"Non sopravviverà al Covid". Moglie e figli gli danno l'ultimo saluto, tre mesi dopo Mal torna a casa

La storia di 'Miracle Mal' raccontata dalla moglie alla Bbc: "Ci era stato detto che sarebbe morto il giorno seguente, poi ha iniziato a migliorare"

Sue e Mal Martin, foto da Facebook

"Sono passati esattamente tre mesi dal giorno in cui mio marito è stato portato in ospedale in ambulanza ammalato di Covid-19; tre mesi da quando io e i nostri due figli gli abbiamo inviato un video messaggio per dirgli quanto lo amavamo prima che venisse intubato; poco meno di tre mesi da quando i medici mi hanno detto che le sue possibilità di sopravvivere erano praticamente pari a zero". Eppure, "contro ogni previsione, probabilmente Mal tornerà a casa questa settimana". Inizia così la testimonianza di Sue Martin, 49enne di Cardiff (Galles), alla Bbc. Il marito di Sue, 58 anni, diabetico e già sopravvissuto ad un infarto 4 anni prima, era stato dato per spacciato. Ai familiari era stato detto che sarebbe morto addirittura il giorno dopo. E invece tre mesi dopo è ancora qui.

La moglie aveva già raccontato la sua storia alla BBC Radio 4 ad aprile. Allora, spiega oggi a distanza di mesi, "eravamo consumati dal dolore per ciò che era accaduto e per quello che sarebbe potuto accadere".

Sue aveva raccontato degli ultimi messaggi tra lei e il marito: "Gli scrissi che mi mancava e lui mi rispose: 'Mi manchi anche tu. So che non è il mio momento. Ti prometto che combatterò'". E di quella promessa che lui fece alla figlia adolescente: "Sarò da queste parti ancora per un po’. Al tuo matrimonio non posso mancare". Forse Mal aveva avuto un presentimento. Forse, chissà. I medici erano sicuri che non ce l’avrebbe fatta. Per escorcizzare il dolore, Sue decise di raccontare la sua storia alla Bbc. E di parlare di quell’uomo "fantastico" con cui era stata sposata per 28 anni. "Voglio che le persone lo conoscano, che non venga ricordato solo nelle statistiche".

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Il momento più buio: "Ci hanno detto che sarebbe morto il giorno dopo"

Quasi tre mesi dopo Mal è pronto a tornare a casa dalla sua famiglia, dalle  figlie Hana, 16 anni, e William, di 14.  Una guarigione che ha stupito anche i medici.

Nella lettera inviata alla Bbc la donna ripercorre i momenti più bui della malattia. Mal era in fin di vita, spiega, tanto che "l'ospedale ci autorizzò a fare visita al suo capezzale per salutarlo. Eravamo coperti dalla testa ai piedi con le tute protettive. Ci era stato detto che probabilmente sarebbe morto il giorno seguente".

E invece "il giorno dopo il primario ci telefonò informandoci che c'era stato un piccolo miglioramento". La quantità di adrenalina somministrata all’uomo per mantenere alta la sua pressione sanguigna "poteva essere ridotta. Non abbastanza da suscitare troppe speranze ma comunque un barlume".

Sei settimane di limbo

Nelle settimane successive, spiega Sue, "i medici hanno cercato solo di mantenerlo in vita, dando al suo corpo la possibilità di combattere il virus". E Mal è stato di parola. Non si è lasciato andare, ha lottato per tornare dalla sua famiglia.

"Per sei settimane siamo rimasti in un limbo, è stato come essere sulla montagne russe". Per tutto questo tempo "Mal è rimasto in condizioni critiche, ma aveva molte più probabilità di morire che di sopravvivere".  

Il risveglio e la riabilitazione

L’uomo è rimasto attaccato al ventilatore per 61 giorni. Anche dopo esser risultato negativo al tampone, le sue condizioni sono rimaste molto serie. "Quando dopo mille complicazioni i medici lo hanno svegliato dal coma era così debole che poteva rispondere solo sbattendo le palpebre" racconta Sue.

La riabilitazione è stata lentissima. "La prima volta che l'abbiamo visto, su Facetime (un’app per per videochiamate, ndr), è stato terribile. Giaceva lì, senza vita. Aveva gli occhi aperti ma sembrava che non ci vedesse davvero". Le possibilità che il 58enne avesse subito danni neurologici erano estremamente alte. Poi, un giorno, le nubi hanno iniziato a diradarsi. "Ricordo di essere scoppiata in lacrime quando durante una telefonata (ovviamente una conversazione a senso unico) un'infermiera ci disse che Mal aveva pronunciato la parola 'ciao'. I medici ci hanno suggerito di parlargli ancora con FaceTime e un giorno lui mi ha detto: "Ti amo, voglio tornare a casa".

Le conseguenze del Covid

Ora l’uomo è fuori pericolo ma dovrà sottoporsi ad un intervento chirurgico per amputare parte di pollice, indice e medio della mano destra, compromessi dalla mancanza di circolazione sanguigna. I reni sono rimasti danneggiati, così come i polmoni: per il resto della sua vita – non è una certezza – il 58enne potrebbe soffrire di affanno. Però è ancora qui.

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"Ho avuto la sensazione che il mondo pregasse per noi"

"Mi sono sempre considerata una persona forte", scrive Sue. "Come famiglia abbiamo affrontato molte tragedie", ma la malattia "mi ha fatto capire che ci sono momenti nella tua vita in cui hai bisogno di aiuto". E un aiuto inaspettato è arrivato dalle migliaia di messaggi di affetto arrivati a Sue da tutto il mondo dopo la sua testimonianza alla Bbc. "Non riesco a dirvi quanto mi hanno aiutato" scrive la donna. "I medici dicono che Mal è stato così vicino alla morte che la sua guarigione può essere considerata miracolosa. Non siamo una famiglia religiosa, ma ho avuto la sensazione che tutto il mondo stesse pregando per noi. E forse questo ha avuto un ruolo nella storia di 'Miracle Mal', perché così d’ora in poi sarà ricordato da tutti".

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