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Mercoledì, 19 Gennaio 2022
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Inchiesta shock: chi aiutò i criminali nazisti in America Latina?

Der Spiegel racconta come un gran numero di persone abbia ostacolato per decenni la cattura dei criminali nazisti fuggiti in America Latina

Lo Spiegel racconta come un gran numero di persone in Europa e in America abbia ostacolato per decenni la cattura dei criminali nazisti fuggiti in America Latina dopo la fine della seconda guerra mondiale.

Bastò invertire un numero - 1974 invece di 1947 - per permettere a Gustav Wagner di restare in Brasile. E' stato un "lapsus" dell'uomo che aveva tradotto il documento tedesco in portoghese a costringere la Corte Suprema del Brasile a negare la richiesta dell'ex Germania Ovest di estradare l'ex ufficiale SS. Eppure Wagner era accusato di complicità nell'omicidio di 152.000 ebrei al campo di sterminio di Sobibor nella Polonia occupata dai Tedeschi.

Anche Josef Mengele, il famigerato medico del campo di concentramento di Auschwitz, ha beneficiato di errori e ritardi perché i funzionari francesi e l'Interpol, la forza di polizia internazionale con sede a Parigi, si sono rifiutati fiutato di condurre ricerche internazionali per i criminali di guerra nazisti. E, nel caso del colonnello delle SS Walther Rauff, che ha contribuito a sviluppare camere a gas mobili utilizzate per uccidere gli ebrei, è stato un funzionario del ministero degli Esteri tedesco a sabotare per 14 mesi la richiesta di estradizione al Cile.

Come risultato di questi "intoppi", questi tre criminali nazisti non sono mai stati processati in tribunali tedeschi dopo la guerra. Wagner, la "bestia" di Sobibor, è morto a San Paolo, Mengele è annegato in Brasile, e Rauff è morto di un attacco di cuore in Cile. Delle centinaia di ufficiali nazisti colpevoli e assassini di massa che si erano rifugiati in Sud America dopo la resa della Germania nazista, solo una manciata di loro è stata chiamata a risponderne.

Come è stato possibile che tanti criminali siano riusciti a restare impuniti, nonostante la loro colpovelozza fosse lampante? E 'un enigma che fa discutere ancora oggi gli accademici. E' stato a causa della mancanza di cooperazione tra i funzionari della Germania occidentale? Oppure a causa della mancanza di interesse dei regimi sudamericani? Ci sono stati aiuti e collaborazione tra i nazisti su entrambi i lati dell'Atlantico?

LO STUDIO - Lo storico Daniel Stahl ha svolto una lunga ricerca in Europa e in Sud America per scrivere un saggio, intitolato "Nazi Hunt: South America's Dictatorships and the Avenging of Nazi Crimes." L'opera fornisce una risposta certa e vergognosa a quel che si sospettava da tempo. C'è stata una una coalizione di persone - attraverso i continenti, tra tribunali, polizia, governi e amministrazioni - che non era disposto ad agire o ha addirittura ostacolato il perseguimento dei criminali nazisti per decenni".

Stahl ritiene che i motivi che hanno spinto alcune persone a far parte di quella che lui definisce "coalizione dei non volenterosi" siano diverse. I diplomatici della Germania Ovest hanno sabotato la caccia ai nazisti per solidarietà. Gli investigatori francesi temevano che venisse alla luce il passato da collaborazionisti di alcuni di loro. I dittatori del Sud America si sono rifiutati di estradare gli ex nazisti temendo che i processi ai criminali di guerra avrebbero potuto far convergere l'attenzione internazionale sui crimini che i loro governi stavano commettendo.

Non è stato difficile per la coalizione "far saltare" la caccia ai nazisti. La politica, la magistratura, i governi e le amministrazioni hanno dovuto lavorare insieme per organizzare le indagin. Bastava un piccolo errore o una minima irregolarità procedurale per rendere impossibili gli arresti-

Stahl non lascia alcun dubbio sul fatto che la magistratura della Germania occidentale abbia colpe molto gravi. I suoi risultati confermano che per decenni non si è voluto perseguire con forza assassini nazisti.

RAUFF - Walther Rauff, per esempio, poteva viaggiare tra il Sud America e la Germania dopo la guerra come rappresentante di diverse società. Ma non ha mai incontrato difficoltà perché il suo nome non compariva su nessun elenco di criminali ricercati. Solo nel 1961 la Procura della città settentrionale di Hannover ha emesso un mandato di arresto per Rauff, basato su quasi 100.000 accuse di omicidio.

Trovare l'indirizzo Rauff in Cile non sarebbe dovuto essere un problema, e il ministero degli Esteri tedesco incaricò l'ambasciatore Hans Strack a Santiago per chiedere l'estradizione del criminale di guerra nazista. Ma Strack, che aveva lavorato presso il Ministero degli Esteri anche prima del 1945, ignorò le istruzioni dal ministero a Bonn e ha permesso che il caso si trascinasse per 14 lunghi mesi.

Solo dopo che i funzionari della giustizia di Hannover riferirono ai colleghi federali di essere "sconcertati" per il fatto che l'ambasciata stesse trattando il caso "con una tale titubanza" che il governo richiamò all'ordine l'ambasciatore recalcitrante. Rauff fu arrestato solo alla fine del 1962.

Ma era ormai troppo tardi per condannare Rauff perché gli omicidi erano andati in prescrizione nella maggior parte dei paesi del Sud America. La Corte Suprema del Cile ha negato la richiesta della Germania di estradare l'ex colonnello delle SS. Nonostante le proteste internazionali, Rauff ha continuato a vivere da uomo libero in Cile per decenni.

In altri casi, la mancanza di cooperazione nell'Interpol ha ostacolato la ricerca dei nazisti. Stahl ha scoperto un documento particolarmente rivelatore, il verbale di una riunione del comitato esecutivo dell'Interpol nel maggio 1962. Poco tempo prima, il Congresso mondiale ebraico aveva chiesto all'Interpol di partecipare alla ricerca globale dei criminali di guerra nazisti. L'allora segretario generale dell'Interpol, Marcel Sicot, andò su tutte le furie: "Il vincitore impone sempre le sue leggi, in ogni caso? Nessuna entità internazionale definisce il termine 'criminale di guerra.'" Proprio così. Sicot definì la caccia ai criminali nazisti una "giustizia dei vincitori".

MENGELE - Nel 1960 iniziarono a girare voci che Josef Mengele, il medico del campo di concentramento noto come "angelo della morte", si nascondesse in Brasile o in Cile. Il Ministero della Giustizia tedesco informato l'Ufficio federale di polizia criminale chiedendo di condurre una caccia all'uomo - ma senza coinvolgere l'Interpol. I funzionari di Bonn hanno proceduto nelle indagini senza avvisare gli investigatori internazionali e il nascondiglio di Mengele non è mai stato trovato.

Stahl attribuisce l'assenza dell'Interpol nella caccia a nazisti e collaborazionisti al passato criminale di molti agenti di polizia francesi. "Come scagnozzi del regime di Vichy, avevano collaborato con i nazisti fino al 1944", scrive Stahl. "Si opposero alla caccia dei crimini nazisti."

Lo studioso osserva inoltre che uno degli ostacoli principali nella caccia ai criminali nazisti è stato il fatto che i dittatori americani volevano coprire i loro crimini e fare in modo che di quel che succedeva nei loro Paesi se ne parlasse il meno possibile. Il 22 giugno 1979, l'ambasciatore tedesco a Brasilia scrisse che l'eventuale estradizione di una persona che aveva  commesso crimini di guerra quasi 40 anni prima avrebbe "rafforzato le richieste di coloro che insistono che tutti i crimini devono essere perseguiti, anche quelli commessi dai militari e dalla polizia." Poco tempo prima, l'ex cancelliere Helmut Schmidt aveva chiesto l'estradizione di Wagner, l'ex vice comandante di Sobibor, una richiesta che i giudici brasiliani finirono per negare.

I cambiamenti politici in Sudamerica hanno portato a una maggiore trasparenza nelle relazioni internazionali e nelal caccia ai criminali nazisti. Nel 1982, l'ufficio del pubblico ministero di Monaco di Baviera aveva avviato la procedura per richiedere l'estradizione di Klaus Barbie, l'ex capo della Gestapo a Lione, in Francia, che viveva in Bolivia.  All'inizio del 1983, dopo la caduta del regime militare boliviano, la richiesta fu accolta. Il famigerato "macellaio di Lione", è morto in un ospedale di quella città nel 1991.

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