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Sabato, 4 Febbraio 2023
Nuova preoccupazione / Cina

Tornano i tamponi anti Covid: quant’è reale il rischio Cina

L'atteso turismo dalla Cina nelle prossime settimane mette in allarme diversi paesi in tutto il mondo: si teme, infatti, che il flusso di viaggiatori da e verso la Cina possa rendere più probabile la circolazione del virus del mondo e causare l'emersione di nuove varianti di Covid-19. l'Italia impone il tampone obbligatorio

Lunghe code davanti agli ospedali, operatori sanitari in affanno e forni crematori al collasso. È uno scenario devastante quello che si vede negli ultimi giorni in Cina. Da quando il paese ha abbandonato in maniera non graduale la politica Zero Covid, c'è stata un'impennata di contagi, che sta mettendo in crisi il sistema sanitario nazionale e in allarme il mondo intero. Nonostante le stime di un milione di casi al giorno, è complicato sapere la reale portata dei contagi nel paese: il governo cinese ha infatti deciso di non comunicare più i dati giornalieri dei contagi.

Via libera al turismo da e verso la Cina

Una decisione che fa il paio con gli ulteriori allentamenti della politica Zero Covid, che per tre anni ha portato i cittadini cinesi a rigidi lockdown, quarantena in Covid center e test di massa anche con pochissimi contagi. Con il via libera della autorità cinesi all’eliminazione della quarantena per i viaggiatori che arriveranno in Cina dall'estero dal prossimo 8 gennaio, ci si aspetta che il turismo da e verso la Cina riprenda dopo che per tre anni il paese ha tenuto i confini semi chiusi.

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L'atteso turismo dalla Cina nelle prossime settimane mette in allarme diversi paesi in tutto il mondo: si teme, infatti, che il flusso di viaggiatori da e verso la Cina possa rendere più probabile la circolazione del virus del mondo e causare l'emersione di nuove varianti di Covid-19. Molti paesi vogliono correre ai ripari, adottando misure di prevenzione per chi arriva dalla Cina.

Misure di prevenzione per il controllo di nuove varianti

Dopo Taiwan, India, Giappone e Malesia, anche l'Italia ha adottato misure di sorveglianza e prevenzione per i viaggiatori in arrivo dal paese asiatico.

Ricostruiamo quanto successo. Prima, nei principali scali aeroportuali italiani, Roma Fiumicino e Milano Malpensa, sono stati introdotti tamponi (non obbligatori e a pagamento) per chi arriva dalla Cina. Nell'aeroporto romano, l'area test Covid doveva essere chiusa a fine anno. Ma visto l'evolversi della situazione in Cina e le nuove disposizioni regionali nell'area, che si trova agli arrivi del Terminal 3, si è deciso di mantenere attivo un presidio per controlli su specifiche destinazioni.

A spingere verso questa decisione è l'alta percentuale di positivi di viaggiatori: dei 120 passeggeri che viaggiavano sul volo Pechino-Malpensa atterrato nello scalo milanese alle 18.55 del 26 dicembre, 62 sono risultati positivi al covid, pari al 52%. Sull'altro volo arrivato a Milano da Pechino nel giorno di Santo Stefano, la percentuale di positivi è stata del 38% (35 su 92 passeggeri). 

Nelle ultime ore è poi arrivata l'ordinanza del ministero della Salute: il titolare del dicastero Schillaci ha deciso di disporre il tampone obbligatorio per tutti i passeggeri provenienti dalla Cina. L'allarme risuona anche in Europa. L'Istituto Spallanzani ha lanciato un appello a Bruxelles per un maggiore intervento per intercettare e prevenire la diffusione di nuove varianti. "Potenziamento della sorveglianza mediante test antigenici per chi proviene in particolare dalla Cina, e caratterizzazione molecolare con analisi di sequenza nei casi positivi. Sarebbe meglio se il coordinamento dei tamponi di sorveglianza avvenisse a livello europeo", si legge in un documento dell'Istituto Spallanzani. 

Mossi dal timore di una nuova ondata di contagi e di una mancanza di trasparenza dei dati comunicati dalla Cina, anche gli Stati Uniti potrebbero adottare nei prossimi giorni una simile misura di sorveglianza sanitaria.

Poca trasparenza per la comunicazione dei dati

I timori delle autorità sanitarie internazionali trovano giustificazione nel boom di casi e di decessi legati al Covid. Nelle ultime 48 ore, la Cina ha registrato tre nuovi morti, per un totale di 5242 morti dall'inizio della pandemia. Il vero bilancio è attualmente sconosciuto perché i funzionari hanno iniziato a registrare solo le morti direttamente riconducibili a polmonite e insufficienza respiratoria causate dal virus: non saranno registrati i decessi di pazienti che, per esempio, hanno avuto un infarto dopo essere stati infettati.

Ma la situazione potrebbe essere più complicata nel gigante asiatico. Secondo una stima della società britannica di dati sulla salute Airfinity, in Cina si stanno registrando più di un milione di contagi e 5 mila morti da Covid.

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Sono proprio le testimonianza degli operatori sanitari, in affanno e costretti a lavorare anche se risultano positivi, a confermare quanto tragica sia la situazione in Cina. Zhang Yuhua, un funzionario dell'ospedale Chaoyang di Pechino, ha raccontato al Guardian che i pazienti arrivati negli ultimi giorni sono principalmente persone anziane e con malattie pregresse. Ha detto che il numero di pazienti che ricevono cure di emergenza è aumentato a 450-550 al giorno, da circa 100 delle scorse settimane.

Le immagini pubblicate dal media statale China Daily mostrano code di pazienti per lo più anziani, alcuni che respirano con l'ossigeno e ricevono cure dal personale medico in tute bianche nell'unità di terapia intensiva dell'ospedale.

Anche Hong Kong si allinea alla Cina

Nonostante il timore per il boom di contagi, anche Hong Kong abbandona gran parte delle restrizioni anti-Covid: passa così da città con le restrizioni più dure al mondo, alla semi-libertà. Dalla giornata di domani 29 dicembre chi arriva in città non dovrà più sottoporsi al test molecolare obbligatorio. Anche il sistema del pass per i vaccini verrà abolito, resta invece la regola delle mascherine obbligatorie nei luoghi pubblici. E da domani è stop anche per la norma che limitava a 12 il numero di persone autorizzate a riunirsi all'aperto.

Il leader di Hong Kong John Lee ha citato gli alti tassi di vaccinazione come uno dei motivi per revocare le restrizioni: il 93% della popolazione ha ricevuto due vaccini, mentre oltre l'83% ne ha ricevuti tre. A differenza della Cina continentale, che ha sviluppato i propri vaccini, Hong Kong ha utilizzato anche i vaccini a mRNA che si sono dimostrati più efficaci.
 

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