Domenica, 14 Luglio 2024
il passo indietro / Cina

La Cina nega di aver vietato gli iPhone ai dipendenti pubblici

Dopo la diffusione della notizia del bando sull'utilizzo dell'iPhone, le azioni Apple hanno bruciato circa 200 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa

Lo scontro sempre meno velato tra Cina e Stati Uniti si declina in diversi aspetti. È di qualche giorno fa la notizia, diffusa dal quotidiano statunitense Wall Street Journal, della decisione del governo cinese di vietare ai funzionari delle agenzie governative centrali di utilizzare gli iPhone della Apple e altri dispositivi di marca straniera per il lavoro e di non portarli in ufficio. Una decisione che però oggi 13 settembre è stata smentita da Pechino, che nega persino l'esistenza di leggi che vietino ai funzionari di acquistare o utilizzare dispositivi e telefoni stranieri per motivi di sicurezza.

Ma facciamo un passo indietro. Lo scorso 6 settembre, il  Wall Street Journal, citando persone che hanno familiarità con la questione, ha riportato la notizia che i dipendenti pubblici avevano ricevuto una comunicazione da parte dei loro superiori in chat o in riunioni sul posto di lavoro per non usare lo smartphone con la mela. Secondo il quotidiano statunitense, la misura era contenuta in una direttiva diramata con lo scopo di ridurre la dipendenza della tecnologia estera e migliorare la sicurezza informatica, priorità del leader cinese Xi Jinping. Ma sarebbe anche un messaggio indirizzato agli Stati Uniti: Pechino sarebbe pronta a colpire persino un colosso come Apple pur di frenare le intenzioni di Washington di imporre ulteriori restrizioni su microchip e tecnologia. 

Perché la Cina vieta gli iPhone 

Il Wall Street Journal aveva riferito per primo la mossa della Cina, seguito poi da Bloomberg secondo cui Pechino intendeva estendere il divieto a carico delle agenzie sostenute dal governo e delle società statali, ampliando l'effetto della politica restrittiva in modo molto più ampio in un'economia pianificata e centralizzata.

Ma a distanza di una settimana, Pechino tenta di mettere le cose in chiaro. La portavoce del ministero degli Esteri Mao Ning, nel corso del briefing quotidiano, ha affermato che la Cina ha sempre "avuto un atteggiamento aperto nei confronti delle imprese finanziate dall'estero" e che "tratta sia le imprese nazionali sia quelle finanziate dall'estero allo stesso modo e su un piano di parità". Il governo, inoltre, "attribuisce grande importanza all'informazione e alla sicurezza informatica".

La guerra dei chip tra Usa e Cina riguarda anche noi

Dopo la diffusione della notizia del bando sull'utilizzo dell'iPhone, le azioni Apple hanno bruciato circa 200 miliardi di dollari di capitalizzazione di Borsa nel paio di sedute della scorsa settimana successive. Apple domina il mercato degli smartphone di fascia alta nel Paese e l'azienda considera la Cina uno dei suoi mercati principali: la Repubblica popolare rappresenta circa il 19% delle entrate complessive per l'impresa che fu di Steve Jobs. Nel 2022, il 10 per cento di tutti gli smartphone venduti dentro la Grande Muraglia erano di Cupertino. Secondo diverse stime, gli utenti di iPhone nel Paese asiatico sarebbero poco meno di 110 milioni. Pechino vuole tenere Apple lontana dal circolo delle sanzioni incrociate. Almeno per ora. 

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