostro obiettivo principale è portare la Turchia a giorni prosperi, pacifici e gioiosi. Governeremo la Turchia attraverso la consultazione e il consenso”, ha detto dopo l'investitura da parte dell'opposizione. L'accordo tra i sei partiti prevede 12 punti, tra cui, forse il principale, ridare centralità al parlamento, ribaltando la deriva presidenzialista di Erdogan. Per quanto riguarda la politica estera, le speranze dell'Occidente sono di trovare in lui un leader capace di riportare la Turchia verso l'Europa. Kilicdaroglu adesso avrà poche settimane per convincere i 9 milioni di elettori ancora indecisi: le urne si apriranno il 14 maggio. 

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