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Mercoledì, 25 Maggio 2022
L'analisi e i dati / Cina

Quali sono le conseguenze (per noi) dell'ultimo lockdown cinese

Sarebbero almeno 477 le navi al largo dei porti cinesi

Shanghai è da settimane alle prese con il più grande focolaio di Covid dall’inizio della pandemia, quando si registrarono i primi contagi a Wuhan nel 2020. Da giorni, la città cinese registra in media oltre 20mila positivi ogni 24 ore, anche se la gran parte dei casi è asintomatica. Le autorità governative continuano ad applicare la politica “Zero Covid” per controllare e spegnere il focolaio che sta mettendo a rischio la tenuta sociale, politica ed economica di Shanghai. Il Partito comunista cinese guarda con attenzione quanto accade nella città simbolo della crescita del Paese e sede di numerose attività manageriali, tecnologici e commerciali internazionali. Perché quello che accade a Shanghai non riguarda solo Shanghai. 

Le conseguenze globali

La città più grande della Cina, che ospita un porto cruciale per gli snodi marittimi e commerciali, è in stand-by da almeno tre settimane. Shanghai, con un prodotto interno lordo annuo superiore a 4 trilioni di yuan (627 miliardi di dollari), ha il porto per container più grande del mondo e funge da hub per la vasta rete commerciale globale della Cina. La città sul mare (questa la traduzione dal cinese di Shanghai) contribuisce per oltre il 3 per cento al Pil cinese e rappresenta oltre il 10 per cento del commercio totale cinese dal 2018.

Le interruzioni delle attività portuali hanno dirette conseguenze sull’approvvigionamento internazionali di beni, dai veicoli elettrici della Tesla agli smartphone dell’Apple. Come sottolinea Caixin, che riprende una ricerca condotta dal docente di economia dell’Università cinese di Hong Kong, Song Zheng, un lockdown totale di un mese potrebbe ridurre del 61 per cento le entrate di Shanghai e dell’8,6 per cento il reddito nazionale. Si tratterebbe quindi, secondo le stime di diversi analisti, di una perdita tra lo 0,7 e l’1 per cento del Pil cinese. Ciononostante, Pechino festeggia i dati positivi della crescita economica. Secondo i dati diffusi dall'Ufficio Nazionale di Statistica di Pechino, il Pil ha segnato un aumento del 4,8 per cento nel primo trimestre del 2022, al di sopra delle attese nonostante l'impatto dei lockdown su gran parte del Paese nel mese di marzo. Su base congiunturale, la crescita dell'economia cinese nel primo trimestre dell'anno è stata dell'1,3 per cento. Però è ancora presto per constatare gli effetti del lockdown di Shanghai, iniziato a fine marzo.

Lockdown a Shanghai, rabbia per mancanza di cibo e restrizioni

Le autorità governative hanno comunque emanato politiche finanziarie per aiutare la ripresa dell’industria logistica del Paese. Ma i provvedimenti non bastano. La riduzione del numero dei camionisti (che devono sottoporsi a un test nelle 24 ore precedenti all’ingresso a Shanghai per confermare la negatività al virus), i tempi di trasporto più lunghi (a causa dei rigidi controlli anti-Covid) e l’aumento del costo del carburante ha fatto schizzare i prezzi del trasporto di quasi il 30 per cento dall’inizio di aprile rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso (dati: China Federation of Logistics and Purchasing).

Il trasporto merci su strada rappresenta oltre il 50 per cento di quello portuale. Il porto di Shanghai ha tentato di mantenere parzialmente attive le sue operazioni, facendo leva su un sistema a “circuito chiuso”, con misure come il confinamento dei lavoratori nelle fabbriche per evitare che abbiano contatti con il mondo esterno e ridurre così il rischio di contagio tra i lavoratori. Ma questo modello sta funzionando poco a causa dello stress dei pochi lavoratori disponibili.

Shanghai porti 1-2

Il flusso nei porti cinesi

La congestione nel porto di Shanghai ha conseguenze in tutto il mondo. Bettina Schoen-Behanzin, vicepresidente della Camera di commercio dell'Unione europea in Cina, ha stimato che il traffico delle merci nel porto di Shanghai è diminuito del 40 per cento. I cargo commerciali internazionali sono attualmente in attesa di entrare nel porto della città e lo stallo non fa altro che esacerbare i problemi legati alla catena di approvvigionamento globale. Così, i cargo hanno virato verso altri porti cinese, aumentando il traffico al largo delle coste del Paese. Per la precisione sarebbero almeno 477 navi al largo dei porti cinesi, che attendono di consegnare beni come metalli e grano. Secondo i dati dello scorso 11 aprile analizzati da Bloomberg, nella vicina città portuale di Ningbo c’erano 134 navi cargo in attesa, circa l’0,8 per cento in più rispetto al mese scorso; nei porti settentrionali di Rizhao, Dongjiakou e Qingdao il traffico era aumentato del 33 per cento, pari a 121 navi, rispetto a 30 giorni fa.

Shanghai porti 2-2

L'interruzione delle attività portuali lasciano le imprese di fronte a uno scenario preoccupante: l'esaurimento delle merci.

Stephen Carr, direttore commerciale di Peel Ports, uno dei maggiori operatori portuali del Regno Unito, al Guardian ha sottolineato come interconnessione globale delle merci metta a rischio la catena di approvvigionamento di beni: “Qualsiasi interruzione in un importante hub commerciale come Shanghai avrà un impatto importante in tutto il mondo" - ha affermato Carr - “Anche se al momento non stiamo vedendo alcun impatto diretto nei nostri porti, stiamo già gestendo le richieste di società che stanno cercando di utilizzare il porto di Liverpool come alternativa ai tradizionali porti meridionali per evitare potenziali congestioni più avanti".

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