Sabato, 6 Marzo 2021
Regno Unito

Il nuovo lockdown nel Regno Unito (e l'incubo del Natale con Covid-19)

Restrizioni per milioni di cittadini nel nord del Paese. Londra trema. Johnson ha lanciato un appello a rispettare le disposizioni per evitare che si arrivi a fine anno in emergenza

Boris Johnson adesso procede con la massima cautela. Ma un nuovo lockdown sarebbe una mazzata forse insopportabile per l'economia del Regno Unito. Nuove misure di lockdown intanto sono state stabilite per milioni di residenti nelle contee nordorientali dell'Inghilterra, che vengono di nuovo sottoposti a misure misure più restrittive, a causa dell'aumento dei casi di positività al coronavirus.

Il nuovo lockdown nel Regno Unito

Le restrizioni vietano ai residenti di incontrare altre persone fuori dal loro "bolla" sociale, e scatta anche il coprifuoco sulla vita notturna. I residenti nelle zone interessate non possono utilizzare i trasporti pubblici se non in casi di assoluta necessità - come recrsi a scuola o al lavoro - e non potranno assistere ad alcun avvenimento sportivo. Le nuove misure restrittive si applicano nelle zone - molto popolose - di Newcastle, Northumberland, North Tyneside, South Tyneside, Gateshead, County Durham e Sunderland. Ma provvedimenti simili riguardano anche le grandissime aree metropolitane di Manchester e Birmingham. In tutto una decina di milioni di cittadini britannici. 

Va fatta una specificazione importante: in Gran Bretagna parlano di lockdown per indicare le misure restrittive introdotte per combattere la diffusione del coronavirus, dalla chiusura dei locali pubblici e di svago alla limitazione degli incontri personali, ma tutto ciò non implica necessariamente il confinamento in casa, come in Italia: c'è molta più elasticità. Ciò non toglie che la situazione sia seria.

Un altro lockdown in Inghilterra è "l'ultima linea di difesa" da adottare, ma non è da escludere spiega oggi ai connazionali il ministro della salute Matt Hancock, avvertendo che la "situazione è molto grave". Nelle ultime settimane si è verificata una neta "accelerazione" dei casi: "Ora è fondamentale che le persone seguano le regole", così "possiamo evitare di dover prendere altre serie misure". 

L'impennata di contagi in Inghilterra

Sul Corriere della Sera Luigi Ippolito racconta i dettagli della risposta del governo a un’impennata dei contagi che ha visto ieri registrare oltre 4mila nuovi casi a livello nazionale.

Il timore ora è che queste restrizioni potrebbero essere estese al resto del Paese, a partire da Londra, dove i casi di coronavirus sono raddoppiati nelle ultime due settimane. Già lunedì scorso era scattata in tutto il Paese la «regola del sei», che vieta di riunirsi, anche in casa e con parenti, in gruppi di più di sei persone. E ieri il primo ministro Boris Johnson ha lanciato un appello pubblico dai giornali a rispettare questa disposizione per «appiattire la gobba del cammello» e così «salvare il Natale»: perché se queste misure dovessero restare in piedi fino a dicembre, allora addio cenone. Ma il governo di Londra sembra in realtà in pieno panico:efiltra la notizia che se nel giro di due settimane i contagi non dovessero rientrare, scatterebbe un nuovo lockdown su base nazionale, inclusa la raccomandazione a lavorare sempre da casa. 

I dati che arrivano dal resto d'Europa non sono rassicuranti. Ma è nel cuore di Londra che è evidente come il mondo non sia più lo stesso. "La capitale britannica è una città spenta - scrive Ippolito -  che non è mai veramente tornata alla normalità: e ora teme l’arrivo di un nuovo lockdown. Che, intendiamoci, non significa tutti barricati in casa: qui non è mai stato così, neppure all’apice della pandemia, anche allora si andava a passeggio tranquilli. Ma comporterebbe comunque una serie di restrizioni che infliggerebbero il colpo di grazia a una metropoli già ferita a morte".

Nessuno va più in centro e a soffrirne sono tutte le attività che dipendevano dal flusso di pendolari. «Pret à Manger», la catena di sandwich onnipresente, ha dovuto licenziare un terzo del personale perché tante sue filiali restano chiuse. I ristoranti lavorano a singhiozzo e anche quelli chic si sono convertiti al takeaway per sopravvivere. Un esempio: la Brasserie Zédel dietro Piccadilly Circus, dove prima si lottava per un tavolo, adesso a pranzo resta chiusa e la sera apre solo tra le 6 e le 9.

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