Crimini di guerra in Siria: le durissime accuse ai miliziani armati da Erdogan

Se oggi il presidente turco Erdogan ha dichiarato che durante l'operazione " Peace Spring" siano rimasti uccisi solo cinque civili, le ong sul campo documentano gli effetti dell'incursione turca in Rojava. Il durissimo j'accuse di Amnesty International

Guerra in Siria, miliziani armati da Ankara al confine col Rojava a Akcakale ANSA/AP Photo/Emrah Gurel

Crimini di guerra e un "vergognoso disprezzo della vita dei civili". È durissimo lo j'accuse di Amnesty International che porta le evidenze delle violazioni dei diritti umani commessi contro civili nell'enclave curda di Rojava nel Nordest della Siria da parte della Turchia e delle milizie sunnite sostenute da Ankara.

Se oggi il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha dichiarato che durante l'operazione " Peace Spring" siano rimasti uccisi solo cinque civili, le ong sul campo documentano gli effetti dei bombardamenti turchi. 

Il segretario generale di Amnesty International, Kumi Naidoo, accusa la Turchia di aver usato l'aviazione per bombardare indiscriminatamente la città di Qamishli.

In un report pubblicato dalla ong vi sono i resoconti dei testimoni raccolti tra il 12 e il 16 ottobre che si sommano al terribile omicidio dell'attivista curda Hevrin Khalaf. La segretaria generale del Partito Futuro della Siria, il 12 ottobre è stata vittima di un’imboscata lungo l’autostrada che collega Raqqa a Qamishli, trascinata fuori dall’automobile su cui viaggiava, picchiata e uccisa a sangue freddo da miliziani del gruppo Ahrar al-Sharqiya, che hanno assassinato anche la sua guardia del corpo.

Un referto medico evidenzia i segni di una vera e propria turtura con una serie di colpi di pistola al capo, al volto e alla schiena, fratture alle gambe, al volto e al cranio: sarebbe inoltre stata trascinata per i capelli con tanta violenza da causarle il distacco del cuoio capelluto.

Le immagini circolano sui social network ma non ve le mostreremo. Un’amica stretta di Hevrin Khalaf avrebbe chiamato la donna al cellulare e si sarebbe sentita rispondere da un uomo che si è identificato come un combattente di un gruppo armato siriano di opposizione: "Voi curdi siete dei traditori, fate tutti parte del Pkk".

Lo stesso giorno e nella stessa località, come testimoniato da filmati verificati, i miliziani di Ahrar al-Sharqiya hanno catturato e ucciso almeno due combattenti curdi e hanno rapito altri due civili che stavano trasportando medicinali per conto di un’organizzazione sanitaria locale. Di loro non si hanno più notizie.

È notorio che al battaglione "Ahrar al Sahrqiya" appartengano miliziani islamisti del Governatorato orientale di Deir Ezzor, fuoriusciti dell'ex filiale siriana di al Qaida, Fronte Al Nusra tra cui Abu Maria Al Qahtani già in predicato di alleanza con il disciolto Stato Islamico.  Oggi hanno cambiato il logo originario sostituendo lo storico vessillo di al Qaida ricamato con la scritta "Non vi è altro Dio che Allah", con la bandiera nazionale siriana.

"Uccidere a sangue freddo civili inermi è un evidente crimine di guerra" ha commentato il  segretario generale di Amnesty International, Kumi Naidoo. "L’uccisione di Hevrin Khalaf e di altre persone ad opera di Ahrar al-Sharqiya dev’essere oggetto di un’indagine indipendente che porti i responsabili di fronte alla giustizia. La Turchia ha l’obbligo di fermare i crimini di guerra e le altre violazioni dei diritti umani commesse da gruppi armati che operano sotto il suo controllo. Se non lo farà, favorirà ulteriori atrocità".

Amnesty International: "In Siria 300mila sfollati"

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Amnesty International ha inoltre espresso preoccupazione per il "deterioramento della situazione umanitaria" a seguito del ritiro delle ONG internazionali tra cui quella italiana "un ponte per..." che aveva contribuito alla ricostruzione del sistema sanitario del Rojava.

Gli operatori umanitari sul posto nell'ultima settimana hanno continuamente denunciato come con il ritiro delle forze statunitensi dal nordest della Siria, per il Nordest siriano si sia aperto il peggiore degli scenari immaginabili.

In un attacco, avvenuto alle 7 del 12 ottobre, un operatore della Mezzaluna curda ha denunciato il coinvolgimento di una scuola a Salhiye, a oltre un chilometro di distanza dal fronte. Proprio nell'edificio avevano trovato rifugio alcuni sfollati dal conflitto 

"In tutto, sei feriti e quattro morti, tra cui due bambini – ha raccontato l’operatore –. Non so se fossero bambine o bambini perché i corpi erano completamente anneriti. Sembravano pezzi di carbone. Gli altri due corpi erano di uomini, sembravano anziani".

Un altro operatore della Mezzaluna curda ha descritto l’attacco con colpi di mortaio nei pressi della moschea al-Salah di Qamishli dove una bambina di otto anni ha subito l'amputazione di una gamba mentre il fratello non è riuscito a sopravvivere.

"Era stato ferito al petto. La ferita era aperta e non riusciva respirare. Era come se una scheggia gli avesse squarciato il petto“.

Il 13 ottobre osservatori indipendenti internazionali hanno riferito di un attacco aereo turco contro un mercato che ha centrato un convoglio di civili, compresi diversi giornalisti, che stava viaggiando da Qamishli e Ras al-Ain.

Secondo la Mezzaluna curda, nell’attacco sono morti sei civili – tra cui un giornalista – e sono rimaste ferite altre 59 persone. Un giornalista che aveva assistito alla scena ha parlato di un “massacro assoluto“. Il convoglio era composto di circa 400 veicoli civili e non c’erano combattenti nella zona, ad eccezione di una piccola scorta armata a protezione del corteo.

In totale sarebbero almeno 200 le vittime di una settimana di guerra condotta contro le Syrian Democratic Forces (SDF) guidate dalle milizie curde Ypg, un'operazione giustificata da Ankara come necessaria per mettere in sicurezza i confini da quello che la Turchia marchia come il ramo militare del Pkk, il partito del leader curdo Ocalan messo fuorilegge.

Nella guerra di numeri tra le opposte fazioni si traccia il bilancio di una crisi umanitaria ad ogni modo spaventosa: secondo le autorità curde sarebbero oltre 300mila i civili sfollati e ora diretti verso i campi profughi allestiti anche oltre il confine con l'Iraq, nella regione autonoma di Erbil.

Molti degli sfollati non sanno dove andare e dormono all’addiaccio, lungo le strade, nei parchi e all’interno di edifici scolastici. E presto arriverà l'inverno.

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