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Martedì, 5 Marzo 2024
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Cosa sta succedendo in Sri Lanka (e perché)

Lo Sri Lanka vive la peggiore crisi istituzionale ed economica dal 1948, l’anno in cui il paese ottenne l’indipendenza dal Regno Unito

Lo Sri Lanka vive la peggiore crisi istituzionale ed economica dal 1948, l’anno in cui il paese ottenne l’indipendenza dal Regno Unito. Gli eventi e le immagini che arrivano dalla nazione dell’Asia Meridionale raccontano di un paese in rivolta, piegato da una crisi economica senza precedente e da un dissenso politico nei confronti della famiglia Rajapaksa, che ha coperto i ruoli apicali del governo per più di un ventennio.

La rocambolesca fuga

Il presidente in carica Gotabaya Rajapaksa è riuscito a fuggire nella notte dal paese e a rifugiarsi alle Maldive a bordo di un aereo militare, dopo che i funzionari dell’Aeroporto internazionale di Colombo gli avevano impedito di imbarcarsi alla volta di Dubai il giorno prima. Anche al fratello minore del presidente, Basil Rajapaksa, in carica come ministro delle finanze, è stato impedito di salire a bordo di un volo per Dubai in rotta verso gli Stati Uniti, dove ha doppia cittadinanza. Basil avrebbe lasciato lo Sri Lanka martedì notte.

Carovita, i manifestanti costringono il presidente dello Sri Lanka a fuggire

Il numero uno dello Sri Lanka ha utilizzato un espediente previsto dalla Carta costituzionale locale per evitare l’arresto: godendo dell’immunità per evitare l'arresto, Rajapaksa si è dato alla fuga prima di dare le dimissioni nella giornata di oggi 13 luglio, come annunciato dalla stesso presidente lo scorso 9 luglio, quando i cingalesi hanno preso d’assalto la sua residenza presidenziale al grido “GotaGoGama” (Gota Go Home).

Dopo la fuga del leader 73enne, lo Sri Lanka ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale. "Poiché il presidente è fuori dal Paese, è stato dichiarato lo stato di emergenza per gestire la situazione nel Paese", ha detto il portavoce del premier Dinouk Colombage. Stando a quanto previsto dalla Costituzione, il timone del governo è passato nelle mani del primo ministro, Ranil Wickremesinghe, anch’egli inviso ai manifestanti anti-governativi che nella mattinata di oggi hanno preso d’assalto il suo ufficio a Colombo.

Wickremesinghe, che è adesso è presidente ad interim fino alla formazione di un nuovo governo di unità di tutti i partiti, è diventato premier lo scorso maggio quando l’ex primo ministro dello Sri Lanka, Mahinda Rakapaksa (fratello del presidente Gotabaya) ha rassegnato le sue dimissioni “con effetto immediato” a causa delle violente proteste popolari per il suo ruolo nella crisi economica del paese.

Una crisi già annunciata

L’attuale sconvolgimento politico era annunciata da tempo. L’amministrazione Rajapaksa è accusata di aver contribuito alla grave crisi economica che da mesi sta causando al paese continui blackout e carenze di cibo, carburante e medicinali.

Per capire le origini della rivolta popolare, bisogna fare un salto indietro fino allo scorso 31 marzo, quando ingenti manifestazioni contro il governo hanno preso corpo nella capitale del paese, Colombo. Allora lo Sri Lanka ha dovuto dichiarare l’emergenza nazionale e imporre il coprifuoco per cercare di sedare le proteste rivolte alla figura del presidente Gotabaya Rajapaksa - eletto nel 2019 ed esponente di una dinastia politica corrotta – accusato di aver mandato il paese in bancarotta. Il crac economico è legato a doppio filo alla famiglia Rajapaksa, che ha amministrato per oltre due decenni il paese come un’impresa di famiglia,  privando lo Sri Lanka delle sue ricchezze a totale vantaggio degli esponenti della famiglia.

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Molti cingalesi si sono trovati così senza benzina e beni di prima necessità, poiché lo Sri Lanka non è più in grado di importarli. È scattato così l’allarme della crisi alimentare: secondo l'Onu, circa l'80% della popolazione è costretta a saltare i pasti perché non può più permettersi di comprare cibo.

Come una conversione frettolosa al biologico ha contribuito alla crisi in Sri Lanka

Alla radice della crisi alimentare viene indicata la scelta di Rajapaksa, che risale all'aprile del 2021, di imporre un improvviso divieto sui fertilizzanti chimici. La decisione ha colpito gli agricoltori e le loro terre, che hanno visto il raccolto ridursi tra il 40 e il 60 per cento, sufficiente appena per sfamare i nuclei familiari dei coltivatori.

Insolvente verso i creditori

Lo scorso maggio, il paese asiatico è andato in default per la prima volta nella sua storia,  entrando nella peggiore crisi finanziaria degli ultimi 70 anni. A metà aprile, infatti, Colombo ha imposto un freno al rimborso del debito estero (circa 51 miliardi di dollari) e aveva accettato di trattarne la ristrutturazione con il Fondo monetario internazionale, che dovrebbe versare nelle casse del paese circa 3 miliardi di dollari.

Prima di darsi alla fuga, Gotabaya aveva chiesto aiuto all'India e alla Cina – i principali creditori - e si è rivolto anche al presidente russo Vladimir Putin per chiedere un ulteriore sconto sulle importazioni di carburante. Non è la prima volta che il presidente cingalese va a bussare alla porta del Cremlino: la Russia è stata in passato uno dei principali fornitori di turisti per lo Sri Lanka.

Alla grave crisi economica, si aggiunge anche il crollo del turismo, su cui si fonda l’economia nazionale, a causa del Covid. Il settore turistico aveva preso slancio dopo la fine della guerra civile terminata nel 2009, quando l’allora ministro della Difesa Gotabaya Rajapaksa su ordine del fratello Mahinda, allora presidente, decimò la minoranza Tamil (che compone parte dei 22 milioni di abitanti del paese, oltre a musulmani e cingalesi) con un’offensiva spietata. L’attuale presidente Rajapaksa, in fuga dal paese che ha portato al lastrico economico, è accusato anche di crimini di guerra.

La richiesta di dimissioni per Wickremesinghe

Il sistema di sicurezza si rafforza. Il premier e presidente ad interim Wickremesinghe ha incaricato l'esercito e la polizia di "fare ciò che è necessario per ristabilire l'ordine", dopo che i manifestanti anti-governativi hanno preso d'assalto il suo ufficio, lasciando preludere a un'escalation di violenza. E ha puntato il dito contro i manifestanti che, a suo dire, "vogliono impedirmi di assolvere le mie responsabilità di presidente ad interim", ha aggiunto in un discorso alla tv di Stato.

Anche Wickremesinghe si è dato alla fuga e ancora non è nota la sua posizione. C’è solo una certezza: il premier non è ben visto dai manifestanti che, prima di prendere d'assalto il suo ufficio, recitavano lo slogan "Ranil vai a casa!", mentre sui social circolavano le immagini dell’opulenza dei palazzi della famiglia Rajapaksa.

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