Giovedì, 18 Luglio 2024
Negoziati che non lo erano / Russia

Le condizioni di Putin per fermare la guerra in Ucraina

Il Cremlino chiede il ritiro delle truppe da tutte le Regioni rivendicate da Mosca (comprese Kherson e Zaporizhzhia), l'impegno a non aderire alla Nato e la "smilitarizzazione" e "denazificazione" dell'Ucraina. In altre parole la capitolazione totale. Inoltre Zelensky viene giudicato "illegittimo" a firmare un accordo di pace. In Svizzera intanto si chiude il summit per la pace: diversi Paesi "pesanti" non hanno firmato il documento finale

Il leader russo Vladimir Putin non rifiuta la possibilità di negoziati con l'Ucraina, ma Zelensky non è la persona con cui "stipulare accordi scritti perché de iure l'accordo sarebbe illegittimo". A dirlo, secondo quanto riportato dall'agenzia russa Sputnik, è stato il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, proprio mentre in Svizzera è in corso la conferenza di pace sull'Ucraina che vede la partecipazione di leader di oltre 80 Paesi (oggi è intervenuta anche la premier italiana Meloni), ma nessun delegato di Cina e Russia. 

Quali sono le richieste di Putin

D'altra parte Putin ha già dettato le sue condizioni per la pace alla vigilia del summit: la Russia pretende che Kiev rinunci all'adesione alla Nato e ritiri le sue truppe dai 4 oblast contesi: non solo dalla Crimea e dal Donbass dunque, ma anche dalle Regioni di Kherson e Zaporizhzhia sulla base dei confini amministrativi delle 4 Regioni (e non dell'attuale linea del fronte). "La nostra posizione di principio è la seguente" ha messo in chiaro il leader russo durante un incontro con alti diplomatici russi di cui dà notizia l'agenzia Tass. Putin ha dunque snocciolato le richieste di Mosca: "Lo status neutrale, non allineato e non nucleare dell'Ucraina", nonché "la sua smilitarizzazione e denazificazione".

L'Ucraina dovrà "ritirare completamente le sue truppe" dalle regioni reclamate dalla Russia "e avviare effettivamente questo processo". Queste Regioni dovranno "essere riconosciute come collegi elettorali russi" e nel resto dell'Ucraina dovranno essere garantiti "i diritti e le libertà dei cittadini di lingua russa". Un'altra condizione è poi "la revoca di tutte le sanzioni occidentali contro la Russia". Quanto alla "smilitarizzazione" dell'Ucraina il capo del Cremlino ha fatto riferimento ai colloqui del 2022 di Istanbul spiegando che tutto "era stato concordato" compreso "il numero dei carri armati". 

Il titolo dell'agenzia Tass è emblematico: "La Russia fa un'altra proposta concreta di pace a Kiev". La realtà dei fatti però è che dall'inizio dell'invasione a oggi Mosca non ha mai aperto a un vero negoziato e torna invece a chiedere la capitolazione totale dell'Ucraina. "Se Kiev e le capitali occidentali rifiutano" i termini dell'accordo potrebbero peggiorare, ha avvertito Putin, e "sarà loro responsabilità politica e morale continuare lo spargimento di sangue". 

Per la Russia Zelensky non è legittimato a firmare accordi

Un concetto oggi ribadito dallo stesso Peskov. Secondo il portavoce del Cremlino la situazione al fronte "mostra chiaramente che per gli ucraini la situazione continua a peggiorare e "un politico che mette gli interessi del suo Paese al di sopra dei suoi e di quelli dei suoi padroni rifletterebbe su una proposta del genere". Quanto alla legittimità di Zelensky solo due giorni fa Peskov aveva spiegato la questione in questi termini: Mosca considera sì "illegittimo" il presidente Zelensky in quanto "il suo mandato è scaduto", ma la sua illegittimità "non costituisce un ostacolo per l'inizio dei colloqui" che "coinvolgono esperti e specialisti e sono molto difficili". Allo stato attuale "non è così importante chi conduce i colloqui", ciò che conta è che i risultati siano sottoscritti da "rappresentanti legittimi". E dunque non da Zelensky. 

Volodymir Zelensky al summit per la pace in Svizzera, via LaPresse

Zelensky dal canto sua ha già definito la proposta irricevibile, come d'altra parte ha fatto l'Alto Rappresentante dell'Ue Josep Borrell secondo cui "le richieste inaccettabili di Vladimir Putin mirano a legittimare l’invasione e a minare gli sforzi di pace".

Il summit per la pace in Svizzera e il documento finale

Intanto il summit in Svizzera volge al termine. "Crediamo che il raggiungimento della pace richieda il coinvolgimento e il dialogo tra tutte le parti", si legge nel comunicato finale che una dozzina di Paesi pesanti non hanno voluto firmare. Il documento riafferma l'impegno per "l'integrità territoriale di tutti gli Stati, compresa l'Ucraina" e sollecita lo scambio dei prigionieri di guerra e il ritorno dei bambini deportati. La dichiarazione finale non è stata però firmata da molti Paesi, anche "pesanti", tra cui Armenia, Brasile, Colombia, India, Indonesia, Libia, Messico, Sudafricana, Thailandia, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.

Al vertice oggi è intervenuta anche la premier italiana Giorgia Meloni ribadendo il suo impegno per aiutare l'Ucraina: l'Italia "ha fatto la sua parte" e "non intende smettere. Tuttavia dobbiamo unire tutti i nostri sforzi per aiutare Kiev a guardare verso il futuro". Meloni ha dunque rassicurato Zelensky: "Puoi continuare a contare su di noi, per tutto il tempo necessario". Andriy Yermak, capo di gabinetto dell'ufficio di presidenza dell’Ucraina, ha spiegato che una volta approntato un "piano" di pace con la comunità internazionale, l'Ucraina cercherà di presentarlo alla Russia in un "secondo summit, a livello di leader".

"Apriremo un secondo summit per porre fine a questa guerra, per una pace giusta e duratura" ha confermato in conferenza stampa Zelensky spiegando che "alcuni Paesi si sono già offerti di ospitarlo". Ma ad oggi la distanza tra Kiev e Mosca resta siderale.

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