rotate-mobile
Domenica, 22 Maggio 2022
La stretta / Cina

La Cina continua la repressione dei fedeli cattolici anche a Pasqua

Lo scontro sull'autonomia della Chiesa cattolica in Cina non si è concluso, nonostante l'accordo bilaterale sulla nomina dei vescovi

Le imminenti festività di Pasqua portano il Partito comunista cinese a stringere la morsa sulla “Chiesa sotterranea”, quella riconosciuta dal Vaticano, ma non da Pechino. Fonti cattoliche in Cina hanno rivelato al portale AsiaNews che lo scorso 7 aprile le autorità cinesi hanno sequestrato Shao Zhumin, vescovo di Wenzhou, città nella provincia meridionale cinese dello Zhejiang. Il monsignor, già arrestato e poi liberato lo scorso novembre dopo essere sparito per diversi mesi, è stato portato in una località segreta e di lui si sono perse le tracce. Il sospetto è che Shao sia stato arrestato per impedirgli di celebrare le funzioni religiose durante la Settimana Santa.

Il caso del vescovo Shao alimenta quell’ondata di persecuzioni che il Partito comunista cinese porta avanti da decenni a Wenzhou, nota anche come “Gerusalemme cinese” per la presenza di una grossa comunità di fedeli cristiani. In questa città, il Partito ha ordinato la distruzione di chiese e luoghi in cui si riunivano i fedeli e ha perseguitato i preti e i vescovi che non riconoscevano la Chiesa cinese, nel tentativo di ridurre la religione in rapida crescita nella Cina nominalmente atea.

Nel 2014, durante la leadership di Xi Jinping, la chiesa protestante di Sanjiang è stata rasa al suolo dalle autorità locali: ufficialmente, la demolizione è stata giustificata con l’applicazione delle regole di zonizzazione, ma secondo alcuni fedeli e analisti, la demolizione è stata l'evento che ha dato inizio a una campagna di repressione religiosa in tutto il Paese. Secondo l'Holy Spirit Study Center della diocesi di Hong Kong, in Cina ci sono circa 12 milioni di cattolici (1 per cento della popolazione).

La sparizione di Shao arriva dopo mesi intensi di arresti da parte della autorità cinesi. Stando a quanto scrive AsiaNews, lo scorso gennaio le autorità hanno arrestato più di dieci religiosi, tra cui il vescovo Agostino Cui Tai e il suo vice Zhang Jianlin, a capo della diocesi di Xuanhua, nella provincia dello Hebei. La tempistica dei sequestri non è casuale: la diocesi di Xuanhua è a pochi km dalla città di Zhangjiakou, che ha ospitato alcune competizioni delle recenti Olimpiadi invernali. Per il governo comunista, la diocesi di Xuanhua, fondata dalla Santa Sede nel 1946, ma non riconosciuta da Pechino, avrebbe rappresentato durante l’evento olimpico un fattore destabilizzante. Proprio nella città che ha ospitato le gare sportive, c’è la diocesi di Zhangjiakou, quest’ultima ritenuta ufficiale da Pechino ma non dal Vaticano.

Perché è importante il trattato sino-vaticano

Le torture e le persecuzioni a cui sono sottoposti i vescovi cinesi e i fedeli cattolici non si sono fermate nemmeno dopo la firma dell’Accordo sino-vaticano nel 2018. La Chiesa Cristiana continua ad avere una “doppia vita” in Cina, nonostante la libertà religiosa sancita dalla Costituzione cinese.

Le relazioni bilaterali tra Pechino e Vaticano hanno vissuto momenti altalenanti segnati da un corso storico critico, come è successo durante la Rivoluzione Culturale. Il punto di rottura c’è stato proprio nel 1951, quando Pechino nominò i vescovi senza l’autorizzazione del Vaticano e arrestò chi si opponeva alla decisione del Partito. Da quel momento, in territorio cinese, sono esistite due realtà religiose: la Chiesa ufficiale, che segue le direttive del Partito Comunista Cinese, e la Chiesa “clandestina”, dove i vescovi, nominata dal Vaticano, professano la fede all’ombra di Pechino.

Il punto di svolta c’è stato il 22 settembre 2018, quando è stato firmato lo storico Accordo sulla nomina dei vescovi tra monsignor Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati, e Wang Chao, Viceministro degli Affari Esteri della Repubblica Popolare Cinese. La denominazione precisa e completa dell’intesa sino-vaticana è “Accordo Provvisorio Sino-Vaticano sulla nomina dei vescovi”, ed evidenzia i limiti riguardanti il trattato, che verte esclusivamente sulla “nomina dei vescovi” (cioè la parte pastorale), e la sua natura provvisoria.

Il testo ufficiale dell’Accordo bilaterale, che ha causato molte divisioni all’interno della Chiesa Cattolica, è tuttora segreto e i suoi termini sono confidenziali. L’intesa resta così di vaga interpretazione e comprensione, ma è noto il suo fondamento. L’accordo sancisce infatti che la nomina dei vescovi avvenga con l’approvazione di ambo le parti, senza più le divisioni che hanno portato negli ultimi decenni all’esistenza di due Chiesa, una clandestina, quella vicina al Vaticano, e una patriottica, che segue le direttive del Partito Comunista Cinese.

L’intesa bilaterale è stata rinnovata dopo due anni, nel 2020, senza apportare modifiche né registrare significativi cambiamenti. Il prossimo ottobre la delegazione cinese e quella vaticana dovranno incontrarsi nuovamente per decidere se rinnovare l’accordo o meno. Il cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, spera che il patto con la Repubblica Popolare Cinese sulle nomine dei vescovi possa essere modificato.

Lo scontro sull'autonomia della Chiesa cattolica in Cina non si è quindi concluso e la Santa Sede è ancora lontana dal suo obiettivo di assicurare serenità ai fedeli cattolici in Cina.

Sullo stesso argomento

In Evidenza

Potrebbe interessarti

La Cina continua la repressione dei fedeli cattolici anche a Pasqua

Today è in caricamento