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Domenica, 14 Aprile 2024
Ucraina

Chip dalla Cina e armi dalla Corea del Nord: la corsa di Putin per vincere la guerra

Mosca si rivolge agli alleati per avere i prodotti non più a sua disposizione a causa delle sanzioni occidentali. Dopo gli armamenti da Pyongyang ora emerge il canale di fornitura cinese per semiconduttori e tecnologie di base

Non è un segreto che la guerra in Ucraina stia durando più di quanto previsto dalla Russia all'inizio dell'invasione. Quella che Mosca insiste a chiamare “operazione militare speciale” mirava ad arrivare a Kiev in pochi giorni senza un uso massiccio di armamenti, ma soprattutto per mezzo della minaccia di usare l’artiglieria pesante. Il prolungarsi della guerra, unito alle sanzioni dell’Occidente, ha invece costretto il Cremlino a raschiare il barile della sua capacità tecnologica e a sfruttare al massimo i suoi arsenali militari. Un contesto che ha costretto Mosca a rivolgersi a due Stati alleati per avere più armi e microchip, rispettivamente la Corea del Nord e la Cina. 

Lo scoop del New York Times sulle armi acquistate dalla Russia al regime di Pyongyang ha ormai fatto il giro del mondo. La Russia - si legge sulla testata americana - sta infatti acquistando milioni di munizioni di artiglieria e razzi dalla Corea del Nord. A rendere nota la spesa militare russa verso lo Stato asiatico isolato dalla comunità internazionale sono fonti dell'intelligence americana che, a detta del New York Times, testimoniano che “le sanzioni globali hanno gravemente limitato le catene di approvvigionamento” dell’esercito russo “e costretto Mosca a rivolgersi a Stati paria per avere rifornimenti militari”. Dagli Usa non sono trapelate informazioni precise sugli armamenti acquistati, ma un funzionario statunitense ha garantito che, oltre ai razzi a corto raggio e alle munizioni di artiglieria, la Russia avrebbe cercato di acquistare ulteriori strumentazioni nordcoreane.

Un’altra testata Usa, il giornale online Politico, è invece entrata in possesso di un altro documento che proverebbe le difficoltà della Federazione Russa a reperire le tecnologie di base per continuare la guerra, a partire dai microchip. La testata americana ha pubblicato una sorta di ‘lista della spesa’ di prodotti che Mosca starebbe facendo fatica ad acquistare. La lista comprende semiconduttori, trasformatori, connettori, transistor e altri componenti, la maggior parte realizzati da aziende negli Stati Uniti, Germania, Paesi Bassi, Regno Unito, Taiwan e Giappone. Tutti Paesi che hanno bloccato le esportazioni militari verso la Russia, ora costretta a rivolgersi a Paesi intermediari da cui comprare i prodotti acquistati dagli Stati ‘ostili’ a Mosca. 

I sospetti su quale Paese stia rifornendo la Russia di materie prime tecnologiche necessarie a far funzionare i sistemi di lancio dei razzi o i caccia bombardieri ricadono sulla Cina, alleata storica di Mosca ma anche principale partner commerciale di diversi Stati occidentali. 

I controlli sul mercato dei chip sono quasi impossibili, ha spiegato Matthew Turpin, direttore del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti per la Cina dal 2018 al 2019. “Cina e Russia condividono un confine lungo 4.300 chilometri. Non c'è assolutamente modo di rilevare se quei chip vengano passati dalla Cina alla Russia”, ha aggiunto l’alto funzionario Usa.

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Per il momento, il governo Usa ha affermato di non avere elementi che Pechino stia fornendo tecnologie belliche o di base a Mosca. Ma il governo cinese ha affermato in diverse occasioni che non porrà limiti alle sue relazioni commerciali con la Russia nel contesto della guerra e diversi osservatori hanno fatto notare che non c'è quasi alcun modo per i governi occidentali di garantire che Pechino non fornisca Mosca di microchip.

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