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Lunedì, 6 Dicembre 2021
Johnson frena / Regno Unito

Covid: il Piano B inglese per un inverno con decine di migliaia di casi al giorno

Una persona su 55 in Inghilterra ha avuto il Covid la scorsa settimana: è il tasso più alto dalla fine di gennaio. Il governo spera nelle terze dosi per evitare nuove restrizioni, tra cui il passaporto vaccinale per accedere a luoghi affollati. Ieri leggera discesa dei casi

39.962: i contagi scendono sotto quota 40mila per la prima volta dopo 11 giorni nel Regno Unito. E scende sotto quota 100 anche il numero delle vittime in un giorno, ieri sono state 72. Ma le cifre del weekend sono sempre da prendere con le pinze perché la raccolta dei dati funziona meglio nei giorni feriali. Circa 8mila i ricoverati negli ospedali. Il picco di oltre 35mila ricoverati di inizio 2021 è lontanissimo.

L'aumento dei casi di Covid nel Regno Unito

Sono settimane di preoccupazione sul fronte del Covid nel Regno Unito. L'ipotesi di un autunno e un inverno senza restrizioni di alcun tipo perde forza giorno dopo giorno, a causa dell'alto numero dei contagi, che veleggia intorno al numero di 40mila ogni 24 ore. Troppi per non mettere sotto pressione il governo di Boris Johnson che si starebbe apprestando ad attuare in Inghilterra almeno in parte il 'Piano B', reintroducendo una serie di misure restrittive, tra cui il pass vaccinale. L'agenzia per la sicurezza sanitaria, la Ukhsa, da giorni ha ormai contattato le varie autorità locali inglesi per sollecitare il loro sostegno all'immediata attuazione del piano invernale.

Johnson ha finora ripetutamente respinto le richieste giunte da più parti del mondo medico e scientifico riguardo alla necessità di mettere in campo il Piano B. Le misure previste nel Piano, che venne illustrato mesi fa come alternativa di emergenza alla fine delle restrizioni, comprendono l'introduzione di passaporti vaccinali per gli eventi con grande afflusso di persone, lo smart working più diffuso e l'obbligo di indossare le mascherine in alcuni luoghi. Il governo ha lanciato un appello agli over 50 affinché si sottopongano alla terza dose del vaccino. Il 79% della popolazione adulta ha ricevuto due dosi (l’86 per cento una).

Gli ospedali riferiscono di essere già costretti a rinviare operazioni per il deficit di personale. La campagna per la terza dose aveva recentemente rallentato, ma nelle ultime 24 ore ha superato le 325 mila inoculazioni ed è proprio su queste che Downing Street punta per tenere la pandemia sotto controllo senza bisogno di obbligare la popolazione a indossare le mascherine protettive o a presentare il "passaporto vaccinale" (la prova di avere avuto due dosi di vaccino, una sorta di Green Pass) per accedere a luoghi affollati. Non si tratterebbe di un Green Pass paragonabile a quello italiano, visto che non sarebbe obbligatorio per accedere a tutti i luoghi di lavoro.

Il niet a mascherine e passaporto vaccinale non è giustificabile secondo parte dell'opposizione laburista e libdem: misure di questo genere (quantomeno le mascherine al chiuso) restringono solo minimamente l'attività economica e la vita quotidiana della popolazione. "L’atteggiamento di Boris Johnson sembra avere più a che fare con un fattore psicologico: gli inglesi sono profondamente restii a qualunque limitazione delle libertà individuali - racconta oggi Repubblica - Il paradosso di una nazione più disciplinata di altre nel rispetto delle regole, come dimostra l’abitudine a mettersi disciplinatamente in coda, ma che si era ribellata alla proposta di una carta di identità nazionale come se fosse un’imposizione totalitaria".

Per ora nessun Piano B, dunque. Il piano A, attualmente in vigore, prevede la terza dose ai più vulnerabili, una singola dose ai ragazzi sani di età compresa tra 12 e 15 anni e l'incoraggiamento alle persone non vaccinate a vaccinarsi appena possibile.

"A rischio la sicurezza nei reparti di maternità"

Il servizio sanitario nazionale inglese (NHS)  potrebbe presto non essere in grado di fornire "le cure necessarie" alle donne che partoriscono se l'aumento dei casi di Covid continua: l'ha detto il presidente del Royal College of Obstetricians and Gynecologists, il  dottor Edward Morris, il ginecologo più anziano del Regno Unito. E' diventato ieri l'ultimo medico di alto livello a lanciare l'allarme sulle crescenti pressioni sul servizio sanitario statale.  Ha detto al Guardian di essere sempre più preoccupato per le "enormi pressioni" che devono affrontare i lavoratori nei reparti di maternità. Gli ultimi dati suggeriscono che il forte aumento dei nuovi casi segnalati nelle ultime settimane sta avendo un impatto sul numero degli ospedali, con i ricoveri ospedalieri giornalieri medi di Covid in Inghilterra al livello più alto da quasi otto mesi.  Morris ha aggiunto che l'ondata di infezioni da Covid minaccia di far fallire gli sforzi per affrontare l'enorme arretrato di casi di donne in attesa di cure ginecologiche. I medici riferiscono che alcune operazioni sono già state cancellate in vari ospedali pubblici. Poi  ha avanzato timori sul fatto che la sicurezza dei pazienti possa essere messa a rischio nei reparti maternità se l'aumento dei casi di Covid e dei ricoveri portasse il personale specializzato a essere ridistribuito in altre parti degli ospedali, come è fià successo per lunghi mesi nel corso della prima ondata di coronavirus.

Il professor Adam Finn, membro del Comitato congiunto del governo per la vaccinazione e l'immunizzazione (JCVI), ha affermato che il programma di vaccinazione da solo non è stato sufficiente "per riportare le cose sotto controllo".  "Abbiamo bisogno che le persone utilizzino i test, evitino il contatto con un gran numero di persone in spazi chiusi, utilizzino mascherine, tutte queste cose ora devono accadere se vogliamo fermare questo aumento e mettere le cose sotto controllo abbastanza presto per fermare un vero tracollo nel bel mezzo dell'inverno", ha detto domenica a Trevor Phillips di Sky News.

Una persona su 55 in Inghilterra ha avuto il Covid la scorsa settimana: è il tasso più alto dalla fine di gennaio. La dottoressa Katherine Henderson, presidente del Royal College of Emergency Medicine, ha avvertito domenica che i pronto soccorso sono in grossa difficoltà. Nessun tracollo, ma situazione in peggioramento. I prossimi giorni saranno decisivi.

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