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Sabato, 15 Giugno 2024
CINA / Cina

Cina, proteste nella mega-fabbrica dell'iPhone 5

Ancora non sono chiari i motivi che hanno scatenato gli scontri, ma intanto lo stabilimento della Foxconn è stato chiuso per un giorno

E' stata chiusa per un giorno una delle fabbriche cinesi dove si assemblano i pezzi del nuovissimo iPhone 5. La decisione è stata ritenuta necessaria dopo che ieri è scoppiata una protesta tra i dipendenti dello stabilimento, dove lavorano circa 79mila persone.

Ancora non è chiaro cosa abbia dato il via agli scontri. Inizialmente si era pensato ad una sommossa scoppiata tra alcuni gruppi rivali, ma ora sembra che si sia trattato di una vera e propria protesta degli operai: un agente della sicurezza avrebbe malmenato un lavoratore che si era rifiutato di fare gli straordinari, e questo avrebbe provocato la rabbia di circa 2mila persone. 

La fabbrica della Foxconn Technology di Taiyuan è stata più volte oggetto di critiche da parte delle associazioni per i diritti umani, a causa delle condizioni di lavoro estenuanti alle quali sono sottoposti i lavoratori, tanto che lo stabilimento era diventato famoso con il nome di “fabbrica dei suicidi”.

Proteste operaie in Cina -  La Foxconn, che fa parte della Hon Hai Group di Taiwan, negli ultimi mesi si è impegnata insieme alla Apple a migliorare le condizioni di lavoro degli operai. Nonostante questo, le proteste dei lavoratori cinesi stanno diventando un fenomeno sempre più frequente. A dirlo è Geoffrey Crothall, portavoce del China Labor Bulletin, un'organizzazione di Hong Kong che cerca di difendere gli operai cinesi. “Sono più disposti a lottare per i loro diritti, a condannare le ingiustizie” ha spiegato al New York Times

All'inizio dell'anno, proprio sulle pagine del giornale statunitense, era stata pubblicata un'inchiesta, che metteva in luce le disumane condizioni nelle quali erano costretti a lavorare gli operai cinesi nelle fabbriche della Foxconn. Proprio per questo l'azienda, insieme alla Apple, aveva deciso di diminuire i turni degli operai, senza che ci fosse un taglio dello stipendio. Allora Crothall l'aveva definita una manovra volta a gettare “fumo negli occhi”. 

“Bisogna controllare ogni giorno che questi propositi vengano applicati” aveva dichiarato in quella occasione l'attivista, aggiungendo che “se le condizioni di lavoro sono un po’ migliorate è stato a seguito di motivi pratici, non perchè i datori di lavoro si sono commossi”.

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