Martedì, 16 Luglio 2024
Situazione difficile / Corea del Nord

In Corea del Nord si muore di fame

Quello che fino a ieri era documentato dalle denunce delle agenzie umanitarie è stato confermato da un'inchiesta della Bbc, che da mesi sta comunicando in segreto con tre persone che vivono nel paese asiatico

Lo spettro della carestia si sta abbattendo nuovamente sulla Corea del Nord. Il paese più isolato al mondo e noto per il suo programma di sviluppo nucleare - che ha portato all'introduzione di sanzioni da parte dell'Onu, Usa e Ue contro Pyongyang - si trova a vivere in una condizione che ha messo a dura prova la popolazione nordcoreana negli anni 90, quando morirono di fame oltre tre milioni di persone. La carenza di cibo in Corea del Nord è peggiorata negli ultimi mesi, in parte a causa della chiusura delle frontiere e della riduzione del commercio tra Cina e Corea del Nord.  

Morire di fame in casa

Quello che fino a ieri era documentato dalle denunce delle agenzie umanitarie è stato confermato da un'inchiesta della Bbc che da mesi sta comunicando in segreto con tre persone che vivono in Corea del Nord, consapevoli di rischiare la vita raccontando quanto succede all'interno del Paese e per questo protette dall'anonimato.

Con l'aiuto dell'organizzazione Daily NK che gestisce una rete di fonti nel paese, l'emittente britannica è riuscita a mettersi in contatto con alcuni nordcoreani, i quali hanno riportato racconti raccapriccianti: nelle città e nei villaggi del paese guidato da Kim Jong Un accade che le persone muoiano a casa semplicemente di inedia. "All'inizio avevo paura di morire di Covid, ma poi ho iniziato a preoccuparmi di morire di fame", ha detto una testimonianza all'emittente britannica. 

La Corea del Nord da sempre non riesce a produrre cibo a sufficienza per i suoi 26 milioni di abitanti. Ma la situazione è precipitata quando, all'inizio della pandemia, il regime del dittatore Kim Jong-Un ha chiuso i confini e ha smesso di importare grano dalla Cina, ma anche i fertilizzanti e i macchinari necessari per coltivare cibo. 

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Le interviste rivelano che "una tragedia devastante si sta abbattendo" sul paese, ha affermato Sokeel Park di Liberty in North Korea (LiNK), che sostiene i fuggitivi nordcoreani. Una donna che vive nella capitale, Pyongyang, e a cui la Bbc ha dato un nome di fantasia, Ji Yeon, ha raccontato che conosceva una famiglia di tre persone, morta di fame a casa: "Abbiamo bussato alla loro porta per dare loro dell'acqua, ma nessuno ha risposto". La cittadina nordcoreana intervistata dalla Bbc ha detto di aver sentito di persone che si erano suicidate in casa o erano scomparse tra le montagne per morire, perché non potevano più guadagnarsi da vivere. 

La scomparsa dei mercati "illegali"

Alla fame e alla repressione brutale di ogni tipo di dissenso, si aggiunge il fatto che il regime è assolutamente isolato: le autorità hanno innalzato recinzioni al confine e ordinato alle guardie di sparare a chiunque cerchi di attraversarlo; il che ha reso quasi impossibile per le persone contrabbandare cibo da vendere al mercato nero, dove prima invece si potevano fare acquisti. 

La Corea del Nord ha chiuso i suoi confini il 27 gennaio del 2020 in seguito alla pandemia da coronavirus e da allora i suoi cittadini sono stati confinati nelle città e nei villaggi, senza possibilità di uscire. I diplomatici e gli operatori umanitari stranieri hanno lasciato il Paese, mentre le guardie di sicurezza hanno l'ordine di sparare a chiunque si avvicini al confine. Con un conseguente ''buco nero dell'informazione'', scrive la Bbc.

Il leader nordcoreano Kim Jong Un

La fortificazione dei confini ha avuto effetti anche sull'economia locale, dove prolifera il commercio informale che ha dato possibilità a molte persone, in particolare le donne, di ottenere qualche guadagno in più. Fino all'80% dei nordcoreani dipende dai "Jangmadang", mercati neri sorti durante la devastante carestia degli anni '90, quando lo stato non poteva più provvedere alla popolazione. I nordcoreani si sono trasformati in imprenditori per necessità e hanno alimento un'economia informale che ha permesso alla popolazione di ottenere beni di prima necessità. Oggi questi mercati sono legalizzati e rappresentano non solo un luogo dove acquistare cibo, vestiti e articoli per la casa. Un commerciante nel Nord del Paese, chiamato Myong Suk, ha raccontato che un tempo quasi tre quarti dei prodotti nel suo mercato locale provenivano dalla Cina, ma che ora i banchi sono "vuoti": egli stesso, che si guadagnava da vivere contrabbandando le merci, ora è privato praticamente di ogni forma di reddito e non ha cibo con cui sfamare la famiglia.

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L'Agenzia per l’alimentazione e l’agricoltura dell’Onu, la Fao, prima della pandemia aveva già rilevato che circa la metà della popolazione nordcoreana era malnutrita. Recentemente le autorità sudcoreane hanno accusato Pyongyang di lasciar morire "decine di persone" per fame ogni giorno. Secondo l'Amministrazione per lo sviluppo rurale della Corea del Sud, il raccolto nordcoreano di cereali del 2022 è stato di 4,51 milioni di tonnellate, con un calo ulteriore rispetto al 2021 del 3,8 per cento. E, a peggiorare la situazione alimentare, il regime ha usato più decisione del solito nello schiacciare le transazioni nei mercati (illegali), il che ha creato ulteriori colli di bottiglia nella distribuzione di prodotti alimentari.

Situazione preoccupante

"Il fatto che le persone della classe media vedano la fame nei loro quartieri è molto preoccupante", ha detto alla Bbc l'economista della Corea del Nord, Peter Ward. "Non stiamo ancora parlando di collasso sociale e carestia su vasta scala, ma il fenomeno è preoccupante". 

Anche il leader nordcoreano Kim Jong Un avrebbe riconosciuto l'entità del problema, facendo riferimento a una "crisi alimentare", mentre compiva vari tentativi per rilanciare la produzione agricola. Nonostante ciò, ha dato la priorità al finanziamento del suo programma di armi nucleari, testando un record di 63 missili balistici nel 2022. Uno studio stima il costo totale di questi test a più di 500 milioni di dollari, più dell'importo necessario per compensare la carenza annuale di grano della Corea del Nord.

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