Martedì, 27 Ottobre 2020
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Mondo / Paesi Bassi

La donna morta dopo essersi ammalata per la seconda volta di Covid-19

Il caso di una 89enne olandese che a distanza di 59 giorni dalla prima infezione ha iniziato ad accusare nuovamente febbre, tosse e mancanza di respiro. Al momento gli episodi di reinfezione restano comunque una rarità

È possibile ammalarsi due volte di Covid-19? Non solo (purtroppo) la risposta sembra affermativa (anche se i casi documentati sono finora molto rari), ma la seconda infezione può rivelarsi anche più insidiosa della prima. È successo ad una donna olandese di 89 anni deceduta a causa della Covid-19 dopo essere guarita completamente dalla prima infezione. Il caso viene segnalato in un articolo della Oxford University Press.

La donna aveva il sistema immunitario compromesso a causa di un raro tipo di tumore del sangue. Ciò nonostante era riuscita a superare la Covid-19: ricoverata in ospedale con febbre e tosse era stata dimessa cinque giorni dopo allorquando i sintomi, fatta eccezione per una stanchezza persistente, sembravano completamente scomparsi.

Olanda, donna muore dopo essersi ammalata per la seconda volta di Covid

A distanza 59 giorni dopo il primo episodio di Covid-19, e 48 ore dopo l'inizio di un nuovo ciclo di chemioterapia, la paziente ha iniziato ad accusare nuovamente febbre, tosse e mancanza di respiro. Il tampone è risultato positivo, mentre i test che avrebbero dovuto rilevare la presenza di anticorpi contro il virus hanno dato esito negativo. Otto giorni dopo la reinfezione le condizioni dell’anziana sono peggiorate, fino al decesso arrivato dopo due settimane.

Le analisi effettuate avrebbero confermato che la composizione genetica del virus nelle due infezioni era diversa: il ripresentarsi della malattia non sarebbe dunque dovuta ad una evoluzione del coronavirus.

Reinfezione, i casi sono rari 

Va comunque sottolineato che i casi di reinfezione documentati in tutto il mondo sono estremamente rari. È già successo però che la seconda volta la malattia possa manifestarsi in maniera anche più severa della prima. È stata la rivista Lancet a riportare di recente il caso di un giovane di 25 anni del Nevada che si è ammalato di Covid-19 due volte nel giro di pochi mesi, e la seconda volta con sintomi molto più gravi rispetto alla prima.

Il 25enne americano, che non aveva problemi di salute o difetti immunitari noti che lo rendessero yra le categorie "fragili" o "a rischio", ha manifestato i primi sintomi, non troppo gravi, il 25 marzo: mal di gola, tosse, mal di testa, nausea e diarrea. Il 18 aprile è risultato positivo per la prima volta. Il 27 non aveva più sintomi e in entrambi i test svolti il 9 e il 26 maggio è risultato negativo. 

Il peggio sembrava alle spalle e senza nemmeno strascichi importanti. I sintomi però si sono riaffacciati il 28 maggio. Il 5 giugno risulta nuovamente positivo con gravi sintomi respiratori tali da richiederne il ricovero in ospedale. Di una cosa gli scienziati paiono certi: non può essersi trattato di una recidiva del primo contagio. Il motivo è che un confronto dei codici genetici dei virus analizzati nelle due occasioni ha mostrato che erano troppo diversi per essere causati dalla stessa infezione. 

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Potrebbe il virus che lo ha infettato ad aprile essere rimasto nel suo corpo ed essere mutato così tanto nei successivi 48 giorni da aver acquisito tutti quei cambiamenti quando è stato testato a giugno? È estremamente improbabile, secondo i ricercatori. "I nostri risultati indicano che un contagio potrebbe non proteggere necessariamente da future infezioni", ha detto il dott. Mark Pandori, dell'Università del Nevada. Doppi contagi si sono registrati a Hong Kong, in Belgio e nei Paesi Bassi ma lì il secondo episodio non era mai stato più grave del primo.

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