Coronavirus, dagli Usa cattive notizie: "Pandemia è all'inizio, peggiorerà e il virus non è più debole"

L'immunologo statunitense Fauci: "Dobbiamo aspettarci una diffusione del contagio ancora più vasta. Negli Usa l'epidemia non è sotto controllo. Non c'è proprio alcuna prova che il virus stia diventando più debole". Ricciardi: "Nel mondo è uno dei momenti peggiori"

Un passante a Downtown Miami, Florida, USA. Foto ANSA/EPA/CRISTOBAL HERRERA-ULASHKEVICH

Non sono incoraggianti i numeri che arrivano dal continente americano. Dagli Stati Uniti, al Brasile, il coronavirus continua a correre. La pandemia globale COVID-19 è "ancora all'inizio" e il virus "è sempre più forte". Lo sostiene in un'intervista al Corriere della Sera è l'immunologo statunitense Anthony Fauci, numero uno della lotta al contagio negli Usa, secondo il quale, per vedere la fine dell'epidemia, dovremo aspettare l'arrivo del vaccino "probabilmente tra la fine del 2020 e l'inizio del 2021".

"A meno che tutti i diversi paesi non adottino misure di contenimento, dobbiamo aspettarci una diffusione del contagio ancora più vasta. Negli Stati uniti abbiamo un problema, perché la nostra epidemia non è sotto controllo. Stiamo osservando grandi focolai in Brasile, Sud Africa e ora in Asia. In definitiva siamo soltanto all'inizio della pandemia globale che, molto probabilmente, peggiorerà ulteriormente, prima di migliorare", sostiene Fauci, per il quale "non c'è proprio alcuna prova che il virus stia diventando più debole" e quindi "il coronavirus è destinato a restare con noi per un tempo considerevole, fino a quando non avremo adottato misure molto buone di contenimento e non avremo messo a punto il vaccino".

Fauci sembrava essere stato messo un po' da parte dal presidente Usa Donald Trump, ma l'immunologo nega che volesse licenziarlo. "In realtà mi ascolta molto, anche se non tutte le volte. Adesso è molto interessato a riaprire il paese e a riattivare l'economia". Gli Stati uniti hanno superato la quota di 3 milioni di contagi da COVID-19 accertati. Lo rileva la Johns Hopkins University.

Il bilancio ufficiale dell'epidemia negli Usa è di 131mila morti, ma la Casa bianca intende spingere per misure di riapertura, a partire da quella della scuole. Il vicepresidente Mike Pence ha definito "troppo dure" alcune misure di lockdown introdotte per cercare di contenere il contagio. Intanto Tulsa, la città dell'Oklahoma dove Donald Trump ha tenuto un comizio venti giorni fa, ha registrato 206 nuovi casi di coronavirus martedì e 261, il numero più alto, lunedì. "Negli ultimi due giorni abbiamo avuto quasi 500 casi e sappiamo che ci sono stati diversi grandi eventi poco più di due settimane fa", afferma Bruce Dart, il direttore del dipartimento della Salute della contea.

"La pandemia non è assolutamente sotto controllo: il resto del pianeta in questo momento soffre uno dei momenti peggiori, dagli Stati Uniti, al Brasile all'Africa - dice a Sky Tg24 Walter Ricciardi, professore di Igiene all'Università Cattolica e consulente del Ministero della Salute - In Italia ci sono dati mediamente buoni, ottimi in alcune regioni, discreti in altre. Dovremo limitare i focolai e essere bravi a rintracciare e isolare i casi positivi".

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Coronavirus in Africa: la crisi "continuerà per molti mesi"

La crisi sanitaria legata al coronavirus "continuerà per molti mesi" anche nel continente africano dove il numero di casi "continua ad aumentare", ha osservato ieri l'Agenzia francese per lo sviluppo (AFD), chiedendo "cautela", scrive il quotidiano Le Figaro. "Se l'epidemia non è esplosa in Africa e se la catastrofe sulla salute che alcuni hanno annunciato non ha avuto luogo, è tuttavia necessario fare molta attenzione perché molti paesi stanno affrontando oggi una trasmissione comunitaria che è molto attiva e il numero di casi continua a crescere", dice Christophe Paquet, direttore della divisione Salute e protezione sociale di AFD. L'Africa è - dopo l'Oceania - il continente meno colpito dalla pandemia, con circa 500.000 casi, tra cui quasi 11.700 morti, secondo un conteggio dell'AFP del 7 luglio. All'inizio di aprile, AFD si è impegnata, con l'iniziativa "Covid-19 - Joint Health", a mobilitare 1,2 miliardi di euro entro settembre 2020. "Tre mesi dopo il suo lancio, l'iniziativa ha già permesso di finanziare 29 progetti in risposta alla pandemia, distribuiti in 23 paesi africani, per un totale di 512 milioni di euro, di cui 57 milioni in donazioni e 455 milioni sotto forma di prestiti agli Stati e alle banche di sviluppo pubblico che sono partner dell'AFD".

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