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Giovedì, 13 Giugno 2024
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Covid, la Cina è di nuovo nei guai: perché non riesce a gestire la pandemia

Da giorni arrivano notizie catastrofiche dalla Cina: i contagi sono in aumento esponenziale e i dati sul tasso di mortalità sono poco chiari, mentre incombe il rischio di collasso sanitario

La Cina sembra essere tornata al 2020, quando il paese registrò i primi casi di Covid-19 in tutto il mondo. A distanza di tre anni, la Repubblica popolare cinese non sembra aver trovato una soluzione all'èra post corovavirus. Con l'immediata inversione U della politica Zero Covid, non ci sono più lockdown, sono stati smantellati covid-center e app di tracciamento e al lavoro si va anche da positivi.

In poco tempo, la Cina è sprofondata nel caos. I funzionari cinesi e i media statali tuttavia minimizzano, e rilanciano la propaganda secondo cui la draconiana politica anti virus ha permesso alla popolazione cinese di salvarsi dal virus in questi lunghi anni. Ma cosa sta accadendo nel paese di 1,4 miliardi di persone che conta solo 5,242 decessi per Covid dall'inizio della pandemia?

I pochi medici alle prese con il picco dei contagi

Da giorni arrivano notizie catastrofiche dalla Cina: i contagi sono in aumento esponenziale e i dati sul tasso di mortalità sono poco chiari, mentre incombe il rischio di collasso sanitario. La repentina inversione a U del governo centrale sulla politica Zero Covid è stata giustificata dal cambiamento della percezione di pericolo legato al virus. A inizio mese, la vicepremier cinese, Sun Chunlan, ha definito la variante Omicron meno letale dei precedenti ceppi, aprendo a una nuova fase in cui la Cina si troverà ad affrontare nuove situazioni e nuovi compiti. Perché l'allentamento delle restrizioni anti virus è arrivato proprio nella stagione invernale, durante la quale si registra un boom di casi influenzali.

Per ovviare al problema, la Commissione nazionale per la Salute ha annunciato lo scorso 14 dicembre l’apertura di 14mila cliniche per la febbre in grandi ospedali e di altre 33mila all’interno di ospedali di comunità. Le strutture ospedaliere sono ormai al collasso, ma devono ancora affrontare una situazione che si presenta già complicata.

A peggiorare il quadro sarà il Capodanno Lunare, quando migliaia di cinesi si sposteranno da provincia a provincia, dai centri urbani alle zone rurali, meno preparate a fronteggiare un'emergenza sanitaria. È per questo probabile che nelle prossime settimane, secondo la società britannica Airfinity, le infezioni in Cina superino il milione al giorno, con più di 5.000 decessi giornalieri. Previsioni che sono in linea con i dati (non ufficiali) che in queste ore stanno circolando sul web cinese. Secondo una serie di documenti attribuiti alla Commissione sanitaria nazionale cinese, risalenti al 21 dicembre, la Cina ha registrato 248 milioni di contagi da Covid-19 dal primo al 20 dicembre, pari al 17,56 per cento della popolazione totale. 

Per far fronte al picco dei contagi (atteso nei prossimi giorni), negli ospedali della capitale sono giunti medici e operatori sanitari da diverse parti del paese. Stando a quanto scrive il giornale cinese Economic Observer in un articolo poi scomparso da internet, a Pechino stanno giungendo medici e infermieri da altre province, in particolare dallo Hunan (nella Cina interna) e dalle province orientali del Jiangsu e dello Shandong. 

La situazione è critica negli ospedali, dove le unità di terapia intensiva e le cliniche per il trattamento del Covid-19 sono sotto forte pressione e non riescono a soddisfare tutte le richieste dei pazienti. La difficoltà nel gestire grandi quantità di pazienti ha portato a soluzioni emergenziali come quella di fornire le cure direttamente nelle automobili o fare attendere a lungo i malati prima di essere ricoverati. Sui social media circolano video in cui emergono le difficoltà degli ospedali della capitale: in diverse strutture mancano scorte di ossigeno e non ci sono letti sufficienti per accogliere tutti i pazienti in arrivo.

Il timore di un incremento dei decessi può divenire presto realtà. La bassa copertura vaccinale della popolazione anziana ha spinto le autorità a premere l'acceleratore sulle vaccinazioni, soprattutto tra le persone ultraottantenni. 

Perché la Cina non ha vaccinato gli anziani?

Ma quanti sono gli accessi negli ospedali in Cina? Negli ultimi due rapporti settimanali dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, i dati sugli ospedali cinesi sono assenti: Pechino ha infatti smesso di comunicare informazioni aggiornate riguardo ai nuovi ricoveri per Covid-19. L'Oms sostiene tuttavia che che l'assenza dei dati sia dovuta a una difficoltà nel conteggio dei casi da parte delle autorità cinesi. 

Ci sono dubbi anche sui numeri reali dei pazienti morti. Sono cambiati i criteri per il conteggio dei decessi legati al Covid. Da diversi giorni vengono considerate solo le morti direttamente riconducibili a insufficienza respiratoria causata dal virus. Secondo la Commissione nazionale della Salute, non saranno conteggiati i casi di pazienti che, per esempio, hanno avuto un infarto dopo essere stati infettati. I dati ufficiali sono diventati quindi inaffidabili, dopo che il paese abitato da 1,4 miliardi di persone ha abbandonato la politica Zero Covid.

Scaffali vuoti e fattorini sotto stress

Non va meglio per le farmacie che si sono svuotate a seguito del compulsivo acquisto di farmaci da banco, come ibuprofene, antipiretici e sciroppi. Online sono andati a ruba anche limoni, pesche sciroppate e qualsiasi tipo di integratore con la vitamina C. Proprio per far fronte all’enorme richiesta di ordini online, il gigante dell’e-commerce JD ha fatto sapere che manderà su Pechino mille lavoratori in più per sanare i ritardi nelle consegne. 

Perché non conosciamo il numero reale di morti per Covid in Cina

La carenza di personale si registra quindi anche nel settore delle consegne sottoposto a forte stress. Grandi gruppi dell'e-commerce come JD, Cainiao e Sf stanno reclutando personale da Shanghai e dalle zone limitrofe alla metropoli (come nelle province di Jiangsu e Zhejiang, ma anche dallo Heilongjiang), per soddisfare le esigenze dei residenti nella capitale, soprattutto per quanto riguarda le consegne di medicinali, mascherine e kit per il tampone: solo la scorsa settimana, il colosso Meituan ha aumentato il personale operativo nella capitale del 215% in un solo giorno. 

Cosa si poteva evitare?

Tre anni dopo il primo focolaio di Wuhan, la Cina è alle prese con un disastro nato dalla propria incapacità di sviluppare una corretta campagna di trattamento del virus, poiché si è concentrata invece sulla prevenzione dal Covid. Pechino non ha infatti reso obbligatoria la vaccinazione per le persone maggiormente a rischio, privilegiando invece l'immunizzazione per le persone giovani e in età lavorativa.

Nel paese, dove manca attualmente un'immunità di gregge, sono stati utilizzati vaccini cinesi che non offrono una copertura per i nuovi ceppi del virus. Il governo centrale, per arginare la deriva del caos attuale, avrebbe dovuto importare dall'estero vaccini mRNA che offrono una migliore copertura soprattutto per quanto riguarda l’ospedalizzazione. Una scelta che ha pesato anche sul bilancio dello stato. In questi anni, la gran parte della spesa sanitaria dedicato al Covid è stata indirizzata in test di massa e centri di quarantena a scapito del potenziamento delle strutture ospedaliere. 

La Bank of China ha stimato che i soli test di massa, disponibili solo per due terzi della popolazione cinese, hanno generato una spesa annuale di 700 miliardi di yuan (quasi 100 miliardi di dollari). La strategia zero Covid, combinata alla crisi del settore immobiliare e al balzo della disoccupazione giovanile (+19%), ha inflitto danni al modello economico cinese. E adesso, le previsioni di crescita del Pil sono tutte riviste al ribasso. In poche parole, la Cina è impreparata a gestire il caos che lei stessa ha generato. 

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