Sabato, 17 Aprile 2021
Gli errori degli altri / Cile

Vaccini a un abitante su tre ma ospedali pieni: cosa ci insegna il caso del Cile

Nonostante il 36,2% dei residenti abbiano ricevuto almeno uno dose, il governo è stato costretto a introdurre nuove restrizioni. Colpa delle varianti, ma anche del mancato rispetto delle regole. Secondo la dottoressa Francisca Crispi, l'inizio della campagna vaccinale "ha trasmesso un falso senso di sicurezza" e molti hanno pensato che la pandemia fosse finita

Santiago. EPA/Alberto Valdés via ANSA

Nelle scorse ore il Cile ha annunciato la chiusura dei confini a partire dal prossimo lunedì e fino alla fine del mese. La decisione è stata annunciata insieme ad altre misure dopo che nel Paese i casi di contagio sono tornati a crescere. Un’impennata iniziata nei primi giorni di marzo, ma diventata più consistente nelle ultime due settimane. Stando ai dati di Worldometers, ieri i nuovi casi hanno toccato quota 7.868, non pochi per un Paese di 19 milioni di abitanti. Un dato molto vicino al record registrato durante la prima ondata: 8.122. Il governo è stato costretto ad intervenire imponendo una serie di misure per limitare la circolazione che interesserano quasi 14 milioni di residenti.

contagi cile-2

A partire da lunedì il coprifuoco in tutto il Paese scatterà dalle 21 e dal Cile si potrà entrare o uscire solo con un permesso speciale. Il presidente Sebastiano Pinera ha inoltre annunciato l’intenzione di posticipare di circa un mese le elezioni amministrative e per la convenzione costituente previste per il 10 e l'11 aprile a fronte dell'aumento dei contagi da Covid-19. 

E dire che nel Paese la campagna vaccinale prosegue spedita, molto più che nei Paesi dell’Ue. Alla data del 1° aprile un abitante su cinque risultava totalmente vaccinato, mentre il 36,2% degli abitanti aveva ricevuto almeno una dose. I vaccini non funzionano? Per fortuna non è così. Intanto va ricordato che l'obiettivo prioritario dell'immunizzazione è di ridurre malattie e ricoveri, sebbene sia ormai dimostrato che i vaccini a mRNA di Pfizer e Moderna sono efficaci nel 90% anche nel prevenire l'infezione.

Quanto al caso del Cile la recrudescenza dell’epidemia è probabilmente dovuta ad una serie di fattori: da un lato la diffusione di varianti più contagiose del Sars-Cov-2, dall’altro una minore attenzione nei comportamenti individuali.  Secondo Francisca Crispi, presidente per la regione di Santiago del Collegio medico cileno, la campagna vaccinale sta dando dei risultati, ma allo stesso tempo "ha trasmesso un falso senso di sicurezza" alle persone e in molti hanno erroneamente pensato che "la pandemia fosse finita".

La campagna vaccinale in Cile

In Cile la vaccinazione degli operatori sanitari è partita il 24 dicembre e dal 3 febbraio sono inizate le vaccinazioni degli over 90 per poi scendere con l’età. Il piano messo a punto dal governo locale è molto simile a quello che stiamo portando avanti in Italia: insieme agli anziani e alle persone fragili, e talvolta prima, sono state vaccinate alcune categorie di lavoratori dei servizi essenziali. Insegnanti, vigili del fuoco, giornalisti, impiegati del settore pubblico e farmacisti hanno già ricevuto almeno una dose dei vaccini CoronaVac (che ha un'efficacia stimata piuttosto bassa, intorno al 51%) e Pfizer-BioNTech.

Cile vaccini 1-2

(@Our world in Data)

Ciò non ha impedito al virus di circolare e intasare gli ospedali: le terapie intensive si sono riempite di pazienti come nella prima ondata con l’aggravante che almeno un medico su cinque è andato in congedo perché stremato da un anno di pandemia. Il motivo è perfino banale: i comportamenti degli abitanti non sono stati adeguati ad una situazione di pandemia e la maggior parte delle immunizzazioni è avvenuta nelle ultime settimane. In altre parole bisogna dare tempo al vaccino di dispiegare i suoi effetti. Darwin Acuna, presidente della società cilena di medicina intensiva, ha spiegato giorni fa all’Afp che è ancora presto per vedere i benefici della campagna vaccinale sulle categorie a rischio perché molte persone, avendo ricevuto il vaccino solo di recente, devono ancora produrre gli anticorpi. Per questo ci si aspetta di vedere una riduzione dei pazienti in terapia intensiva solo a partire da metà aprile. Nel frattempo, l'età di coloro che necessitano di cure ospedaliere è diminuita "enormemente", ha detto il ministero della Salute Enrique Paris, perché i giovani "non sono stati attenti". 

"Il virus sembra più aggressivo"

Il virus "sembra essere più aggressivo rispetto allo scorso anno. Ci sono pazienti che vanno direttamente in terapia intensiva" e sotto ossigeno, ha detto Hector Ugarte, primario di rianimazione in un ospedale di Coquimbo. Nonostante tutto c’è molta fiducia che tra non molto il peggio sarà alle spalle. Grazie ai vaccini i contagi tra gli operatori sanitari sono crollati, e non sono mancati casi emblematici che ben descrivono come l’immunizzazione delle categorie più a rischio stia salvando delle vite umane.

L’Afp cita il caso di un focolaio scoppiato in casa di riposo nel sud del Paese, dove gli ospiti e il personale sanitario avevano già ricevuto una prima dose di vaccino. Il virus ha contagiato 70 persone, ma l’unico decesso riguarda un anziano che non si era vaccinato. Insomma, gli effetti delle vaccinazioni si stanno già vedendo, ma una riduzione dei ricoveri - e probabilmente anche dei contagi - su larga scala arriverà solo quando la maggior parte delle persone sarà stata immunizzata e avrà sviluppato gli anticorpi. 

In Israele contagi mai così bassi da giugno

È quanto sta avvenendo in Israele dove nonostante sia stato riaperto tutto i casi continuano a scendere. Nell'ultima settimana si sono registrati solo 2.479 nuovi casi, il numero più basso da giugno dell'anno scorso. Lo sottolinea il sito Walla, ricordando che nei sette giorni precedenti vi erano stati 5.011 contagi. I dati del ministero della Sanità evidenziano i buoni risultati della campagna vaccinale. Sono scesi anche i malati gravi, che oggi si attestano a 386, rispetto al record di 1.201 di metà gennaio. I casi attivi sono al momento 6.581.

Nelle ultime 24 ore vi sono stati 331 nuovi contagi e zero morti. Il tasso Rt è 0,61, un dato che fotografa la situazione di una decina di giorni fa. Israele è uno dei paesi più avanti nella vaccinazione anticovid. Al momento, riferisce Times of Israel, più di 4,8 milioni di persone (51,67% della popolazione) hanno ricevuto due dosi di vaccino. Oltre 5,2 milioni di persone (il 56,49%) hanno ricevuto almeno una dose. Più del 90% degli ultra cinquantenni è stato pienamente vaccinato o è guarito dal virus. Il programma di immunizzazione è aperto a tutti i cittadini maggiori di 16 anni.

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