Martedì, 1 Dicembre 2020
Repubblica Ceca

Perché il Paese che aveva scampato la prima ondata ora è tra quelli messi peggio al mondo

L'epidemia è fuori controllo in Repubblica Ceca, ieri 14.151 casi: quasi come l'Italia, ma con 10 milioni di abitanti: come si è arrivati a questo punto? Rilassamento estivo e ritardo nel prendere decisioni quando la curva dei contagi ha iniziato a salire con grande rapidità

Un nuovo ospedale da campo a Praga . EPA/MARTIN DIVISEK

Più nuovi casi di coronavirus per 100.000 abitanti rispetto a qualsiasi altro paese al mondo. L'epidemia è ampiamente fuori controllo in Repubblica Ceca, che ieri ha registrato 14.151 nuovi casi di coronavirus, in calo rispetto al record di 14.968 del giorno precedente, ma sempre numeri altissimi, con un ritmo di crescita impressionante. Per dare l'idea: hanno quasi lo stesso numero di contagi quotidiani dell'Italia, ma con 10 milioni di abitanti complessivi invece di 60. Praga deve far fronte alla maggiore ondata europea di nuovi casi di COVID-19: la Repubblica Ceca conta una popolazione inferiore agli abitanti della Lombardia; ha totalizzato 223.065 infezioni da marzo. I decessi sono saliti complessivamente a 1.845 dai 1.739 segnalati un giorno prima, che includono 55 morti ieri, insieme a dati rivisti dei giorni precedenti. È probabile che il governo ceco chieda al parlamento di estendere i poteri dello stato di emergenza che ad oggi dovrebbero scadere il 3 novembre: il governo ha già annunciato la chiusura della maggior parte dei negozi al dettaglio insieme a ulteriori restrizioni per bloccare i contatti sociali.

Covid, perché la Repubblica Ceca è messa male

L'esercito ceco sta finendo di allestire il primo ospedale da campo a Praga per accogliere i malati di Covid-19. Con 500 posti letto e 10 unità destinate alle terapie intensive, il nuovo ospedale sarà pronto per il weekend.

La crisi è talmente grave che quando il primo ministro Andrej Babis si è presentato davanti ai giornalisti durante una conferenza stampa in diretta mercoledì, ha fatto qualcosa che pochi leader fanno. Ha chiesto scusa ai cechi, per ben cinque volte. Ha candidamente ammesso che lui e l'esecutivo che guida hanno commesso errori nella gestione dell'epidemia e ha chiesto alle persone di seguire d'ora in avanti tutte le regole.  "Mi dispiace per le nuove restrizioni che avranno un impatto sulla vita di imprenditori, cittadini, dipendenti. Mi dispiace anche di avere in passato escluso la possibilità che tutto ciò accadesse, perché non potevo immaginare cosa sarebbe successo", ha detto Babis. Le nuove misure ceche sono entrate in vigore giovedì mattina, prevedono limiti alla libera circolazione delle persone e la chiusura di servizi e negozi non essenziali.  Martedì è stato anche ripristinato un rigoroso giro di vite sulle mascherine , che le ha rese obbligatorie ovunque nelle aree urbane e nelle automobili.

Per mesi il premier aveva rifiutato di imporre regole più severe, specificando che la priorità era quella di tutelare l'economia. Solo poco prima di metà settembre le mascherine sono tornate obbligatorie in tutti gli spazi chiusi in Repubblica Ceca dopo un primo peggioramento della situazione epidemiologica nel Paese. Nell'estate l'obbligo riguardava soltanto i mezzi del trasporto pubblico. Proprio il rilassamento estivo e il ritardo nel prendere decisioni quando la curva dei contagi ha iniziato a salire sono la causa della situazione attuale.

Il coronavirus si è diffuso in maniera incontrollata

La conseguenza è stata la diffusione incontrollata del virus. La Repubblica Ceca era stata ampiamente e planetariamente elogiata per il modo in cui aveva gestito la prima ondata di pandemia in primavera, quando il governo aveva reso le maschere obbligatorie praticamente ovunque in un momento in cui la maggior parte del mondo occidentale nemmeno ci pensava. In estate poi le restrizioni sono state messe nel cassetto, e ritirate fuori solo l'altroieri. Troppo tardi. Il governo riteneva di avere sotto controllo l'epidemia, ma Babis ha ammesso mercoledì che il paese è diventato "vittima del proprio successo".

La situazione è così seria che la Guardia Nazionale degli Stati Uniti, paese storicamente amico, ha inviato 28 medici per aiutare il sistema sanitario ceco in difficoltà e anche l'Unione europea spedisce 30 ventilatori a Praga.

Il ministro della Sanità Roman Prymula ha confermato che il sistema sanitario ceco raggiungerà presto i limiti delle sue capacità, nonostante il massiccio aumento del numero di letti nei reparti Covid e il freno a tutte le cure e gli interventi non essenziali. Saranno settimane complicate: più che in primavera, molto di più. Come appare evidente dal grafico seguente, il paese aveva di fatto scampato la prima ondata quasi totalmente.covid repubblica ceca-2

Fonte immagine: Google/Wikipedia

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