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Giovedì, 23 Maggio 2024
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Così la Cina può infiammare la tensione tra Kosovo e Serbia

Pechino si schiera ancora una volta al fianco di Belgrado

Da Zvecan, un piccolo paese nel nord del Kosovo a pochissima distanza dal confine serbo, può partire un più ampio scontro diplomatico che, inevitabilmente, coinvolge anche la Cina. La situazione è divenuta tesa dopo che i sindaci di etnia albanese si sono insediati nell'area a maggioranza serba del Kosovo settentrionale, in seguito alle elezioni boicottate dai serbi. Il 29 maggio, più di 30 soldati della Kfor, la forza militare internazionale guidata dalla Nato, posti in difesa di tre municipi nel nord del paese, sono rimasti feriti nei violenti scontri con i manifestanti serbi. Tra loro ci sono 14 italiani, appartenenti al nono Reggimento alpini de L'Aquila. Tre hanno riportato ferite serie: ustioni per il lancio delle molotov e fratture. Non sono in pericolo di vita. 

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La situazione desta preoccupazione e il presidente della Serbia, Aleksandar Vucic, ha fissato il 30 maggio un incontro con tutti gli ambasciatori del Quintetto, gruppo costituito da Stati Uniti, Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna, oltre che con il capo dell'ufficio dell'Ue a Pristina. In programma, anche meeting separati con i rappresentanti di Finlandia, Russia e Cina. Proprio dalla Grande Muraglia viene prestata molta attenzione agli sviluppi in Kosovo e all'escalation della tensione tra i soldati della Nato e i manifestanti serbi. La Cina si schiera al fianco della Serbia, per "salvaguardare la sua sovranità e integrità territoriali", ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, sottolineando che il gigante asiatico esorta "la Nato a rispettare la sovranità e l'integrità territoriale dei Paesi interessati e a fare veramente cose che favoriscano la pace regionale".

Il braccio di ferro diplomatico

Perché questa presa di posizione di Pechino? Cina e Kosovo non hanno relazioni diplomatiche formali, dal momento che il gigante asiatico non riconosce il governo di Pristina (fa lo stesso anche la Russia). Facciamo un passo indietro. Dopo la guerra del 1998-99, il Kosovo ha proclamato nel 2008 la propria indipendenza, mai riconosciuta dalla Serbia, che ha sempre goduto del sostegno della Russia e della Cina. Prima del referendum che ha portato alla nascita del governo di Pristina, Pechino nutriva un interesse geopolitico per il Kosovo.

Ma qualcosa è cambiato nel 1999, quando l'ambasciata cinese a Belgrado finì sotto il tiro delle bombe delle forze degli Stati Uniti durante la Guerra del Kosovo. Una ferita ancora aperta per la Cina e che ha segnato i rapporti tra Pechino e Washington. Gli Stati Uniti hanno sempre sostenuto che il bombardamento sia avvenuto per errore, e che le cinque bombe di precisione sganciate da un bombardiere stealth statunitense B-2 fossero destinate a una vicina installazione industriale jugoslava. La Cina, però, non ha mai accettato tale giustificazione e ha sempre sostenuto che il bombardamento, che uccise tre cittadini cinesi e innescò vaste proteste anti-americane in Cina, sia stato deliberato. 

Nuovi scontri in Kosovo, la Serbia manda l'esercito al confine

Attualmente la posizione ufficiale della Cina è che rispetta l'integrità territoriale della Serbia, con i media statali cinesi che descrivono ancora il Kosovo come "una provincia autonoma" sotto la sovranità serba. Secondo l'analisi del German Law Journal, l'affermazione cinese si aggancia alla ormai nota politica estera cinese della non ingerenza negli affari degli altri paesi, e soprattutto agli interessi della Cina rispetto ai movimenti separatisti in Tibet, Xinjiang e Taiwan. A Pristina non resta che fare l'equilibrista tra Pechino e Taipei. Nonostante il governo taiwanese abbia riconosciuto la dichiarazione di indipendenza del Kosovo nel febbraio 2008, Pristina è stata riluttante ad avviare relazioni diplomatiche informali con l'esecutivo dell'isola, così come accaduto con il gigante cinese. 

L'amicizia di acciaio tra Belgrado e Pechino

A differenza della Russia, che in diverse occasioni ha sostenuto attivamente la Serbia nel fare pressioni su paesi terzi affinché ritirassero il riconoscimento del Kosovo, la Cina ha evitato di entrare direttamente nella questione. A Pechino basta un accordo siglato il 23 agosto del 2009 tra gli allora presidenti dei due paesi, Boris Tadic e Hu Jintao, che ha portato al via una cooperazione economica, tecnologica e infrastrutturale, successivamente rafforzata nel 2013. Da allora, Belgrado e Pechino presentano la cooperazione con toni trionfalistici e positivi, e i leader politici parlano di "fratellanza" e "amicizia d'acciaio", un'allusione all'acquisto da parte della Cina nel 2016 di un'acciaieria serba. 

Un manifesto del presidente cinese Xi Jinping a Belgrado, Serbia, 26 agosto, 2021 (LaPresse)

La Cina ha cercato di presentarsi come un investitore strategico, che non interferisce negli affari politici interni e disposto a chiudere gli occhi su alcuni aspetti come gli aiuti di Stato, la corruzione o le leggi sul lavoro. Il gigante asiatico ha così conquistato la simpatia dei leader politici serbi con prestiti da parte delle banche cinesi per finanziare progetti infrastrutturali nel paese dei Balcani occidentali.

La Serbia infatti appare sempre di più come uno snodo centrale nei Balcani della Nuova Via della Seta cinese, sia a livello infrastrutturale che politico. Grazie alla sua posizione geografica, il paese è il principale punto di accesso della Cina al mercato europeo, dove le aziende cinesi possono vendere i loro prodotti e generare enormi ricavi. I numeri danno idea della mole di investimenti cinesi nel paese dei Balcani occidentali. Secondo il Balkan Investigative Reporting Network (BIRN), nel periodo 2009-2021, gli investimenti cinesi in Serbia hanno raggiunto quota 10,3 miliardi di euro. Tuttavia, nonostante l'afflusso di capitali cinesi, l'Ue rimane il principale partner economico, con il 70% del totale degli investimenti esteri diretti e l'81% delle esportazioni (la Serbia è ancora in attesa di entrare nell'Ue nel 2012).

Cosa succede alla Via della Seta cinese con la guerra in Ucraina

Tra i molti progetti che Pechino sta portando avanti in Serbia, c'è la modernizzazione della ferrovia Belgrado-Budapest, in grado di collegare il porto del Pireo in Grecia con l’Europa centrale e occidentale; c'è anche la costruzione dell’autostrada E-763 che collegherà Belgrado con il Montenegro. Ma l'amicizia dell'acciaio è nata con la visita nel 2016 del presidente cinese Xi Jinping in Serbia, che ha portato la cinese Hesteel a rilevare l'acciaieria Smederevo, a pochi chilometri da Belgrado. La storia della Smederevo racconta il cambiamento dei rapporti diplomatici di Belgrado con le due superpotenze mondiali: acquistata nel 2003 dall'americana US Steel per 23 milioni di dollari, fu venduta al governo serbo nel 2012 al prezzo simbolico di un dollaro, per poi essere privatizzata dal colosso cinese.

Per il think tank Cepa, con base negli Stati Uniti, i vantaggi economici a breve termine dell'afflusso di capitale cinese sono indiscutibili, ma non si possono trascurare le potenziali conseguenze a lungo termine. Gli investimenti cinesi in Serbia sono stati per lo più in industrie orientate all'esportazione, il che significa che la maggior parte dei profitti va alle società cinesi e che il guadagno della Serbia resta quindi limitato. Sebbene il commercio sia triplicato dal 2005 al 2016, raggiungendo quasi 1,6 miliardi di dollari (1,5 miliardi di euro), il gigante asiatico ha esportato 1 miliardo di dollari di merci, mentre la Serbia è rimasta ferma a 1 milione di dollari. 

L'invio di aerei e missili alla Serbia

I tentacoli cinesi si stanno estendendo anche nel campo militare. A poche settimane dall'inizio della guerra in Ucraina, la Cina ha consegnato alla Serbia forniture militari regolari, una partita di missili terra-aria Hq-22. Gli armamenti sono arrivati all’aeroporto Nikola Tesla di Belgrado il 10 aprile del 2022 a bordo di sei aerei cargo Y-20 dell’Esercito popolare di liberazione, che hanno sorvolato due paesi Nato, Turchia e Bulgaria.

La consegna dei dispositivi bellici cinesi, simili ai missili Patriot statunitensi, è la conferma di quanto Pechino si stia impegnando per affermare il suo ruolo nel settore del trasporto logistico militare. Ma soprattutto ribadisce quanto la Cina sia al lavoro per sottrarre la Serbia all'influenza russa e a quella europea, e sostenere la rivendicazione serba sui territori kosovari. 

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