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Lunedì, 27 Maggio 2024
È la prima volta / Cina

Crollano le esportazioni cinesi verso la Russia: ecco perché

È il peggiore calo su base annua dalla metà del 2022, ovvero poco dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina e quando le sanzioni contro l'ex Urss non erano ancora scattate. Ma cosa è cambiato?

Prime avvisaglie del cortocircuito economico tra Russia e Cina. Le esportazioni del gigante asiatico verso la Federazione russa sono crollate a marzo, con un tasso del -16 per cento rispetto all'anno precedente. È quanto ha rilevato l'agenzia delle dogane della Repubblica popolare, registrando il peggiore calo su base annua dalla metà del 2022, ovvero poco dopo l'inizio dell'invasione dell'Ucraina e quando le sanzioni contro l'ex Urss non erano ancora scattate.

Si tratta di un dato sorprendente se messo a paragone con il valore del commercio bilaterale che solo lo scorso anno ha raggiunto la cifra record di 240 miliardi di dollari, trainato dalle importazioni cinesi di petrolio russo e dalle esportazioni di automobili, attrezzature industriali ed elettronica che la Cina ha spedito alla Russia.

La paura delle sanzioni secondarie

Ma cosa è cambiato? A influire sul calo delle esportazioni cinesi è certamente l'isolamento economico e diplomatico dei governi stranieri imposto alla Russia, che è già alle prese con la difficoltà con i pagamenti internazionali. E soprattutto è dovuto alla decisione delle cancellerie occidentali di introdurre sanzioni secondarie per colpire Mosca in risposta alla guerra in Ucraina. Queste, infatti, sono pensate proprio per impedire a terzi di avere attività commerciali con Paesi già sanzionati, con l'intento di rafforzare gli effetti delle sanzioni primarie e proteggere gli interessi di sicurezza nazionale.

In altre parole, colpiscono proprio i Paesi e le entità (tra cui le banche) che permettono a Putin di continuare a ricevere calcolatori, circuiti integrati, sensori e ciò che gli serve a fare la guerra. Questo perché le sanzioni secondarie arrivano dove si fermano quelle primarie, spaventando soprattutto gli istituti bancari poiché potrebbero essere estromessi dal sistema finanziario internazionale. Per questo gli istituti statali cinesi hanno inasprito i limiti sui finanziamenti ai clienti russi, mentre alcuni hanno messo in stand by i pagamenti verso la Russia per le importazioni, soprattutto quelle di petrolio.

L'accusa di fornire armi a Mosca

Pechino e Mosca, pur non essendo alleati formali, hanno mantenuto stretti legami anche durante l'invasione dell'Ucraina, che Pechino ha sempre rifiutato di condannare. E questo, nonostante l'appello di Stati Uniti e altre potenze occidentali rivolto al presidente cinese Xi Jinping di fare pressione su Putin. Finora, il rapporto tra i due Paesi si è basato sulla vendita a basso costo del greggio venduto dalla Federazione, superando persino le accuse mosse dalla comunità internazionale su un presunto rifornimento di armi cinesi alla Russia che potrebbero essere utilizzate nel conflitto ucraino. Accuse sempre respinte dal gigante asiatico.

Il segretario al Tesoro americano Janet Yellen era in Cina la scorsa settimana e minacciato "conseguenze significative" per le banche e gli esportatori cinesi se solo arriva la conferma che la Cina contribuisce a rafforzare la capacità militare della Russia. Anche dal G7 Esteri di Capri dedicato all'Ucraina arriva un monito alla Repubblica popolare sui "trasferimenti alla Russia da parte delle imprese della Repubblica popolare cinese di materiali a duplice uso e componenti di armi che la Russia sta utilizzando per portare avanti la sua produzione militare".

La Cina avrebbe fornito armi in segreto alla Russia

Il timore di Pechino di finire nel mirino delle sanzioni internazionali potrebbe essere una delle motivazioni che spiega i dati delle esportazioni cinesi in Russia. Il presidente russo Vladimir Putin sarà in Cina a maggio e tutto fa pensare che eserciterà pressioni su leader cinese per riportare in auge le relazioni commerciali tra i due "amici senza limiti".

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