Domenica, 21 Luglio 2024
Il punto della situazione

Perché la controffensiva ucraina non sta andando come previsto

L'imponente ed esteso sistema di fortificazioni costruito dai russi si sta rivelando molto difficile da superare. Ma alcuni analisti ritengono che prima di affondare il colpo, Kiev stia provando a sondare il terreno

L'imponente ed esteso sistema di fortificazioni costruito dai russi si sta rivelando molto difficile da superare per l'esercito ucraino. Non più di una settimana fa il presidente Volodymyr Zelensky ha ammesso che i progressi sul campo di battaglia sono "più lenti del previsto". Anche perché le forze russe avrebbero minato circa 200.000 km di territorio russo e lui non ha nessuna intenzione di mandare i soldati al macello. "Alcune persone credono che questo sia un film di Hollywood e si aspettano dei risultati subito" ha detto il leader ucraino. "Ma non è un film, c'è in gioco la vita delle persone".

Qualcosa si è mosso nelle ultime ore: le forze di Kiev hanno annunciato di aver liberato 130 chilometri quadrati di territorio che era stato occupato dall'esercito russo da quando, circa tre settimane fa, è iniziata la controffensiva. "Oggi i nostri combattenti sono avanzati in tutte le direzioni e questo è un giorno felice'', ha detto lo stesso Zelensky nel suo discorso notturno dopo aver visitato le truppe a Donetsk e ancora prima nelle regioni di Bakhmut e Zaporizhzhya. Ma è un fatto che per ora la controffensiva ucraina non ha dato i risultati che si auguravano molti osservatori occidentali. Cerchiamo di capire perché. 

I fronti caldi e la lenta avanzata delle forze ucraine

La guerra oggi si estende su un fronte che va dal Mar Nero al confine tra Ucraine e Russia a nord-est, passando gli oblast contesi di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia. Si stima che oggi le forze russe controllino meno del 20% del territorio che formalmente appartiene all'Ucraina, ma si tratta comunque di un'area molto estesa.

Qual è la situazione in Ucraina, mappa Ministry of Defence of Uk

Dopo i successi ottenuti nella regione di Kharkiv, le forze di Kiev sono riuscite a riconquistare Kherson (a novembre 2022), ma hanno di recente perso Bakhmut, teatro di alcune delle battaglie più sanguinose del conflitto. Secondo un rapporto di intelligence citato dal ministero della Difesa del Regno Unito, negli ultimi giorni la controffensiva ucraina avrebbe "acquisito slancio" proprio intorno a Bakhmut, città che prima del conflitto contava più di 70mila abitanti. Oggi si stima che ce ne siano 500 ed è praticamente quasi rasa al suolo. 

La vice ministra della Difesa ucraina Hanna Maliar ha detto l'altro ieri che la scorsa settimana sono stati riconquistati altri 17 chilometri quadrati della regione di Zaporizhzhya. Nel consueto bollettino quotidiano l'Institute for study of war spiega inoltre che nelle ultime ore le forze ucraine hanno lanciato attacchi su almeno quattro fronti, avanzando in tutti i settori attivi del fronte. 

"Gli ucraini hanno annunciato l'attacco sei mesi fa"

Si tratta però di progressi di modesta entità che non spostano gli equilibri del conflitto. Le linee russe resistono, peraltro senza particolari affanni. Secondo il direttore di Limes Lucio Caracciolo "la famosa controffensiva ucraina, in corso più o meno da qualche settimana, non sta producendo affatto i risultati promessi. E lo dicono gli stessi governanti ucraini in maniera aperta. Questo succede per vari motivi" ha sottolineato Caracciolo a 'Otto e mezzo', su La7, "come la carenza di soldati e di munizioni e, cosa forse unica nella storia universale, l'aver annunciato sei mesi fa che avrebbero attaccato, perché nel frattempo i russi hanno costruito 4 linee di fortificazioni".

Le linee di difesa costruite dai russi

Il principale ostacolo per la riuscita della controffensiva è rappresentato proprio dagli imponenti sistemi di difesa realizzati dai russi lungo tutto il fronte. Come si può leggere in un rapporto dell'intelligence britannica, "la Russia ha costruito alcuni dei più estesi sistemi di opere difensive militari visti in qualsiasi parte del mondo per molti decenni".  Trincee, campi minati, fossati anticarro, denti di drago. Un sistema di fortificazioni che va dal confine russo con la Bielorussia fino al delta del Dnipr, e che non si snoda solo lungo le linee più esposte agli attacchi delle forze ucraine, ma prosegue per chilometri (in alcuni casi decine di chilometri) anche all'interno delle aree controllate da Mosca.

Le fortificazioni costruite dalla Russia, la mappa potrebbe non essere esaustiva. Credit Brady Africk

Un documento redatto dal think tank americano Center for Strategic and International Studies spiega che i russi hanno costruito quattro sistemi difensivi semi-indipendenti per ognuno degli oblast contesi: Zaporizhzhia, Kherson, Donetsk e Luhansk. Le fortificazioni più estese si trovano nell'oblast di Zaporizhzhia, ma ogni sistema "ha caratteristiche uniche che rappresentano una sfida particolare" per l'esercito di Kiev. L'obiettivo di Mosca "è rallentare l'offensiva ucraina e incanalarla" in aree più facili da difendere.

La stessa morfologia del territorio sta dando una mano agli invasori. Nell'oblast di Donetsk ad esempio la presenza del fiume Dnipro è un grosso ostacolo per le forze ucraine perché l'ampiezza dello specchio d'acqua è tale da richiedere un assalto anfibio, "una delle operazioni più complesse e impegnative" che un esercito possa tentare, si legge nel rapporto del think thank. Solo l'altro ieri, secondo quanto riferito da blog militari russi, un centinaio di soldati ucraini sarebbe riuscito a mettere piede sulla riva sinistra del Dnipro, ma non è chiaro se il tentativo di stabilire un avamposto ucraino nella zona controllata dai russi abbia avuto successo. Nei fatti, da quando l'Ucraina ha ripreso Kherson non è mai riuscita ad avanzare al di là del Dnipro. 

Le fortificazioni costruite al confine con la Bielorussia, credit @Planet

"Sebbene le fortificazioni difensive della Russia siano impressionanti per dimensioni", spiegano dal Center for Strategic and International Studies, non è detto che siano sufficienti a "impedire alle forze ucraine di sfondare" le linee nemiche "e riconquistare il territorio conquistato illegalmente dalla Russia".

Per vari motivi. Il primo è che i sistemi di fortificazioni funzionano se dietro c'è un esercito in grado di difenderli e l'esercito di Mosca viene definito "ammaccato e demoralizzato", come dimostrerebbe anche la scelta di schierare su diversi fronti caldi i mercenari della Wagner, la cui esperienza si è rivelata cruciale per conquistare città come Bakhmut e Soledar. Un altro motivo viene individuato nella probabile carenza di reparti mobili in grado di intervenire se l'esercito russo dovesse ritrovarsi a corto di uomini su alcuni fronti. Le stesse fortificazioni potrebbero rivelarsi "meno efficaci di quanto appaiano nelle immagini satellitari" dal momento che per costruirle sono stati utilizzati appaltatori non dotati di "una significativa esperienza di ingegneria militare".

La strategia di Kiev

Secondo alcuni analisti, il fatto che Kiev stia ottenendo successi piuttosto modesti potrebbe essere una conseguenza di una precisa strategia militare che prevederebbe di sondare le difese avversarie attaccando su più fronti, per poi affondare il colpo una volta trovato l'anello debole nelle linee nemiche. Come ha spiegato a Today  Orio Giorgio Stirpe, colonnello dell'esercito italiano in riserva, quelli portati dall’Ucraina potrebbero essere "finti attacchi" per logorare le riserve russe. In sostanza, ha detto l'analista militare, "Kiev provoca con azioni offensive affinché le riserve si spostino nel punto più lontano possibile da quello scelto per il vero attacco. Così che quando quel giorno verrà, le seconde linee russe saranno scoperte".

Non mancano tuttavia i resoconti piuttosto sconfortanti dal fronte. Come quelli raccolti dal New York Times, secondo cui i militari ucraini rimasti feriti hanno parlato di battaglie strazianti, raccontando che la controffensiva non stava andando bene come mostrato in tv. L'esito del conflitto resta molto incerto. 

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