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Mercoledì, 8 Dicembre 2021
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D.B. Cooper, 50 anni fa il dirottamento più incredibile e misterioso della storia

Non ha ancora una soluzione il giallo del "dirottatore fantasma". Da quel 24 novembre 1971 in cui tutto ebbe inizio il caso D.B. Cooper è diventato un vero e proprio mito

Il 24 novembre 1971 un certo Dan Cooper dirottò un Boeing, riuscì a farsi dare un riscatto di più di un milione di dollari dell'epoca e quattro paracadute, poi si lanciò dal portellone posteriore e sparì per sempre. Non è la sceneggiatura partorita dalla brillante mente di un autore di Hollywood, ma la storia vera di uno dei più grandi misteri della storia americana. Dan Cooper è il nome con cui un anonimo average man si presentò alla vigilia del giorno del Ringraziamento di 50 anni fa al banco della Northwest Orient Airlines all'aeroporto di Portland, in Oregon, per comprare un biglietto di sola andata per Seattle. Quasi tutto si sa di ciò che successe da quel momento, quasi niente di certo invece si può dire su cosa sia accaduto dopo che Cooper si è lanciato con un paracadute in mezzo ai boschi, al buio e sotto la pioggia battente. A riempire i buchi ci ha pensato la fantasia popolare e Dan Cooper, anzi D.B. Cooper, come il misterioso personaggio è conosciuto a causa di un errore iniziale dei media che seguirono la notizia, è diventato una figura di culto.

Il misterioso dirottamento di D.B. Cooper nel 1971

Partiamo dai dettagli noti. Dopo aver acquistato il biglietto per il volo Portland-Seattle, Dan Cooper si siede in fondo tenendo con sé una valigetta, si accende una sigaretta, ordina bourbon e soda. È un uomo sui 45 anni, alto circa un metro e ottanta, con impermeabile nero, un completo scuro, camicia bianca, cravatta nera con fermacravatta di madreperla e mocassini. Il disegno elaborato in seguito dalla Fbi ritrae un volto piacevole, capelli scuri accuratamente pettinati con la riga da una parte, qualche ruga, l'espressione ferma: nessun segno particolare, assolutamente anonimo. Cooper chiama a sé un'assistente, le porge un biglietto. Lei lo prende senza guardare, Cooper insiste, cortese ma fermo. Sul foglio un messaggio agghiacciante: c'è una bomba nella sua valigetta e non ha paura di usarla se non otterrà quello che vuole. Cooper chiede 200mila dollari in banconote di piccolo taglio e non segnate, quattro paracadute, due primari e due di scorta, e un'autobotte ad aspettarli all'aeroporto di Seattle per rifornire l'aereo. L'assistente di volo dirà in seguito che l'uomo le fece intravedere dalla valigetta otto cilindri rossi e dei fili collegati a una batteria. Partono, febbrili, le comunicazioni tra l'aereo e la torre di controllo, mentre i passeggeri rimangono all'oscuro di tutto e il Boeing gira per due ore sopra l'aeroporto di Seattle in attesa di istruzioni. Il dirottatore intanto rimane sempre tranquillo, si fa riconsegnare il biglietto, continua a fumare e a sorseggiare bourbon, insiste per pagare quanto consumato e lascia anche il resto come mancia; parla con gli assistenti di volo, sembra conoscere la zona che stanno sorvolando, indica in basso la città di Tacoma e sa che c'è una base militare lì vicino. All'arrivo a Seattle, Cooper chiede che le luci a bordo vengano spente (per impedire ai cecchini che sapeva sarebbero stati appostati lì per lui di colpirlo), fa scendere tutti i 36 passeggeri dell'aereo, trattiene solo i piloti e un paio di assistenti di volo. Gli consegnano quanto chiesto, rifiuta i paracaduti militari prendendo invece quelli civili con sistema di apertura manuale (di quelli che non permettono di cambiare la direzione in discesa). Poi, come si dice, prende i soldi e scappa. L'aereo infatti deve ripartire, secondo le istruzioni di Cooper. Destinazione Città del Messico, bassa quota e velocità minima possibile, con il portellone posteriore aperto. Dialoga con i piloti, per i quali quella configurazione potrebbe essere rischiosa, mentre secondo lui non ci sarebbero problemi, e alla fine concede un cambio di programma, con Reno come destinazione finale per il rifornimento. Due caccia decollati da una base vicina seguono l'aereo in volo, lontani dalla portata visiva di Cooper. Verso le otto di sera, il dirottatore fa andare gli assistenti di volo in cabina di pilotaggio e li chiude dentro. Poco dopo si accende la spia che indica l'apertura del portellone posteriore. Cooper e il pilota di si parlano con l'interfono. L'uomo rifiuta l'offerta di aiuto, dice che va tutto bene. A un certo punto, l'aereo fa un movimento brusco verso l'alto. Alle 22.15 il Boeing atterra a Reno. Cooper a bordo non c'è. Gli agenti trovano solo la cravatta, il fermacravatta di madreperla, otto mozziconi di sigaretta, due dei paracadute richiesti e delle impronte non riconducibili a nessuno.

Il caso D.B. Cooper: concluso ma non risolto

L'Fbi ha chiuso ufficialmente il caso "Norkjack" (ossia 'Northwest Hijacking') nel luglio 2016. Cinque anni dopo il dirottamento, gli investigatori avevano già indagato su più di 800 sospetti. Uno in particolare, Richard Floyd McCoy, fu ritenuto il vero Dan Cooper, ma anche questa pista è stata esclusa. "Forse Cooper non è sopravvissuto al lancio dall'aereo. Dopotutto, il paracadute che aveva preso non poteva essere manovrato, i suoi vestiti e le sue calzature non erano adatti a un atterraggio brusco e si è lanciato in una zona boschiva di notte: un piano pericoloso anche per una persona esperta e l'evidenza suggerisce che Cooper non lo era", scrive l'Fbi.

Innumerevoli le piste, le supposizioni, le coincidenze. A partire dal nome stesso con cui Cooper si è presentato, probabilmente ispirato a un personaggio dei fumetti creato in Belgio negli anni Cinquanta: un aviatore canadese protagonista di mille avventure e particolarmente esperto nell'uso del paracadute. L'unica cosa certa, e che secondo i federali avvalora la tesi che Cooper sia morto nel lancio, è che nel 1980 un bambino ritrovò 5.800 dollari lungo il fiume Columbia, divisi in tre pacchetti da 20 dollari. Le stesse banconote consegnate nel 1971 a Cooper: l'Fbi aveva fatto dei microfilm per ognuna, per la maggior parte tutte con i numeri di serie simili. L'area in cui furono ritrovate corrisponde a quella del probabile atterraggio di Cooper, nella zona del fiume Washougal, un affluente del Columbia. Questa estate, lo storico Eric Ulis ha proposto però una nuova pista: i federali avrebbero cercato per decenni nel posto sbagliato. Il mistero non è ancora risolto e il tesoro di Cooper non è stato mai trovato.

D.B. Cooper nella cultura di massa

La vicenda di D.B. Cooper compare ciclicamente sui media. Film, romanzi, racconti, per non parlare delle inevitabili teorie del complotto. Anche le serie tv, naturalmente, se ne sono appropriate, da Renegade al duo Breaking Bad e Better Call Saul, mentre in Prison Break Cooper compare addirittura nelle vesti di uno dei personaggi. L'anno scorso un documentario prodotto dalla Hbo ha riacceso le luci sul caso, ricostruendo quattro teorie di altrettanti possibili sospettati (tra cui una donna transgender).

Perché tutto questo interesse? Al di là della potenza della storia in sé, c'entra forse anche il contesto in cui il "dirottatore fantasma" ha agito. Gli inizi degli anni Settanta, la fine del Sogno Americano, la guerra del Vietnam, la crisi economica e soprattutto quella del "sistema". La figura di Cooper continua ad affascinare ancora oggi perché incarna alla perfezione l'archetipo dell'eroe/antieroe. Nell'immaginario collettivo infatti il disegno con i tratti anonimi di Cooper si sovrappone all'immagine del bandito gentiluomo ma potenzialmente letale, audacissimo, senza nome né passato: il classico pirata antisistema. E in fondo non importa davvero sapere con esattezza cosa è successo al misterioso dirottatore. Quello di D.B. Cooper è un mito che si autoalimenta anche perché la gente sa che con tutta probabilità le mille e più teorie non riusciranno mai a scalfire il mistero dell'uomo che in una piovosa notte buia si è lanciato in giacca e mocassini dal retro di un Boeing carico di soldi.

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