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Sabato, 20 Aprile 2024
le decisioni

La nuova Grande Muraglia cinese sarà d'acciaio

La Cina prepara il suo maxi esercito: le forze armate guidate da Xi Jinping, in qualità di presidente della Commissione militare, dovranno essere capaci di "salvaguardare con efficacia la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo"

Cala il sipario sull'Assemblea nazionale del Popolo, l'annuale sessione parlamentare della Cina. L'intensa settimana dei lavori legislativi si è chiusa oggi 13 marzo con il discorso finale del presidente cinese Xi Jinping, il primo da quando è stato eletto all'unanimità presidente della Repubblica popolare cinese per la terza volta consecutiva e leader della Commissione militare centrale dai delegati del Partito giunti da tutta la Cina. 

La priorità di Xi

Quindici minuti. Questo il tempo in cui il leader maximo ha esposto le priorità fissate durante gli ultimi giorni. Ma non ha dimenticato di menzionare il lungo percorso storico e culturale che la Cina ha dovuto affrontare dopo i "cent'anni di umiliazione" patita dal "bullismo delle potenze" straniere tanto da ridurla a uno Stato "semi coloniale" e "semi feudale".

La nuova Cina di Xi Jinping senza successori

Xi, nel rimarcare il ringiovanimento della nazione - concetto da lui stesso introdotto all'inizio del suo primo mandato come segretario generale del Pcc, alla fine del 2012 -, ricorda come il paese si sia sollevato dalle ceneri dell'infausto periodo iniziato con le guerre dell'Oppio nel XIX secolo. In quella che è sembrata un'arringa dai toni fortemente nazionalistici, Xi ha detto che "dopo un secolo di lotte abbiamo spazzato via l'umiliazione e il popolo cinese è diventato padrone del proprio destino": il rinnovamento della nazione è entrato in un processo "irreversibile". E per garantire il successo di questo processo, il presidente cinese vuole conferire un nuovo ruolo all'esercito cinese.

"La Grande Muraglia di acciaio" dell'esercito

Le forze armate guidate da Xi, in qualità di presidente della Commissione militare, dovranno diventare una "Grande Muraglia d'acciaio", "capace di salvaguardare con efficacia la sovranità nazionale, la sicurezza e gli interessi di sviluppo". Xi ha tirato fuori dal cilindro una formula che già aveva utilizzato nel suo discorso in occasione del centenario del Partito comunista cinese il 1° luglio 2021.

Allora come ora, Xi ha parlato dei piani di Pechino per l'"unificazione" con Taiwan, seppure usando un tono relativamente cauto e non facendo come in passato dichiarazioni secondo cui non escluderebbe l'uso della forza militare. "Dobbiamo attuare la strategia generale del Partito per risolvere la questione di Taiwan nella nuova era, aderire al principio dell'unica Cina", che Pechino interpreta come un diritto alla sovranità su Taiwan, e "promuovere attivamente lo sviluppo pacifico delle relazioni tra le due sponde dello Stretto".

Xi ha poi sottolineato che "dobbiamo opporci risolutamente all'interferenza di forze esterne, ai separatismi e alle attività indipendentiste e portare avanti il processo di riunificazione della madrepatria". Un’attenzione particolare è stata attribuita anche a Hong Kong e Macao. Pechino, secondo le parole del leader cinese, deve attuare in via "completa, fedele e decisa" la dottrina di 'un Paese, due sistemi', indispensabile per garantire prosperità e stabilità a lungo termine nell'ex colonia britannica e quella portoghese. 

Il presidente Xi sa che le forze armate cinesi necessitano di ulteriore tempo e organizzazione per sostenere un'ipotetica invasione su larga scala dell'isola di Taiwan. E per garantire il rafforzamento dell'esercito cinese, la plenaria del Congresso nazionale del popolo, il ramo legislativo del parlamento cinese, ha dato il via libera all'aumento della spesa militare: per il 2023 il budget è aumentato del 7,2% contro il 7,1% del 2022, pari a 1.560 miliardi di yuan contro 1.450 miliardi di yuan (il dato è sostanzialmente stabile se espresso in dollari, circa 230 miliardi, a causa dell'effetto cambio). Il trend di spese prosegue la sua crescita considerando che nel 2021 la spesa militare aveva segnato un +6,8%. 

Con il nuovo tasso di crescita del 7,2% delle spese militari per il 2023, la Cina segna per l'ottavo anno consecutivo il rialzo del budget per la difesa, il secondo più ingente al mondo: i 1.560 miliardi di yuan indicati sono circa il doppio della cifra del 2013. E per fare un paragone, gli Stati Uniti hanno messo sul piatto 858 miliardi di dollari per il bilancio del 2023, in rialzo dell'8% sul 2022. Ma che in termini pro capite si traduce in una spesa militare di Washington che è di oltre 16 volte maggiore rispetto a quella di Pechino. 

A gestire il dicastero della Difesa, che guida il più grande esercito permanente del mondo e la più grande marina del mondo in termini di unità navali, è Li Shangfu: ingegnere aerospaziale, generale dell’Esercito popolare di liberazione (PLA) e membro della Commissione militare centrale. La nomina, arrivata a sorpresa nella giornata di oggi, esprime l'intenzione di Pechino di voler puntare sulla modernizzazione dell'esercito cinese, dando priorità all’industria aerospaziale. Il suo nome riflette la volontà di non accettare le sanzioni "unilaterali" poste dagli Stati Uniti. Il generale, che ha avuto un ruolo di primo piano nella modernizzazione dell'Esercito Popolare di Liberazione negli anni passati, è infatti finito nel mirino degli Stati Uniti nel 2018, quando l'amministrazione allora guidata da Donald Trump lo sanzionò per l'acquisto di armi dalla Russia, tra cui i caccia Su-35 e il sistema di missili terra-aria S-400.

La sua nomina giunge in un momento di crescenti tensioni con gli Stati Uniti. La spinta per la modernizzazione dell'esercito impressa dal presidente cinese, Xi Jinping  avrebbe avuto un ruolo importante nell'elezione del generale sanzionato dagli Stati Uniti. Insomma, la scelta ricaduta su Li come ministro della Difesa, che ha rapporti in essere con il Cremlino, deve essere letta come un segnale di forza nei confronti di Washington, ormai costretta a parlare con gli uomini "forti" scelti dal Partito. 

Il "must" dell'autosufficienza

Quella agli occhi di Pechino è una sorta di doppia escalation, militare e strategica. "La sicurezza è il fondamento dello sviluppo". Il leader cinese vuole ora garantire la sicurezza della Cina pigiando l'acceleratore sulla capacità di autosufficienza tecnologica e sullo sviluppo guidato dall’innovazione. L'imperativo è quindi permettere alla seconda economia del mondo di diventare una forza nel settore scientifico e tecnologico, promuovendo la trasformazione industriale.

Sin dai primi giorni di lavoro delle “due sessioni” cinesi è emerso l'indirizzo verso cui il paese proietterà la sua crescita economica. I media di stato cinesi li hanno etichettati così: i due “must-have”, i due elementi indispensabili. Di cosa si tratta? Pechino vuole puntare tutto sull'autosufficienza. L'industria manifatturiera e tecnologica non deve essere dipendente dall’esterno. E, inoltre, bisogna proteggere dalle oscillazioni dei mercati internazionali anche le forniture di grano e cibo.

Pechino apre i rubinetti e aumenta al 13% i fondi per le scorte nazionali di grano e altri prodotti di base, mentre garantisce quasi il 50% dei fondi a sostegno dello sviluppo dei semiconduttori e di altre industrie strategiche. Si tratterebbe, in numeri, di un maxi pacchetto da 143 miliardi di dollari per microchip e altre tecnologie. Una risposta, in altri termini, agli Stati Uniti che hanno imposto misure di controllo lo scorso ottobre, per bloccare l'accesso della Cina alle apparecchiature di produzione dei microchip e di altre tecnologie.

I cauti obiettivi della crescita economica

Fissando a un più cauto 5% "circa" l'obiettivo di crescita nel 2023, la leadership cinese manifesta la consapevolezza dei problemi sistemici rimasti irrisolti: crisi del settore immobiliare, lo svuotamento delle casse economiche dei governi locali e lo stallo dell'imprenditoria privata. Criticità che la Cina cerca di risolvere imprimendo maggiore controllo politico sui settori strategici e quelli in crisi. Il Partito entra sempre più nelle dinamiche economiche dello Stato, riducendo i confini tra le due entità. Un'azione che si traduce con le riforme degli organi statali approvate durante le "due sessioni", come la creazione di nuove commissioni preposte alla gestione del comparto finanziario, tecnologico e dei dati digitali. Pechino, attraverso la creazione di nuovi organi accentratori, mira a fissare regole più precise in linea con gli obiettivi di una crescita più stabile.

A traghettare la Cina verso una difficile ripresa economica sarà Li Qiang, il nuovo premier e fedelissimo di Xi, che prende il posto del predecessore Li Keqiang. Eletto dal Congresso Nazionale del popolo subito dopo il rinnovo del terzo mandato al presidente cinese, Li nella sua prima conferenza stampa ha rassicurato che la Cina non vuole distanziarsi dal percorso delle riforme e delle aperture (dell'epoca di Deng Xiaoping). E questo nonostante le difficoltà del contesto internazionale e la difficoltà di raggiungere "l'obiettivo di crescita del Pil del 5%". Quindi maggiore attenzione e sostegno saranno forniti al mercato interno e al settore privato, con misure per garantire una concorrenza leale e proteggere i diritti di proprietà.

Il presidente cinese Xi Jinping e il premier Li Qiang, Pechino, 13 marzo 2023 (LaPresse)

Il nuovo premier non ha mancato di condannare gli Stati Uniti per la politica di disaccoppiamento dalla Cina, riprendendo le dure accuse che il neo ministro degli Esteri Qin Gang mosse nei confronti di Washington. Il nuovo capo della diplomazia cinese ha avvertito durante il congresso che gli sforzi di Washington per contenere gli interessi di Pechino potrebbero spingere le superpotenze rivali verso “conflitto e confronto”.

"Cambiate linea o si va verso la guerra": il nuovo scontro tra Cina e Usa

C'è poi uno snellimento del processo burocratico. Disco verde del parlamento cinese per tagliare i tempi necessari all'approvazione delle leggi in "tempi di emergenza", con l'approvazione di un emendamento alla legge generale sull'organizzazione della macchina governativa e statale. In questo modo il Comitato permanente dell'Assemblea nazionale del popolo, composto da circa 170 membri, ottiene poteri speciali per approvare le leggi dopo una sola sessione di revisione, abbreviando un processo che di solito richiede mezzo anno o più. 

I progetti di legge e gli emendamenti in Cina vengono solitamente pubblicati per suscitare un dibattito pubblico, prima di passare al confronto durante le due sessioni del Comitato permanente dell'Assemblea Nazionale del Popolo. Una mossa che, secondo gli analisti, potrebbe lasciare libero spazio al Partito comunista e al governo cinese di gestire eventuali scenari di crisi, senza l'intervento dei cittadini. Come la crisi dello Stretto di Taiwan, complicando ulteriormente il dialogo tra Washington e Pechino. Ma Xi punta tutto sull'autosufficienza, in quello che è diventato un paese a sua immagine. 

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