Sabato, 10 Aprile 2021
Israele

Coronavirus, shock in Israele: si torna ad un passo dal lockdown

Quasi mille casi di contagi al giorno: il premier Netanyahu ha ordinato la chiusura "con effetto immediato" di bar, palestre, piscine, sale per eventi e ogni luogo di spettacolo. Imposta la distanza di almeno due metri.

la spiaggia di tel aviv in Israele (Foto ansa)

Il governo israeliano ha annunciato una serie di drastiche misure per ridurre il contagio da coronavirus dopo che l'epidemia ha ripreso a correre. In Israele, come nella vicina Cisgiordania, si sta assistendo ad una forte ripresa del contagio. Dopo essere precipitati a poche decine di contagi al giorno in maggio, i nuovi casi positivi ormai saliti intorno ai mille ogni 24 ore. Attualmente i casi attivi sono 11.600, un record mai raggiunto in precedenza. 

Il premier Benyamin Netanyahu durante il consiglio dei ministri ha ordinato la chiusura, "con effetto immediato", di bar, palestre, piscine, sale per eventi e ogni luogo di spettacolo.

Sono vietate le riunioni pubbliche con più di venti persone, ma in ogni caso tutti devono indossare la mascherina e mantenere una distanza di almeno due metri. "Siamo ad un passo dal lockdown", ha detto il premier introducendo misure che sono un significativo passo indietro rispetto alla riapertura iniziata a maggio.

I ristoranti rimangono aperti, ma possono avere un massimo di 20 clienti all'interno e 30 all'esterno, con tavoli ben distanziati. A bordo degli autobus non possono esserci più di venti passeggeri e si viaggia con i finestrini aperti, senza aria condizionata. Il 30% degli impiegati pubblici deve lavorare a casa, eventi sportivi senza pubblico, aboliti campi e corsi estivi, ad eccezione di quelli per i bambini della materna e i primi quattro anni delle elementari.

Il governo, scrive Times of Israel, avrebbe voluto chiudere le sinagoghe. Ma il ministro dell'Interno Aryeh Deri, del partito ultraortodosso Shas, si è impuntato, ottenendo che rimangano aperte. Il numero massimo dei presenti sarà di 19 persone, un numero non casuale perché il quorum minimo per una preghiera ebraica (minian) è di dieci persone. Rimangono aperte anche le yeshiva, i seminari religiosi. Il partito ultraortodosso Torah unita nel giudaismo aveva minacciato l'uscita dal governo in caso contrario.

Coronavirus, ora sono i palestinesi a chiedere la chiusura dei valichi

Intanto il primo ministro palestinese Mohammad Shtayyeh ha chiesto a Israele di chiudere tutti i valichi di passaggio al confine con la Cisgiordania per fermare il contagio del coronavirus.

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