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Venerdì, 20 Maggio 2022
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La crisi colpisce Belgrado e i giovani sognano l'Australia

All'inizio del millennio tutto sembrava possibile in Serbia. L'economia del paese balcanico ha però presto iniziato a zoppicare e dal 2011 è paralizzata

In Serbia l'euforia del periodo 2003-2008 è un ricordo sbiadito nel tempo, ormai. I giovani sognano di emigrare, magari in Australia, mentre a Belgrado gli unici a fare davvero affari sono i compro-oro, dove le famiglie in difficoltà sono costrette a vendere i gioielli per arrivare alla fine del mese. Atlasweb racconta il vortice in cui si trove Belgrado.

All'inizio del millennio tutto sembrava possibile in Serbia. L'economia del paese balcanico ha però presto iniziato a zoppicare e dal 2011 è paralizzata. I consumi cadono a picco, le bollette aumentano, l'inflazione nel solo 2012 è stata del 13%. Se Belgrado è (quasi) sempre la stessa, la città dello shopping, del divertimento, meta di croati e sloveni che la raggiungono nei fine settimana, i veri problemi si vedono nel sud della Serbia.

La Serbia vuole entrare nell’Unione Europea, da mesi attende speranzosa che incomincino i colloqui di adesione, ma il tenore di vita è del 35% inferiore alla media europea. La moneta ufficiale è ancora il dinaro, ma la gran parte degli scambi commerciali viene fatta in euro; i salari, pagati anche con tre o quattro mesi di ritardo, sono pagati in dinari ma indicizzati in euro e così gli affitti, sono calcolati in euro ma pagati in dinari.

Il Pil si è contratto del 2% nel 2012, due giovani su quattro sono senza lavoro. Ma il dato che è ancora più emblematico è questo: il 70% dei giovani serbi sogna di emigrare in Canada o in Australia.  Bosko Jaksic, editorialista del quotidiano Politika, spiega il perché del disagio così profondo tra la popolazione: "Viviamo peggio oggi di quando c’era Milosevic, la burocrazia scoraggia tutti e finché gli interessi speculativi saranno superiori a quelli di produttività non c’è speranza che la situazione cambi". Srdan Popovic, direttore regionale di Imlek, un’azienda lattiero-casearia: "Non siamo competitivi sul mercato e il monopolio di grandi gruppi commerciali contribuisce all’aumento dei prezzi".

In Serbia il salario medio è di 450 euro al mese. Non bastano nemmneno per fare la spesa. Nei mercati quasi nessuno compra un chilo di frutta o verdura. Ci si accontenta del minimo indispensabile, ci si arrangia con lavori in nero e si fa ricorso alla solidarietà di famigliari e amici. La storia di Milos, 30 anni, è emblematica:  “Ufficialmente lavoro in un supermarket e guadagno 150 euro al mese, ma finito il turno faccio mille altri lavori e arrivo a racimolare 450 euro al mese".

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